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Coronavirus: incubo variante, verso la stretta sui viaggi

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Coronavirus: incubo variante, verso la stretta sui viaggi. Ne parlano Mauro Evangelisti e Gabriele Rosana in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

«La variante Omicron è altamente trasmissibile e richiede un’azione urgente» hanno spiegato i ministri della Salute del G7, nel corso del vertice straordinario di ieri pomeriggio, in video conferenza. E hanno ribadito: dobbiamo mandare più vaccini in Africa, ma soprattutto fornire strutture organizzative per aiutare i paesi meno ricchi a preparare una campagna di immunizzazione di massa contro il Covid. Non bastano le dosi, è la sintesi, serve anche la struttura. Questa operazione non punta solo a tutelare la salute di chi vive in quel continente, ma anche ad arginare la circolazione del virus che, come ha confermato il caso della Omicron, altrimenti è in grado di generare sempre nuove varianti. Nel comunicato finale dei ministri della Salute del G7, diffuso al termine del vertice di ieri pomeriggio, si legge che si riconosce «l’importanza strategica di garantire l’accesso ai vaccini» e «di fornire assistenza operativa, portare avanti gli impegni sulla donazione e affrontare la disinformazione, nonché sostenere la ricerca e lo sviluppo».

FARE DI PIÙ Dice il ministro della Salute, Roberto Speranza: «L’identificazione della variante Omicron, nell’area meridionale dell’Africa, conferma l’urgenza di fare di più per vaccinare la popolazione dei Paesi più fragili. Ci sarà bisogno del ruolo di coordinamento di Onu e Oms. Non basta donare dosi, dobbiamo supportare concretamente chi non ha servizi sanitari strutturati e capillari come i nostri. Occorre essere certi che i vaccini donati vengano effettivamente somministrati». La Cina, con un’azione che ha anche un marcato valore geopolitico, ha annunciato che donerà un miliardo di dosi di vaccino all’Africa. Lo ha detto Xi Jinping, in video conferenza al summit Cina-Africa, in corso in Senegal.
Intanto, l’Europa rischia di muoversi ancora una volta in ordine sparso di fronte all’acuirsi dei contagi e di sconfessare le linee guida Ue che cercano invece di assicurare un approccio coordinato alle restrizioni in tutto il continente. Per evitare fughe in avanti e regole nazionali à la carte, che farebbero piovere incertezza sui viaggi fra gli Stati membri, a Bruxelles si valuta la convocazione di un summit d’emergenza dei leader dei Ventisette. I capi di Stato e di governo si riuniranno già entro la fine di questa settimana, in videoconferenza, per confrontarsi sulle misure da adottare per tenere a bada il rischio, sempre più concreto, che alcuni governi vadano per la propria strada e introducano restrizioni anche per chi è in possesso del certificato digitale Ue, di fatto vanificando gli sforzi europei per una strategia condivisa. Il Portogallo, ieri, è stato il primo a farlo, informando Bruxelles che da domani anche i vaccinati dovranno munirsi di risultato negativo di un tampone molecolare per entrare nel Paese; secondo la stampa locale la Polonia sta considerando un’ipotesi ancor più estrema, cioè l’introduzione dell’obbligo di quarantena per chiunque arrivi da una località in cui si sono registrati contagi con la nuova variante. Nessuna misura è da escludere, i leader lo sanno; ecco che un faccia a faccia al più alto livello, seppure in video, può aiutare a evitare il caos, e in tanti stanno correndo in queste ore a liberare le agende per far spazio alla video-riunione del Consiglio europeo. Per domani è attesa una nuova mossa dalla Commissione: l’adozione di un provvedimento normativo che conferma quanto annunciato una settimana fa, rispetto alla validità dei certificati vaccinali, che dureranno al massimo nove mesi dal completamento del primo ciclo di immunizzazione; dopodiché servirà la dose di richiamo.

PREOCCUPAZIONE Dall’Organizzazione mondiale della sanità c’è l’invito ai Paesi di tutto il mondo a non sottovalutare le insidie della nuova variante individuata in Sudafrica (ieri i ministri della Salute del G7 hanno elogiato l’operato delle autorità e degli scienziati sudafricani). Sylvie Briand, direttrice del dipartimento della gestione dei rischi epidemici all’Oms, a proposito dell’Omicron: «L’abbiamo definita preoccupante perché tutte le equipe del mondo intero recuperino il massimo di informazioni su questa variante». E il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ricorda: «L’equità vaccinale non è beneficenza. Chiediamo a ogni Stato membro di sostenere gli obiettivi di vaccinare il 40 per cento della popolazione di ogni Paese entro la fine di quest’anno e il 70 entro la metà del prossimo anno. Nessun Paese può vaccinarsi da solo per uscire dalla pandemia e più a lungo persiste l’iniquità del vaccino, più opportunità ha questo virus di diffondersi ed evolversi in modi che non possiamo prevedere né prevenire».

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