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Presentato a Vico Equense “Solo Piano” nuovo progetto musicale di Jany McPherson foto

Vico Equense (NA) All’interno dell’ex Cattedrale della Santissima Annunziata si è tenuto il concerto “Solo Piano” dell’artista cubana Jany McPherson, con la Direzione artistica di Beniamino Cuomo per l’Associazione Aequa 20, e la preziosa collaborazione di Gianluca Di Furia, un grazie di cuore al parroco Don Ciro Esposito per l’ospitalità. Janysett McPherson, detta Jany, è una pianista di Guantanamo che, giovanissima, si è scoperta appassionata di musica, prima vocata al canto poi innamorata del pianoforte che ha studiato presso la prestigiosa Scuola nazionale d’Arte di La Habana meritando anche il premio “Adolfo Guzman”. La formazione musicale di Jany McPherson risente molto dell’influenza dei pianisti cubani Ernesto Lecuona, Bola De Nieve e Chucho Valdés. Dopo gli studi ha iniziato la collaborazione con l’Orchestra Anacaona (Manolito Simonet, Tata Guines, Miles Peña, Omara Portuondo) e in seguito con l’orchestra Buena Vista Social Club. Complice una tournée europea con l’Orchestra Anacaona incontra il batterista/produttore di Nizza Dominique Viccaro (che sposerà qualche anno più tardi) decidendo in seguito di rimanere in Francia, dove risiede ormai da venti anni. A Nizza registra due album a suo nome; il primo “Tres Almas”, vede la partecipazione tra di Didier Lockwood (violino), Andy Narell (Steel pan), Michel Alibo (basso elettrico) e Nicolas Folmer (tromba). Questo primo progetto musicale vanta una Nomination nel 2013 all’Avana nell’ambito della manifestazione “Cubadisco Internacional” nella categoria “Migliore Album della canzone contemporanea”, premio che le è stato attribuito anche nel 2014 per il secondo lavoro discografico “Blues Side Live”. In Francia Jany McPherson, prima della pandemia, ha svolto un’intensa attività Live nei rinomati jazz club parigini, su tutti “Le Duc des Lombards” e il “Sunset-Sunside”. Nel 2013 Jany ebbe l’onore, come special guest della Nice Jazz Orchestra, di aprire il Nice Jazz Festival il più antico festival del jazz al mondo, diretta da Pierre Bertrand. Il 15 giugno 2017 si è esibita per la prima volta in Italia, con il suo quartetto al Festival International “Percfest” di Laigueglia, nel savonese. La McPherson ha partecipato a diversi Jazz Festival come il “The Academy for the Performing Arts”, svoltosi a Trinidad e Tobago, il “Festival Ateliers Jazz de Meslay Grez”, il “Grenoble Jazz Festival” e in Italia, al Festival Internazionale del Jazz di Sanremo. Nel 2020 presenta l’album “Solo piano” (Jazzit Records), che quest’anno, grazie ad una situazione sanitaria in miglioramento e le norme meno restrittive per gli spettacoli in teatro, sta cominciando a far conoscere al suo pubblico con performance dal vivo. Ai piedi dell’altare maggiore, avendo davanti a sé la splendida tela settecentesca di Giuseppe Bonito che raffigura l’Annunciazione, Jany McPherson ha incantato il numeroso pubblico presente con delle melodie animate da una venatura lirica se non propriamente religiosa, penso al brano “Anima” che seduce come una poesia di Enrique Santos Discépolo “la fede nei miei sogni e una speranza d’amore”. “Toi & moi”, brano che ha la raffinata bellezza delle pellicole di Claude Lelouch, uno su tutti: “Un homme et une femme”, naturalmente. “Sin Palabras (For Antonio)” che l’artista cubana ha scritto per un amico scomparso precocemente, è di una grazia struggente, la stessa che mette in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” il nostro Cesare Pavase:“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi/questa morte che ci accompagna/
dal mattino alla sera, insonne,/sorda, come un vecchio rimorso/o un vizio assurdo. I tuoi occhi/saranno una vana parola, /un grido taciuto, un silenzio. /Così li vedi ogni mattina/quando su te sola ti pieghi/nello specchio. O cara speranza, /quel giorno sapremo anche noi/che sei la vita e sei il nulla. Questa che segue è l’intervista che la musicista di Nizza mi ha gentilmente concesso a fine concerto.
È giusto definirla Pianista jazz?
– Non mi piace perché non amo le etichette, mi sento una pianista che invece esplora tutti i generi e si misura con tutti gli stili perché ho bisogno di capire fino a dove posso arrivare, cosa sono in grado di suonare.
Quando scopre la passione per il pianoforte?
