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Amalfi, il giornalista Sigismondo Nastri e la sua riflessione sul 2 novembre

Condividiamo la riflessione pubblicata dal giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri sulla sua pagina Facebook in questo giorno dedicato alla Commemorazione dei Defunti: «Ritengo – da sempre – che la morte rappresenti il momento più “serio” della vita di una persona. Che sia un personaggio famoso o un individuo sconosciuto poco importa. Invece spesso, in questa società dell’immagine, dell’apparire più che dell’essere, complici i media, si trasforma in “spettacolo” di massa, chiassoso, addirittura con urla, cori da stadio, battimani. Insomma, in isterismo collettivo. [N.B. Il post risale a quattro anni fa. Oggi bisogna fare i conti con le misure anticovid, che vietano assembramenti].

Confesso che mi sono sentito a disagio quando, a volte, m’è stato chiesto di ricordare in chiesa, con poche parole, qualche amico defunto al termine del suo funerale. L’ho fatto per “ubbidienza”, pur convinto di infrangere la sacralità del rito. Ecco perché ho scelto (e lo ribadisco qui), quando verrà il mio turno, di uscire di scena in punta di piedi: senza manifesti, senza fiori, senza pubblicità. Senza corteo esequiale. Solo la Messa, ma per pochi intimi. E rapida riduzione in cenere.

“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” (Genesi, 3,19) ci ricordava una volta il sacerdote, nel primo giorno della Quaresima, segnandoci la fronte con la cenere: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.

Il mistero della morte m’incuriosisce e mi affascina: spero che il Signore mi conservi la lucidità nell’attimo in cui sarò chiamato ad attraversare la porta che conduce all’aldilà.

Come ebbe a dire l’indimenticabile cardinale Tonini in un’intervista (ved. La Stampa del 2.11.2011) sarà momento della manifestazione di Dio nel suo splendore. “Ma sarà anche il momento in cui avremo la comprensione del tutto. E avremo lo stupore, che è la cosa più bella”».

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