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Amalfi, Sigismondo Nastri: “23 novembre 1980. Quel brivido freddo che percorse la terra”

In occasione del 41esimo anniversario del tragico terremoto del 23 novembre 1980 riportiamo il ricordo del giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri: «Nel 1980, quarantuno anni fa, abitavo a Maiori nel parco Cocomero, in via Gaetano Capone. Il 23 novembre, domenica, eravamo appena tornati dalla messa, celebrata dal parroco di Conca dei Marini, don Antonio Acampora, nella chiesa di san Domenico (che poi è rimasta chiusa per oltre un trentennio), io, mia moglie e Antonio, che aveva otto anni.
Ore 19.34. Mia madre, rimasta a casa, teneva in braccio Manuela, l’altra nostra figlia, di appena due anni, quando tutto cominciò a tremare con violenza spaventosa. I soprammobili cadevano con fragore dalle mensole e dai ripiani. Il palazzo oscillava come il pendolo d’un orologio. Stavamo al quarto piano, quasi a ridosso della spiaggia, il vetro del balcone proiettava nello sguardo la superficie del mare incredibilmente piatta. Appena la scossa passò, dopo quaranta interminabili secondi, mia madre si precipitò al piano di sotto, da mio padre, che era rimasto solo. Giusto il tempo di buttarci qualche coperta addosso e scappammo giù terrorizzati. Seguirono altre scosse, quelle cosiddette di assestamento. E’ la prassi, informano i geologi. Ma una prassi che aggiunge panico a panico.

Sapemmo dopo – non avevamo portato con noi nemmeno una radiolina – dell’immane tragedia causata dal sisma in vaste aree della Campania – in Irpinia, soprattutto – e della Basilicata: magnitudo 6.9, 280.000 sfollati, quasi tremila morti, poco meno di novemila feriti. Per molte notti dormimmo in auto, sul lungomare. Stretti stretti sui sedili, in modo da difenderci dal freddo. Ci mancava il coraggio – come a tantissimi altri – di rientrare nelle abitazioni.
A ripensarci ora, ci andò bene, perché Maiori, paura a parte, non subì danni rilevanti».

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