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Filmata mentre moriva caso verso l’archiviazione inchiesta sulla morte di Sara Aiello

Pimonte ( Napoli ) Filmata mentre moriva caso verso l’archiviazione inchiesta sulla morte di Sara Aiello che ha sconvolto tutti i Monti Lattari, da Agerola e Pimonte e Gragnano

Dagli esami del Dna «non è stato possibile ottenere risultati utili» per stabilire se «Sara Aiello fosse affetta da una delle sindromi» cardiache ipotizzate. Inoltre, dal quadro clinico emerso nel corso delle tre visite a cui si era sottoposta la giovane mamma di Pimonte residente a Pompei pochi giorni prima della morte non era possibile fare una diagnosi certa.
Con gli atti trasmessi dal gip alla Procura di Torre Annunziata, si avvia verso la nuova richiesta di archiviazione il caso di Sara Aiello, la 32enne morta mentre il marito Massimo M. filmava con il cellulare l’ennesima insolita crisi che accusava. Un video che appare oggettivamente macabro, ma che era stato richiesto da un neurologo per poter provare ad effettuare una diagnosi su quelle crisi. La visita specialistica era avvenuta appena tre giorni prima della tragica notte del 3 giugno 2015, quando Sara spirò per un arresto cardiocircolatorio. E nelle settimane precedenti, il marito l’aveva accompagnata da due cardiologi.

INCIDENTE PROBATORIOPer questa vicenda, sono tuttora indagati a piede libero per omicidio colposo i due cardiologi, il neurologo (assistito dagli avvocati Pasquale e Ferdinando Striano) e proprio il marito Massimo, lui accusato di aver filmato la moglie anziché avvisare in tempo i soccorsi e difeso dagli avvocati Francesco Cappiello e Massimo Sartore. Dopo il complesso incidente probatorio richiesto al gip Emma Aufieri dalla Procura di Torre Annunziata, adesso gli atti come da prassi sono tornati al pm Emilio Prisco che dovrà valutare se chiedere per la terza volta l’archiviazione del caso, aperto oltre un anno dopo la morte di Sara, in seguito ad una denuncia presentata dal papà (nel frattempo deceduto) e dai fratelli Raffaele e Rosario Aiello. Questi ultimi, nel frattempo sono a giudizio per aver diffamato in tv la nuova compagna di Massimo. Inoltre, la denuncia è stata più volte integrata da tesi più o meno fantasiose, tutte smontate puntualmente dai riscontri investigativi.

LE PERIZIEI familiari avevano addirittura ipotizzato che Massimo M. avesse avvelenato sua moglie Sara col cianuro, anche se tutto ruota attorno a una molto probabile patologia cardiaca ereditaria, che gli stessi fratelli hanno poi scoperto dopo la morte della 32enne. Dopo l’esumazione delle salma ordinata dal giudice a gennaio 2020, quindi ormai cinque anni dopo la sua morte, sono stati raccolti campioni genetici di Sara per provare a stabilire le cause del suo decesso. Una seconda perizia, però, è stata ordinata lo scorso aprile. L’incarico è stato affidato al professor Maurizio Genuardi, direttore dell’Uoc Genetica Medica del Gemelli di Roma e responsabile della sezione di Medicina Genomica dell’Università Cattolica, e al dottor Domenico D’Amario, cardiologo del Gemelli. Entrambi hanno concluso come i loro predecessori: su quei campioni di Dna raccolti non è possibile fare accertamenti di quel tipo. L’attenzione si era concentrata su due sindromi cardiache che provocano aritmie fatali: quella di Brugada (per la quale si sono curati di fratelli di Sara) e quella del QT lungo. Per la sindrome di Brugada, i due periti hanno chiarito che dall’elettrocardiogramma di Sara era una paziente «a basso rischio» dunque non era possibile ipotizzarla. Invece, per quanto riguarda la sindrome QT lungo, da vent’anni sono in corso studi specifici negli Stati Uniti e la carbamazepina (Tegretol), unico farmaco che stava assumendo Sara, non compare nell’elenco dei medicinali che causano l’allungamento dell’intervallo del QT (o torsione di punta). In pratica, è sempre più probabile che la morte di Sara fu una tragica fatalità.

 

Fonte: Il Mattino-Dario Sautto

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