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Concessioni balneari, la spiaggia di Positano costa quanto Castellammare. Consiglio di Stato: Sì per la proroga

Proroga delle concessioni balneari solo fino al dicembre 2023 «al fine di evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere». Lo ha stabilito il Consiglio di Stato. La decisione presa dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato fa seguito alle udienze del 20 ottobre. «Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza», precisa il Consiglio di Stato.

Il quotidiano de “Il Mattino” si occupa della vicenda, con un riferimento alle spiagge di Castellammare e Positano. I canoni nel nostro Paesi sono fissati da una direttiva nazionale che si limita a fissare due categorie di beni, quelli con reddittualità più alta (lettera A) e quelli con bassa redditualità (lettera B). I canoni stando a queste tabelle per Aree e specchi acquei occupati – recita testualmente la tabella – con impianti di difficile rimozione nonché dalle pertinenze demaniali marittime, anche destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi) si arriva (e sono i più alti) a 5,7 a metri quadrato per la categoria A e 3,6 per la categoria B. Cifre praticamente irrisorie laddove si consideri che, in molte località turistiche, per un lettino che occupa meno di due metri quadrati, si pagano anche 20 euro al giorno.

Un metro quadrato di spiaggia a Positano, dunque, non può costare come lo stesso metro quadrato a Castellammare, questo è certo. «Stando ai dati del ministero dei Trasporti questa sentenza – dice Marco Di Stefano, presidente di Federnautica Campania (Confcommercio) – colpisce duramente ben 27.843 aziende che operano come concessionari del demanio marittimo nel settore turistico-ricreativo, ovvero spiagge, porti ed approdi turistici ed altro. Solo in Campania tra le concessioni rilasciate dall’Autorità di Sistema Portuale dai Comuni e dalla Regione (da poco trasferite ai Comuni) si contano 360 concessioni con oltre 1500 occupati diretti che arrivano a 4000 unità con l’indotto ed i stagionali. Tutti nuovi precari. Questa sentenza sancisce il fallimento della politica che in tutti questi anni, attraverso gli enti concedenti, non ha controllato i concessionari, non ha impresso una spinta ad investimenti privati, non ha contribuito a far crescere gli imprenditori ed ha anche prodotto un danno erariale. Una politica che oggi assiste al collasso di migliaia di imprese. Con maggiori controlli tutti avrebbero avuto un beneficio ed oggi è facile sparare ad alzo zero confrontando le presunte entrate ai costi demaniali, senza tener conto dell’avviamento commerciale. E questa sentenza determinerà anche un brusco cambio di rotta nella gestione di tutte le concessioni e non solo quelle del comparto turistico, forse anche con risvolti positivi ma solo se la politica arriva in tempo con le regolamentazioni. In ogni caso è meglio avere certezze piuttosto che continuare a brancolare nel buio. Ci auguriamo – aggiunge Di Stefano – che, insieme alle parti sociali, il governo possa trovare i modo per accompagnare un processo di valorizzazione delle tantissime microimprese che operano in questo settore, anche per evitare che il mercato possa cancellarle finendo per dare spazio al riciclaggio di capitali costruiti illecitamente e sempre interessati a nuovi flussi di cassa».

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