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Ripartono le cure oncologiche domiciliari a Cava de’ Tirreni: battaglia vinta dopo le proteste dei parenti

Ripartono le cure oncologiche domiciliari a Cava de’ Tirreni: battaglia vinta dopo le proteste dei parenti. Ne parla Simona Chiariello in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Ripartono le cure domiciliari per i pazienti oncologici. Dopo le denunce dei familiari dei pazienti affetti da patologie tumorali, che hanno segnalato il paradosso di utenti allettati privati da assistenza a casa, si torna alle cure domiciliari. È stato il direttore sanitario a prendersi carico del problema, fin dal suo insediamento, con una richiesta formale alla direzione dell’Asl di un oncologo in servizio per 38 ore, in grado cioè di coprire i turni anche a domicilio senza la necessità di uno specialista esterno. In queste ore è arrivata finalmente la notizia del ripristino dell’assistenza domiciliare. «Le cure domiciliari per pazienti oncologici è ripartita in queste ore», spiegano dal distretto. I familiari avevano denunciato un buco di assistenza che durava da mesi. «Al poliambulatorio di via Gramsci ci sarebbero due medici oncologi che fanno solo attività ambulatoriale – avevano spiegato alcuni familiari – e non vanno al domicilio dei pazienti. Per i pazienti oncologici in cura domiciliari viene attivato un oncologo esterno».I familiari dei pazienti, affetti da patologie tumorali, hanno sollecitato un’adeguata assistenza per i propri cari, soprattutto per coloro che sono impossibilitati a raggiungere il poliambulatorio. E così il direttore sanitario del distretto Giovanni Baldi ha accertato che al poliambulatorio era in servizio un solo oncologo, destinato alle visite ambulatoriali. Baldi ha sollecitato la direzione dell’Asl per arrivare in breve tempo ad una soluzione che assicuri ai pazienti oncologici la giusta assistenza. Soluzione che è arrivata im queste ore. «Oggi è un giorno importante – dicono i familiari – finalmente abbiamo ottenuto quello a cui avevamo diritto». E proprio in tema di diritti negati, il comitato civico in difesa dell’ospedale, in attesa della manifestazione del 31 ottobre, ha ribadito attraverso la necessità per i cavesi di scendere in piazza: «Uno scatto di orgoglio dovrebbe destarci e farci alzare la testa con dignità, dicendo finalmente basta, Difendiamo il diritto alla salute di tutti».

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