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Portici piange due bravi ragazzi, la rabbia delle famiglie: «Sono stati giustiziati»

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Portici piange due bravi ragazzi, la rabbia delle famiglie: «Sono stati giustiziati». Ne parla Rosa Palomba in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. 

Due ragazzi in una Panda. Una stradina del vulcano e i cani alla catena che abbaiano a ogni passaggio. La notte è ancora giovane, è da poco passata l’una; nessuno sente i colpi di pistola. Le poche famiglie che abitano in via Marsiglia nel quartiere San Vito a Ercolano, pensano si tratti di fuochi d’artificio. E poi c’è la musica alta di un locale della zona: la vita di Tullio Pagliaro e di Giuseppe Fusella è finita nel frastuono dei giochi pirotecnici e delle note di qualche canzone. Due giovani di Portici, 27 e 26 anni: impegnato nell’azienda di famiglia il primo; vicino alla laurea in Scienze motorie, il secondo. Incensurati, circondati da famiglie attente e da amici sinceri come loro. Uccisi come fossero delinquenti da Vincenzo Palumbo, 53 anni, camionista, residente in una delle case del viottolo isolato ma non troppo: qui alle pendici del Vesuvio c’è un centro sportivo; alcuni ristoranti e tanta gente che viene a sversare rifiuti.
La tragedia avvenuta a Ercolano, atterrisce la vicina Portici.

IL LUTTO A corso Garibaldi i segni del lutto cominciano da una serranda abbassata. È quella del lounge bar Mamill, dello zio di Tullio. Poco distante c’è una pasticceria: «Quel ragazzo era una perla, perché è morto?». La domanda corre per le strade e tra i conoscenti delle vittime, l’ipotesi che siano stati massacrati perché autori di una rapina è scartata a prescindere.
Tullio Pagliaro viveva in via Diaz, in un attico di una villa primi 900. Sul terrazzo ci sono dei giovani con le mani tra i capelli. All’ingresso, uno zio materno: «Quel tizio aveva volontà di uccidere – dice – Tullio e Giuseppe forse erano andati ai campi di calcetto che sono lì vicino. Non sappiamo se si erano fermati lì per aspettare gli altri amici. Ancora non sappiamo nulla. Sappiamo soltanto che Tullio era un gran lavoratore e amava il tennis del circolo Velotti di Portici». Lavorava con i colori e i profumi dei fiori della Ovas Italia, azienda florovivaistica del mercato internazionale di Ercolano. Cominciava di notte. È per questo che all’alba i suoi genitori non si erano allarmati per la sua assenza: pensavano che come sempre il loro primogenito fosse già al lavoro. Le sue due sorelle più piccole, una universitaria e una liceale erano a letto da un pezzo.
In casa Pagliaro l’allarme è invece scattato all’alba, quando ha telefonato la mamma di Giuseppe Fusella. Casalinga, madre anche di un altro ragazzo, moglie di una guardia giurata. Suo figlio non rispondeva al cellulare, non rispondeva ai whatsapp. Strano, per un ragazzo abituato ad avvisare se rientrava tardi; strano perché era prossimo alla tesi e passava il tempo soprattutto tra studi e palestra, questa era la vita di Giuseppe. Forse un presentimento, la donna ha telefonato a casa di Tullio Pagliaro. È cominciato un inquietante giro di telefonate senza risposte. Soltanto dopo qualche ora, ai citofoni delle due abitazioni hanno suonato i carabinieri; e l’incubo è diventato realtà, dolore, sgomento. Nel palazzo di una traversa di via Roma a Portici, all’ultimo piano la porta di casa Fusella è aperta. Dentro ci sono i genitori della vittima e tanti parenti. La mamma e il papà di Giuseppe sembrano automi; come quelli di Tullio mentre escono dalla villa di via Diaz per andare alla sala mortuaria del II Policlinico di Napoli.

L’ALLARME A raccontare, è lo zio di Giuseppe Fusella. È un poliziotto della Squadra Mobile di Napoli, «addestrato» a mantenere la calma. E nonostante tutto, ci prova anche in questa circostanza: «Mio nipote non era abituato a fare tardi la notte senza avvisare, non avrebbe fatto preoccupare i suoi genitori – dice Vincenzo Esposito – Era ancora buio quando mia cognata mi ha telefonato per allertarmi: pensavo che Giuseppe fosse rimasto coinvolto in un incidente stradale, mai avrei immaginato a una cosa così incredibile. I carabinieri giustamente mantengono molto riserbo, le indagini sono appena iniziate, la Scientifica sta ispezionando l’abitazione di Vincenzo Palumbo, in caserma ci hanno portato anche la moglie e la figlia».
«Adesso alle famiglie occorre una vicinanza discreta e costante», dice padre Giorgio Pisano, parroco della parrocchia del Sacro Cuore, che fin dal primo pomeriggio di ieri ha avuto contatti con i familiari delle vittime. In serata poi, è andato a casa di Giuseppe Pagliaro: «Non ho visto i genitori del ragazzo – dice – erano stati convocati dai carabinieri in caserma – Cosa dire dell’uomo che ha sparato? Questo giustizialismo fa paura, avere una pistola è proprio un’arma a doppio taglio».
Monta lo sdegno, e si rincorrono domande che difficilmente avranno risposte accettabili. È così anche alla Perfect Line, la palestra che frequentava Giuseppe Fusella: «Era un ragazzo d’oro, un amico – dice Edoardo – L’ultima volta li abbiamo sentito mercoledì».
Via Roma-via Diaz, nelle case listate a lutto, continuano ad arrivare familiari e amici.

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