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Torna nel Vallo di Diano l’incubo trivelle

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Torna nel Vallo di Diano l’incubo trivelle. Ne parla Erminio Cioffi in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno.

Torna nel Vallo di Diano l’incubo delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell’area montuosa denominata Monte Cavallo, che di fatto costituisce il confine naturale tra la Campania e la Basilicata nel sud della provincia di Salerno. La vicenda va avanti ormai da diversi anni e, con cadenza quasi sempre biennale, viene compiuto un ulteriore passo avanti dalla Shell Italia E& P spa, la multinazionale del petrolio che nel 2016 aveva presentato al Ministero dell’Ambiente l’istanza di valutazione di impatto ambientale per poter avere l’autorizzazione ad effettuare la ricerca di idrocarburi nell’area denominata Monte Cavallo.

L’istanza e i “no”. Tutto ha avuto inizio alla fine di dicembre del 2016 quando la Shell ha presentato l’istanza per la Valutazione di Impatto Ambientale e nel giro di due anni era arrivato il parere positivo, anche se con alcune prescrizioni, nonostante il vano tentativo di bloccare la procedura messo in campo dai sindaci del Vallo di Diano e dalla Regione Campania. Nel 2017 era arrivato anche il parere negativo da parte della Regione Campania all’istanza presentata dalla multinazionale petrolifera perché l’intero versante campano del permesso di ricerca è Area Contigua del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ed inoltre la Shell non aveva riportato la verifica di coerenza con il Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale.

I comuni coinvolti. Una parte del suolo che potrebbe essere interessato dall’attività estrattiva prevista dall’istanza “Monte Cavallo” ricade in Campania dove i comuni maggiormente interessati sono tutti nel Vallo di Diano: Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Sala Consilina, Sassano, Teggiano, Polla, Padula e Sant’Arsenio. I comuni della provincia di Potenza coinvolti, alcuni dei quali si trovano ai confini con il Diano, sono invece Brienza, Marsico Nuovo, Sasso di Castalda, Paterno, Tramutola, Abriola, Brindisi Montagna, Pignola, Potenza e Satriano di Lucania.

La sospensione e la ripresa. Ad interrompere l’iter procedurale dell’istanza della Shell ci aveva poi pensato un Decreto Legge del 2018 sulle “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” ed in particolar modo dall’articolo 11 ter con cui è stato creato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI) e ha previsto, nelle more dell’adozione del Piano, da approvare entro il 30 settembre 2021, la sospensione delle istanze di ricerca di idrocarburi. Poiché, come denunciato dal Wwf, l’adozione del PiTESAI non c’è stata entro il 30 settembre, si sono rimessi in moto i procedimenti autorizzativi, vecchi e nuovi, compresi quelli di Valutazione di Impatto Ambientale, per la prospezione e la ricerca di idrocarburi che erano stati sospesi e che ora interesseranno in tutta Italia circa 91mia chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma.

Il Piano per la transizione energetica. Il PiTESAI PiTESAI è l’acronimo di Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, si tratta di uno strumento di pianificazione generale delle attività minerarie sul territorio nazionale, volto ad individuare le aree dove sarà possibile svolgere o continuare a svolgere le attività di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile. Il PiTESAI tiene conto di tutte le caratteristiche del territorio, sociali, industriali, urbanistiche e morfologiche, con particolare riferimento all’assetto idrogeologico ed alle vigenti pianificazioni e, per quanto riguarda le aree marine, considera principalmente i possibili effetti sull’ecosistema, nonché tiene conto dell’analisi delle rotte marittime, della pescosità delle aree e della possibile interferenza sulle coste. Nel PiTESAI sono altresì indicati tempi e modi di dismissione e rimessa in pristino dei luoghi da parte delle relative installazioni che abbiano cessato la loro attività.

Cosa farà la Shell nel Diano. Il progetto prevede l’esecuzione di uno studio geologico di dettaglio mediante un rilievo geofisico passivo nell’area del permesso di ricerca idrocarburi “Monte Cavallo”, per valutare la presenza di idrocarburi il cui sfruttamento sia economicamente vantaggioso e compatibile dal punto di vista ambientale. La richiesta presentata dalla Shell, stando a quanto emerge dalla documentazione depositata presso il Ministero dell’Ambiente, ha come scopo quello di rielaborare e reinterpretare il database geofisico già esistente per le aree sottoposte alla valutazione di impatto ambientale. Questo tipo di attività, almeno sulla carta, non prevedrebbe in questa fase alcun tipo di attività sui territori dei comuni ma soltanto lo studio da parte della Shell. In base all’esito dell’analisi dei dati in questione la società petrolifera deciderà se procedere con le fasi successive.

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