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Nel decreto Pnrr due miliardi per il superbonus del turismo

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Nel decreto Pnrr due miliardi per il superbonus del turismo. Ne parla Francesco Bisozzi in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Due miliardi per il turismo. Nel decreto per accelerare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, atteso oggi in Consiglio dei ministri, ci sono innanzitutto 1,8 miliardi per il superbonus dell’80 per cento per hotel e non solo. Previsti anche contributi a fondo perduto e aiuti per le piccole e medie imprese del settore. Oltre a un credito d’imposta per agenzie di viaggio e tour operator che vogliono digitalizzare i propri servizi. Il tempo stringe. Si tratta di tutti interventi su misura, spiegano dal ministero del Turismo, pensati per risollevare uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia.

LA ROADMAP Nei giorni scorsi il premier Mario Draghi aveva annunciato nuovi interventi per mettere le ali al Pnrr. «Ci saranno una serie di misure che iniziano a implementare gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per quanto riguarda il turismo, il decreto in rampa di lancio vale circa 2 miliardi di euro, che per effetto della leva finanziaria genereranno 5 miliardi di risorse aggiuntive. Lo scopo è quello di migliorare la qualità delle strutture ricettive tricolori», ha spiegato il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Più nel dettaglio, verrà calato a terra un superbonus dell’80 per cento per le imprese alberghiere, gli agriturismi, le terme, gli stabilimenti balneari, i porti turistici, i parchi tematici, le fiere e i congressi. Gli interventi dovranno essere finalizzati all’incremento dell’efficienza energetica delle strutture. Alla riqualificazione antisismica. E all’eliminazione delle barriere architettoniche.

I PALETTI Per poter accedere all’incentivo i lavori dovranno risultare conclusi entro la fine del 2024. Il superbonus dell’80 per cento potrà essere ceduto o utilizzato come credito d’imposta per non pagare tasse e contributi. Previsto anche un contributo a fondo perduto fino a 40mila euro per le strutture ricettive. Contributo che salirà a 50mila euro se a richiederlo sarà un’impresa del Sud o a 60mila euro per le aziende a conduzione rosa o giovanile (under 35). In linea di massima l’aiuto sarà erogato in un’unica soluzione al termine degli interventi, ma in caso di bisogno documentato si potrà ricevere un anticipo del 30 per cento. Spazio anche a una sezione speciale del Fondo di garanzia Pmi per supportare quasi 24mila investimenti, con garanzie per 2,7 miliardi di euro, rivolti alle imprese del Sud, alle nuove attività under 35 e a quelle femminili. Inoltre: un fondo di rotazione, di cui beneficeranno stando alle previsioni 300 medie aziende, garantirà il 35 per cento delle spese e dei costi ammissibili per il 2022 e per il 2023 nel limite di 40 milioni di euro e di 50 milioni per gli anni dopo. Infine, il decreto prevede un credito d’imposta per la digitalizzazione dei servizi delle agenzie di viaggio e dei tour operator, con cui coprire il 50 per cento dei costi sostenuti dai soggetti beneficiari. In questo caso il tetto massimo sarà di 25mila euro.
Verranno distribuiti tra il 2022 e il 2025 circa 100 milioni alle aziende interessate per l’acquisto di siti e portali web e per l’automatizzazione dei servizi di prenotazione e vendita di alloggi e pernottamenti. Nel frattempo però il governo ha già calato a terra numerosi interventi per rilanciare un settore che prima della pandemia valeva 13 punti percentuali di prodotto interno lordo e che ancora fatica a tornare ai livelli del 2019. Alla fine di agosto è stata sbloccata l’erogazione di 430 milioni di euro per gli esercenti degli impianti di risalita a fune, che è andata a sommarsi allo stanziamento di 40 milioni di euro a favore dei maestri e delle scuole di sci. Il turismo della neve in questa fase ha la priorità. È stata lanciata anche una banca dati ad hoc per una mappatura totale delle strutture ricettive tricolori. Dulcis in fundo, Garavaglia ha chiesto la settimana scorsa di estendere da tre mesi a un anno il visto turistico, in modo da intercettare una particolare forma di turismo legata al fenomeno dei nomadi digitali, gli smart worker che lavorano dall’estero, destinata a crescere ulteriormente il prossimo anno secondo le previsioni degli addetti ai lavori.

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