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Piano di Sorrento, Corso dei Capitani: il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

Certamente Via San Giovanni è una delle strade più antiche di Carotto, costituendo con Via Savino, il collegamento tra la parte alta del paese e la marina. L’antico sistema viario congiungeva la via Minervia, il Luogo di Carotto (Via S.Margherita) con l’area sacra del paese che comprendeva tre chiesette attaccate l’un l’altra: San Michele, S. Maria di Monserrato e la Madonna della Neve. Presso le tre chiese la strada si biforcava, da un lato Via Savino e, dall’altro Via Gottola che proseguiva fino a San Giovanni, considerato un vero e proprio casale o “luogo di Cassano”, per distinguerlo dalla Marina. È molto probabile che, l’antico Cassianus, già ai tempi di Roma, proprietario della Marina, estendesse le sue proprietà anche sui terreni sovrastanti. Infatti, la strada che congiunge Gottola con San Giovanni, ancora oggi si chiama Via Cassano.
Nel 1326 i sacerdoti Giovanni Maresca ed Amato Cota ottennero dall’Arcivescovo di edificare una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, col diritto, per sé e gli eredi, di nominarne i rettori e la dotarono di cospicue rendite e l’obbligo di celebrarvi messa il lunedì. Nei secoli successivi restò di proprietà solo della famiglia Maresca, la quale l’apriva al culto nei mesi estivi, ritenendola troppo umida e fredda per i restanti. Lo stile gotico imperante in quel periodo è leggibile nella facciata svettante della cappella che ha una piccola torre campanaria e l’atrio chiuso da un cancello. La pala d’altare raffigura la Madonna, San Giovanni Battista e San Sebastiano.
Per secoli, sembra incredibile, San Giovanni è stata la strada elegante del paese, quella della gente che conta, la “Carotto bene”, dove abitavano capitani, armatori e caratisti, tanto da essere chiamata “Corso dei Capitani” e vi era l’ingresso principale di due edifici aristocratici: Villa De Stefano ed il grande Palazzo Sopramare dei Maresca di Serracapriola. Bellissimo il portale della casa, quasi di fronte alla cappella, in stile gotico-catalano.
L’anno 1799 e le vicende collegate alla sfortunata Repubblica Napoletana, finirono per sconvolgere profondamente la vita di questa strada. Aderirono alla Repubblica molti dei capitani che vi risiedevano, forse per emulare o seguire alcuni membri della famiglia dei Serracapriola. Quando vi fu la restaurazione ed il ritorno dei Borbone, dovettero scappare nottetempo, utilizzando, verosimilmente, i leggendari cunicoli che collegano il Palazzo di Sopramare con Gottola e ripararono all’estero. I Borbone stilarono un elenco di dieci nominativi di uomini del Piano, ai quali non avrebbero mai concesso il perdono e, per disprezzo, fecero scalpellare gli stemmi in pietra, sui portali dei loro palazzi. Ancora oggi quegli stemmi gentilizi sfregiati, restano a perpetua memoria di quella drammatica pagina di storia, ormai lontana.
L’apertura delle strade di Madonna di Rosella e Francesco Ciampa, spaziose e più adatte al traffico di carri e carrozze, finì per mettere in ombra in modo definitivo Via San Giovanni, strappandole il ruolo di collegamento del centro con la marina. Villa De Stefano spostò l’ingresso su Via Ciampa ed il Palazzo di Sopramare venne a trovarsi su Via Madonna di Rosella.
Chi oggi percorre Via San Giovanni, difficilmente può immaginare l’opulenza dei suoi anni d’oro. Una strada è fatta di case e palazzi, chiese ed altro, ma principalmente della gente che vi abita e, nel giugno del ’99, San Giovanni vide fuggir via precipitosamente tutti i suoi vip, che non sarebbero tornati mai più. Il luogo fu restituito al popolo che ancora oggi lo vive al riparo del caotico traffico cittadino. Forse sono in tanti a non sapere quanta e quanta storia vi è passata!

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