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Pompei dopo 50 anni rivive il concerto cult dei Pink Floyd

Pompei dopo 50 anni rivive il concerto cult dei Pink Floyd. Ne parla Stefano Prestisimone in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Sono passati 50 anni dall’urlo primordiale di Roger Waters in Careful with that axe, Eugene, con le immagini della lava incandescente che s’intrecciavano con quelle storiche note rock. Dal 4 al 7 ottobre del 1971 i Pink Floyd si posero al centro dell’anfiteatro romano degli scavi archeologici più famosi al mondo per registrare un film-concerto uscito nel 1974 che ancora oggi per i rockettari inguaribili è una vera e propria pietra miliare. Pink Floyd: Live at Pompeii fu visto per mesi a Napoli in cinema d’essai: quasi un rituale con visioni ripetute per quella che può essere definita l’apoteosi dell’art rock, della musica mescolata con scultura, pittura e cinema con 4 attori/musicisti come David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright. Tutto grazie a un’intuizione del regista scozzese, ma francese di adozione, Adrian Maben, che, dopo una vacanza in Italia decise di contattare la band per un’esibizione in quel luogo magico, rigorosamente senza pubblico (era stato chiuso per l’occasione), nel silenzio irreale del parco disabitato. E proprio Adrian Maben, 79 anni, è tornato a Pompei per descrivere cosa accadrà nel corso degli eventi per il cinquantennale che proseguiranno poi anche nel 2022, a 50 anni dalla data di uscita del film (1972), e organizzati dal Parco Archeologico di Pompei e dal Gruppo Tim che ha sostenuto la parte economica mettendo anche a disposizione il know how tecnico. Primo step uno speciale di 50 minuti che sarà possibile vedere domani alle 20 su itsart.tv, il canale d’arte del Ministero Beni Culturali. A metà tra evento e docufilm, con Ernesto Assante nel ruolo del narratore/intervistatore.

IL PROGRAMMA «È solo il primo di una serie di eventi che abbiamo programmato e che termineranno nel prossimo anno sottolinea il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel – Il lavoro si intitola Reviling at Pompei, e si declina in 5 episodi in cui si narra la genesi di Pink Floyd: live at Pompeii, un viaggio per andare alle origini di quell’intuizione. L’evento si concluderà con la proiezione del film originale. Il ritorno dei concerti a Pompei post Covid? Sono apertissimo a mescolare le arti». Oltre Maben compaiono nel lavoro la danzatrice Alessandra Sorrentino e l’attore Giulio Cristini, che interpreta un giovane giornalista di cui si scoprirà l’identità. «Abbiamo impiegato in questo lavoro oltre 100 persone. Le musiche sono di Antonio Fresa e suonate da Luca Aquino e Antonio Iasevoli» spiega il regista Luca Mazzieri.

L’ANTI-WOODSTOCK Poi il microfono passa al creatore di questo mito che rivive nel tempo: «È grazie a quell’idea che sono di nuovo qui sostiene Maben – e mi sembra che il tempo si sia fermato. Volli fare una cosa totalmente diversa, una sorta di anti-Woodstock: lì il protagonista era il pubblico, il baccano. Qui il vuoto, il silenzio. Vivere Pompei di sera, come capitò a me nel 71 è qualcosa di unico. Quella passeggiata quasi notturna nel parco mi fece balenare l’idea: sentivo i miei passi, gli insetti che volavano intorno a me, il battito d’ali degli uccelli. Un’eco speciale, e l’eco è sempre stata al centro del suono dei Pink Floyd. Il tutto in quel contesto pazzesco di arte. Mi dissi: è qui che deve succedere, un luogo dove antico e moderno si fonderanno». Perché solo 3 i brani registrati a Pompei? «Fu un’impresa difficile, tra la soprintendenza che era giustamente preoccupata e i Floyd che misero uno stop. Avevano dato tanto e si fermarono. Poi abbiamo integrato il film con altro materiale».

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