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Arzano, sparatoria nella notte: la festa per il boss scarcerato prima dell’agguato

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Vecchi rancori e nuove ambizioni. Sarebbe questo il contesto in cui è maturata la sparatoria avvenuta, ieri sera, nel bar «Roxy» di Arzano. Un raid in piena regola conclusosi con un tragico bilancio, quattro feriti tra cui un anziano avventore che si è trovato sulle traiettorie dei proiettili esplosi da una coppia di sicari.

Un’azione di fuoco clamorosa che rischia di riaccendere lo scontro tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite e, in particolare, per il traffico e lo spaccio di stupefacenti. Uno scontro, questo il sospetto degli investigatori dell’Arma, esploso tra due «anime» degli Amato-Pagano, quella che fa capo al boss detenuto Pasquale Cristiano, più vicino ai «melitesi» e quella, invece, più vicina ai Pagano di Mugnano. Proprio questi ultimi, nelle ore precedenti all’incursione armata, erano finiti sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine per uno «strano» episodio ossia un improvviso spettacolo pirotecnico organizzato, per come si è poi scoperto, per festeggiare la scarcerazione di Giosuè Belgiorno «il grande», pupillo del padrino Cesare Pagano.

Sparatoria nel bar di Arzano, nel mirino il nipote del boss. Due feriti sono gravi: chi è l’uomo colpito per errore
Belgiorno, considerato uno dei killer di punta della galassia scissionista e già condannato a vent’anni di reclusione per l’omicidio di Antonino D’Andò, alcuni mesi fa, fu al centro di una clamorosa polemica quando, nel pieno della pandemia, fu scarcerato a causa delle sue condizioni di salute. Era tornato in libertà nell’aprile dell’anno passato per poi essere nuovamente trasferito in carcere per scontare un residuo di pena per una precedente condanna per associazione mafiosa. Il suo rilascio, spiegano gli investigatori, avrebbe, inevitabilmente, dato nuova linfa ai fedelissimi dei Pagano desiderosi da tempo di estromettere il gruppo della «167» che, invece, dopo l’arresto del boss Pasquale Cristiano hanno perso parte del loro potere criminale.

Non è tutto. Belgiorno e Cristiano, riferiscono le forze dell’ordine, oltre che dalle ambizioni sarebbero divisi anche da vecchie ruggini risalenti a quando gli Amato-Pagano, con un clamoroso colpo di mano, si impossessarono di Arzano eliminando gli ultimi residui della camorra afragolese. Una guerra lampo, quella condotta dagli Amato di Melito che culminò con un’azione di fuoco eclatante, il duplice omicidio di Ciro Casone, ras legato ai gruppi malavitosi di Afragola, e di Vincenzo Ferrante. I due furono trucidati da un commando all’interno di un centro abbronzante nel 2014.

Un duplice delitto per cui sono stati arrestati e condannati personaggi del calibro di Renato Napoleone e Francesco Paolo Russo, fedelissimi della famiglia Amato. Un agguato per cui, almeno inizialmente era finito in manette anche lo stesso Cristiano, accusato di aver fatto parte della «squadra della morte». Successivamente rilasciato per insufficienza di prove, «Pickstik», questo l’alias del ras arzanese, era di nuovo finito in manette nella primavera scorsa quando violò gli obblighi della detenzione domiciliare sfilando per le vie di Arzano a bordo di una Fe

La conquista di Arzano fu, però, uno dei tanti motivi di attrito tra gli Amato e i Pagano con questi ultimi che avrebbero voluto assegnarla proprio a Belgiorno. Invece, il territorio rimase nelle mani degli Amato che lo consegnarono a Napoleone e, dopo il suo arresto a Cristiano. Una decisione mal digerita dal pupillo di Pagano e dai suoi accoli

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