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Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”

Riportiamo la bellissima riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sulla pagina odierna del Vangelo:

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Ecco la riflessione dell’Ufficio Catechistico: «Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, oggi niente meno mi sono permesso, come già del resto in qualche altra circostanza, di scomodare il sommo poeta (d’altronde è il suo anno!) per la mia piccola pagina di commento alle letture della trentunesima domenica del tempo ordinario. Pagherò cara la mia sfrontatezza! Ma mi intriga particolarmente quel “move”; ritengo che non sia tanto agevole da spiegare, semplicemente perché porta nel suo grembo svariati significati: forse potremmo renderlo con “spinge”, o con l’ “urge dentro”, di paolina memoria, oppure con “ispira”, dandogli un taglio prettamente spirituale.

A mio modesto parere, pur non essendo un esperto studioso di Dante, queste spiegazioni vanno tutte bene, ma ora, decidendo di rendere il prezzo di una riduttiva spoetizzazione, mi accingo ad esplicitare questo verbo con ulteriori immagini: mi sono spinto al pensiero, durante questa settimana, delle cosiddette “quinte” di un famoso teatro come quello della Scala ed ho sentito che quasi allo stesso modo Dio mi chiedeva: al di là, ma molto al di là di quelle che possono essere “le stecche della tua musica” cristiana, quale mozione abita il profondo del tuo cuore? Per quale vero motivo osi uscire dalla riservatezza delle stanze dietro il palcoscenico, fin quasi a sfidare un pubblico numeroso ed esigente? Nello stesso tempo un pensiero ha consolato profondamente il mio cuore; quello legato all’immagine di uno spettatore straordinario, l’Unico vero Giudice di giuria, che non valuta solo e freddamente la tua “resa scenica”, o le particine che non riesci a rendere come l’Autore si aspetterebbe. Non fa niente, per Lui; la prossima volta andrà meglio. “Io sono attento a valutare il coraggio di calcare le tavole di un palco per darne ai presenti una testimonianza; tu offrimi questo e non ti curare mai degli applausi o dei fischi del pubblico, tutto passa!”.

Ancora: una delle mie insegnanti di educazione artistica delle scuole medie ci insegnò come disegnare il corpo umano; si comincia prima dallo scheletro strutturale di base della corporatura, poi pian piano ad esso si aggiungono le varie parti della muscolatura, fino a riempire i vuoti e dare il senso giusto ad ogni sezione del corpo; sento che oggi la questione al centro di questo simpatico dialogo di Gesù e lo scriba è proprio questa: cosa c’è di base al disegno dell’impalcatura delle tue azioni, come delle scelte e parole cristiane? Quale energia per il Maestro ci deve muovere ad andare o a sostare, a spiegare o a silenziarci, a cantare o a leggere, a rendere in poesia od in prosa, a dare il tempo o il sangue, ad offrire gioie o dolori, a rinunziare o a godere, a professare con coraggio sì e no, ad uscire e fare missione od a stare dentro ed orare? “Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore. Capii che solo l’amore spinge all’azione la membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli Apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola che l’amore è eterno”. Chi meglio della grande-piccola vergine Teresa di Gesù Bambino potrebbe guidarci oggi in questo evangelico viaggio che cerchiamo di compiere nel segno della paginetta? Da bambini abbiamo tutti giocato sull’altalena del su e giù, quella dove il tuo peso corporeo ti permetteva di stare in aria, pur rimanendo seduto o di scendere a terra, stando nella stessa posizione; la Parola odierna mi sembra che ci faccia conoscere quale peso specifico abbia l’occhio ed il cuore di Dio, dove penda la bilancia della Suo Sguardo, dentro “l’apparir dei nostri gesti”. Don Luigi, amante servo».

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