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Salerno: messaggi intimidatori e pressioni sul voto, arresti domiciliari per due persone

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Salerno: messaggi intimidatori e pressioni sul voto, arresti domiciliari per due persone. In data odierna, la Squadra Mobile di Salerno ha dato esecuzione ad una ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, su conforme richiesta della Procura della Repubblica di Salerno, applicativa degli arresti domiciliari per una durata di 20 giorni nei confronti di I.G., amministratore di fatto della Cooperativa sociale “San Matteo” e C.U., lavoratore della predetta società, per il reato di cui all’art. 87 D.P.R. 570/1060. La misura è stata disposta per garantire la possibilità di genuina acquisizione della prova a fronte del pericolo di inquinamento delle corrispondenti attività.

In fata 3.10.21, nella prima giornata di voto per le elezioni amministrative del Comune di Salerno, la Polizia Giudiziaria aveva appreso, dalla pagina-profilo Facebook di alcuni consiglieri di minoranza, che era stato pubblicato e commentato un “messaggio audio” dal contenuto intimidatorio in relazione al suffragio in corso di svolgimento.

Dai commenti ai vari post risultava che probabilmente il messaggio era stato diffuso a mezzo WhatsApp o altro social media e destinato ad un gruppo chat composto dai lavoratori di un Ente legato alla Amministrazione Comunale che aveva “espresso una candidata nelle liste collegate al sindaco Vincenzo Napoli”.

Dall’ascolto dell’audio, trasmesso formalmente a questa Procura della Repubblica, risultava che una voce maschile richiamava tutti i destinatari a rispettare indicazioni di voto evidentemente in precedenza impartite, utilizzando frasi del chiaro contenuto minatorio.

Secondo quanto ritenuto nel provvedimento cautelare, all’esito parziale delle attività investigative, l’audio era stato inoltrato in un gruppo WhatsApp di cui facevano parte i dipendenti della cooperativa San Matteo da C.U. e confezionato da I.G., mandante anche di una seconda comunicazione, sempre per il tramite di WhatsApp, del medesimo tenore intimidatorio.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari finora eseguite, nei confronti del C.U. e di un altro lavoratore della cooperativa, è stato sequestrato un elenco manoscritto, con nomi di votanti una candidata legata da rapporto di coniugio con I.G.

È stato altresì rinvenuto ed esaminato un telefono cellulare al cui interno si riscontrava la presenza di una chat dell’applicativo WhatsApp, denominata Coop Fatebene Fratelli, su cui erano stati inoltrati i messaggi audio.

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