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Cocaina, triplicati i ricoveri: ecco la mappa di chi sniffa in Italia

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C’è il camionista che prima di mettersi in viaggio compra la palletta da tredici euro e il professionista che acquista la dose dal suo spacciatore personale per cento euro. C’è chi sniffa solo a capodanno dopo aver aperto lo champagne e chi senza la bustina non comincia la giornata. I cocainomani sono uno, nessuno e centomila. Perché la neve è la droga trasversale per eccellenza, una sorta di jolly del tossicodipendente. Un jolly che può anche costare la vita.

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Si legge nell’ultima relazione al Parlamento del dipartimento delle politiche antidroga: «Continua il trend in aumento dei decessi per overdose che raggiunge i livelli del decennio precedente con oltre un decesso al giorno, nel 2019 sono stati registrati 373 casi (+11 per cento). In poco meno della metà dei casi di decesso direttamente attribuibile all’uso di sostanze, l’eroina si conferma come la droga principale (45,3 per cento), ma sono in aumento anche i decessi attribuibili all’uso di cocaina».

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Spiegano ancora i relatori: «Anche per quanto riguarda le ospedalizzazioni direttamente droga-correlate, che nel 2019 sono state 7.480, è per la cocaina che si rileva l’incremento maggiore: sono infatti triplicati nell’ultimo decennio i ricoveri direttamente correlati a questa sostanza».

Ovviamente non tutti quelli che sniffano finiscono in ospedale, tutt’altro. «Il livello di rischio spiega Stefano Vecchio presidente di Forum droghe è diverso a seconda dell’ambiente in cui avviene il consumo: nel contesto del divertimento, in discoteca o nella movida o nel rave, il consumatore è generalmente una persona che è socialmente integrata e ha quindi un buon livello di controllo perché non intende rinunciare alla salute, alla famiglia, al lavoro o allo studio. Poi c’è il consumo dei cosiddetti emarginati, senza dimora o migranti, che è più pericoloso perché si aggiunge a difficoltà precedenti e alla mancanza di risorse. Molti riescono a mantenere un equilibrio precario, altri perdono il controllo. Il ruolo dei servizi dovrebbe essere quello di rendere consapevoli le persone dei rischi che corrono e dei metodi per evitarli o almeno limitarli. È importante chiedere aiuto in maniera precoce».

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Ovviamente se cresce la domanda sale anche l’offerta e l’affare per i clan è sempre più lucroso: secondo le ultime stime disponibili, dei quasi 16 miliardi di euro spesi per l’acquisto di sostanze stupefacenti circa il 31 per cento, corrispondente a poco meno di 5 miliardi di euro, ha riguardato proprio cocaina. Se il prezzo alla fonte, quello pagato dai criminali al produttore, va dai duemila ai cinquemila euro al chilo, varia molto la spesa dell’acquirente finale che paga non solo la qualità della droga, ma anche il servizio di consegna. C’è il muratore che va nella piazza di spaccio e compra la palletta per poco più di dieci euro, e il ragazzo bene o il professionista che va nel locale giusto e chiede al cameriere di far portare la coca che poi arriva insieme allo champagne al modico prezzo di cento euro a bustina. Naturalmente varia anche la quantità di sostanza contenuta nella bustina.

Le forze dell’ordine, però, non restano a guardare e infatti nel 2019, rispetto all’anno precedente, i quantitativi di cocaina sequestrati sono quasi triplicati raggiungendo le 8,3 tonnellate. Un volume impressionante, uguale a quello della Germania, ma largamente inferiore ai sequestri in Francia (16 tonnellate), Spagna (38), Olanda (44) e Belgio (65 tonnellate). Parallelamente sono aumentate sia le segnalazioni amministrative per detenzione di cocaina per uso personale sia le denunce penali per traffico, spaccio e associazione finalizzata al traffico illecito.

Ma lo sforzo nel contrastare il giro della coca è simile alle fatiche di Sisifo: uno ne prendi e cento ti scappano. Anche perché la cocaina è una moda che dilaga. Sniffare fa del giovane rampante il tipo giusto: si usa la coca per socializzare, ma anche per conquistare. Trenta anni fa il maschio alfa esibiva lo spiderino o la moto di grossa cilindrata, oggi offre la serata di sballo nel locale alla moda. La coca è la droga utilizzata per raggiungere buone performance: il camionista la usa per sopportare la fatica, chi vuole abbordare sniffa per fare bella figura. Entrambi, poi, nella fase down ne pagano il prezzo. Ovviamente chi usa la neve quasi mai ammette di avere un problema: quasi tutti i cocainomani sono convinti di poter controllare la sostanza: se voglio smettere smetto, dicono agli operatori dei centri per le dipendenze o agli agenti che li hanno beccati. Ma quasi mai è vero, tanto che, c’è gente che è stata costretta a vendere la casa o l’attività commerciale ereditata da generazioni per pagare lo spacciatore di fiducia.

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