– A dire il vero ho iniziato a esplorare la mia voce, mi sono dedicata a questo strumento all’inizio, grazie a mio padre Claudio. Ricordo che avevo 5 anni quando mi sono esibita con lui per la prima volta davanti ad un pubblico che non fosse quello della mia famiglia. Ho anche una foto di quel momento alla quale sono molto legata, ritrae mio padre con la chitarra ed io che canto, eravamo a Guantanámo in un kids garden. Sempre mio padre mi ha accompagnata al Conservatorio per il test d’ingresso e a sette anni ho cominciato a studiare il piano.
È musicista anche sua madre?
– No, mia madre non è musicista ma ha un cuore da musicista. In casa nostra si è sempre respirato musica. Non era raro che mio padre venisse con i suoi colleghi a provare in casa e alla fine tutta la famiglia era coinvolta in vere e proprie Jam session, a queste poi si univano le mie zie, che invece cantavano canzoni cubane.
Quindi all’inizio si è dedicata alla musica tradizionale cubana?
– Si e no, a me è sempre piaciuto confrontarmi con altre melodie. Ricordo che in quel periodo, grazie alle telenovele, ho conosciuto la musica brasiliana quella di Chico Buarque e Caetano Veloso. Poi a nove anni, come spiegare, ho sentito una chiamata, quella del jazz, che mi fece conoscere altri linguaggi musicali.
Quando decide di trasferirsi in Francia?
– Nel 1998 ho partecipato ad una tournée europea con l’Orchestra Anacaona, poi dal 2002 al 2004 ho avuto la possibilità di lavorare a Monaco, stabilendo però la mia residenza a Nizza, dove ho trovato la mia dimensione e ho conosciuto il mio compagno.
Per lei cosa rappresenta il jazz? Per un francese credo la libertà, se pensiamo che il jazz ha cominciato a diffondersi con l’arrivo dei soldati americani e poi nel 1948, ci fu il successo nei club e nelle caves di Saint-Germain, quindi i concerti dei grandi come Luis Armstrong e un gigante della tromba come Boris Vian.
– Anche per me il jazz rappresenta tutto questo, quando sono arrivata a Parigi la prima volta ho capito che era in questo ambiente che volevo vivere, poi ho conosciuto un batterista, il padre di mio figlio, Dominique Viccaro, che prima è stato un collega con il quale sentivo di avere un’affinità intellettuale e musicale che mi ha spinto a costruire con lui un progetto musicale. Volevamo proporre musica francese o jazz che però avesse sempre un’anima cubana.
In Italia la chiamiamo musica contaminata.
– In un certo senso è così, mi piace avere la possibilità di proporre anche brani conosciuti interpretandoli secondo un mio personale stile.
Un’ultima domanda. Una sua personale riflessione sull’attentato al BATACLAN, credo che in quel momento è cambiato anche tutto un mondo. Penso a quelle straordinarie atmosfere che animavano le caves di Saint-Germain, che ebbero negli anni protagonisti personaggi del calibro di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Albert Camus e Jacques Prévert insieme al grande jazz. Intendo dire che il “terrore” ha attentato al cuore del modo di vivere la musica dei cittadini francesi.
– Lei cita il Bataclan ma io ho in mente Nizza. Io ero a Nizza. Io sono di Nizza e negli occhi ho il “terrore” che allora falciò la vita di 84 persone lungo la Promenade des Anglais. È stato terribile. Tutti gli attentati sono terribili. Credo che viviamo un’epoca folle. E ognuno di noi nel suo piccolo deve impegnarsi a stare fuori da questa follia. Ognuno di noi prima di tutto deve farsi un esame di coscienza. Le sembrerà strano ma credo che prima di tutto bisogna imparare a stare bene con sé stessi. Nei giorni successivi all’orrore del Bataclan e il massacro sulla Promenade mi ripresi dallo choc interrogandomi sulla follia, sul male e sul bene, sui pensieri positivi e negativi che ognuno di noi ha dentro, nella convinzione che questa follia la possiamo combattere, ognuno di noi, facendo la sua parte. Cercando e trovando un equilibrio e una disposizione d’animo positiva. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene.
Mi piace molto quello che dice. Si comprende il trauma che avete subito quei giorni a Nizza, ma è molto bello scoprire in lei pensieri rivolti alla comprensione e alla positività. Sì credo che il terrore e la società del terrore in cui ci vorrebbero far precipitare i “folli”, si possa combattere con l’equilibrio e la positività della parte sana di questo mondo.
Ringrazio Jany McPherson per la bella conversazione che mi ha concesso. di Luigi De Rosa

Presentato a Vico Equense “Solo Piano” nuovo progetto musicale di Jany McPherson
Jany McPherson in concerto nell’ex Cattedrale della Santissima Annunziata

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