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Costiera amalfitana, i risultati del sondaggio del Collettivo UANM sul catcalling

Riportiamo il post pubblicato dal Collettivo UANM sulla propria pagina Facebook: «In attesa di celebrare il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, è importante comprendere che non tutte le violenze sono visibili, anzi ce ne sono delle espressioni che sono talmente insite nella nostra cultura, di per sé marcatamente patriarcale, da essere considerate la normalità. Il termine catcalling, letteralmente “chiamare il gatto”, è un neologismo che indica le molestie verbali che le persone (prevalentemente donne) subiscono per strada. Nelle scorse settimane abbiamo sottoposto un sondaggio alla popolazione femminile costiera per comprendere meglio l’entità del fenomeno nella nostra piccola realtà.
Il catcalling è una forma di violenza o denunciarlo è un semplice capriccio delle perbeniste? Per il 98% delle intervistate il catcalling non è un complimento; anzi, il 59,6% delle rispondenti ha dichiarato di aver modificato le proprie abitudini (modo di vestirsi, luoghi frequentati, ecc.) a causa di questo fenomeno. Ben l’80,8% dichiara di non aver reagito per non mettere a rischio la propria incolumità o per la troppa vergogna. Molte di loro dicono di sentirsi “sporche”, “impaurite” e “arrabbiate” quando sono vittime di catcalling. Da quando un complimento suscita queste reazioni? La risposta è semplice: il catcalling non è un complimento, anzi è a tutti gli effetti una molestia.
Il catcalling è questo: paura, imbarazzo, disagio, umiliazione, rabbia. Ma anche, e soprattutto, è vergogna e impotenza. È arrivato il tempo di smettere di banalizzarlo e iniziare a raccontarlo per ciò che è».

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