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San Francesco D’Assisi, la riflessione del Preside Scibilia

Nei primissimi anni settanta, il mio percorso religioso risentiva di un particolare fascino per il santo poverello, come testimonia una maiolica all’ingresso della mia casa, la cui costruzione risale appunto a quell’epoca.
L’ammirazione rimane, anche se oggi, più che alla santità, è rivolta alla rivoluzione essenziale umana contenuta nel suo messaggio.
Alla stessa data ebbi il mio primo incarico di preside a Torre del Greco.
La scuola, di nuova istituzione, non aveva ancora nome, al che proposi di titolarla “Francesco d’Assisi” e tuttora esiste come tale.
All’epoca avevo la barba che dava anche un po’ un’aria francescana e per solidarietà al nome della scuola, in un turbine di entusiasmo, vari docenti se la lasciarono crescere.
Ma soprattutto per sostanziare la scelta del nome dato alla scuola, organizzammo una gita ad Assisi.
La zona di Torre in cui eravamo era piuttosto popolare, non precisamente abbiente, anche se di gradevole genuinità.
Mi detti da fare affinché il costo fosse accessibile a tutti.
Ebbene, tre giorni ad Assisi, viaggio, vitto e alloggio a Santa Maria degli Angeli, per la favolosa somma di 7500 lire, equivalenti a meno di quattro euro di oggi.
E non parlo della notte dei tempi, ma a memoria d’uomo.
Tant’è che sono ancora vivo ed in grado di raccontarlo.

Lucio

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