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Piano di Sorrento, Eugenio Lorenzano ci fa conoscere la professoressa del tombolo Maria Luigia Maresca

Riportiamo il bellissimo articolo di Eugenio Lorenzano nel quale ci porta a conoscere la signora Maria Luigia Maresca e la sua arte del tombolo: «Verrebbe spontaneo definire un’artigiana qualificata di tombolo come “Maestra”, ma nel caso di Maria Luigia Maresca è d’obbligo, invece, chiamarla “Professoressa”, per la sua lunga e proficua attività di insegnante di Lettere svolta sino a qualche anno fa in diverse scuole della Penisola Sorrentina. Nata nel 1950, la Prof. Maresca ha iniziato a dedicarsi all’arte del tombolo solo a metà degli anni ’80, coinvolta dalla figlia Teresa Strano, che si era iscritta ad un corso organizzato a Piano di Sorrento. Nell’area sorrentina l’artigianato del tombolo ha antiche tradizioni che le Suore agostiniane e di Santa Maria delle Grazie portano avanti da innumerevoli generazioni.

Ad onor del vero questa tradizione artigianale era ed è molto più sentita ed organizzata nella vicina Positano in Costa Amalfitana. Infatti la prima Maestra di Maria Luigia fu la famosa Rosa Di Franco in Porzio, positanese doc sposatasi e trasferitasi poi a Meta. Al corso di Piano di Sorrento, alla Maestra Porzio subentrò poi la Maestra Giuseppina Mastro e presso il monastero dei Padri Sacramentini di Piano, tra gli anni ’80 e ’90, addirittura vi erano una trentina di allieve che si dedicavano con passione al tombolo con corsi di ricamo e “filet a modano”. Il tombolo è praticamente il rullo sottostante, sul quale si applica un sottile cartoncino con disegno e circa 18 fuselli. Si va da un minimo di 4 ad un massimo di 200 fuselli. Maria Luigia mi mostra con una punta di orgoglio un meraviglioso ventaglio ottenuto con circa 200 fuselli. Grazie al tombolo si producono centrini, quadri, mascherine, ventagli, bomboniere, tovaglie, arredi sacri, cornicette, arredi casa, svuotatasche, corredini per neonati, segnalibri ed addirittura gioielli. Tra le sue opere più significative ed originali alcuni lenzuoli da sposa, per la precisione ne ha prodotti tre in tutta la sua carriera artigianale.

Il tempo è veramente tiranno per le artigiane del merletto e ci si impiega da uno a tre mesi per produrre un centrino (dipende dalle dimensioni e dal disegno) e circa due mesi per un lenzuolo da sposa. Maestra Maresca sottolinea che il suo è un hobby e non una professione e si definisce un’insegnante di lettere in pensione. Si aggiorna grazie ad una rivista che le arriva da un’associazione specializzata del settore di Gorizia. Proprio Gorizia, insieme a Cantù, costituisce lo zoccolo duro della tradizione e dell’evoluzione del tombolo; Maria Luigia si reca sovente a Gorizia, in quanto vicinissima a Trieste, città di residenza di sua figlia. Gorizia è sede dell’unica scuola in Italia di merletto che rilascia il titolo ufficiale di “Maestra merlettaia” dopo 5 anni di corso e frequenza con esame teorico e pratico. Vi sono anche valenti scuole a Montefusco Irpino, Isernia e Napoli. La scuola napoletana di detto artigianato resiste e va avanti grazie a Mena Renzi, una disegnatrice ed insegnante che genialmente ha riproposto i disegni del pittore napoletano ottocentesco Gioacchino Toma adattandoli all’arte del tombolo. Si utilizzano quali materiali: cotone, seta, lino fili metallici, fili metallizzati e raramente la lana. Il cruccio della Professoressa-Maestra è lo scemato interesse per questo tipo di artigianato; nonostante si sia offerta gratuitamente ad organizzare ed insegnare sia a Sant’Agata sui due Golfi che all’UNITRE di Piano di Sorrento, la risposta delle potenziali allieve è stata modestissima. Infatti una sola allieva 79enne (!) si è presentata e diligentemente ha appreso in circa tre mesi a lavorare al tombolo. Fortunatamente a Positano, grazie ad un marchio registrato la tradizione segue con maggiore intensità e visibilità.

La Maresca ha partecipato a diverse mostre collettive a Villa Fiorentino a Sorrento insieme ad altri apprezzati artigiani dell’Associazione “Peninsulart” ed ha dato anche due mostre personali a Villa Fondi a Piano di Sorrento. Partecipò anche a Meta in occasione della manifestazione “Geografia Nascosta – Meta portoni aperti” mostrando dei piccoli capolavori all’interno della Cappella degli Angeli custodi. Credo (da profano) che i veri capolavori di Maria Luigia siano gli arredi sacri che ha regalato a varie chiese locali come ad esempio una tovaglia d’altare alla Basilica di San Michele di Piano di Sorrento, un’altra tovaglia d’altare alla Chiesa parrocchiale di S. M. di Galatea a Mortora, tre tovaglie a Castellammare di Stabia ed una a Pacognano (fraz. di Vico Equense). Numerosi le “palle” e “corporali” (i copricalici) da lei realizzati ed oggi gelosamente custoditi ed utilizzati nelle chiese di Piano, Gragnano, Sant’Agnello ed addirittura a Muggia (comune triestino di confine con la Slovenia) e nella rinomata e prestigiosa Abbazia di Cava de’ Tirreni. Competenza, tenacia, pazienza e tecnica sono le parole d’ordine di questo artigianato che rischia di estinguersi nell’area sorrentina. Senza retorica, speriamo che questo breve articolo susciti un interesse nelle ragazze nostrane. L’arte del tombolo non può e non deve morire».

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