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La riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Ora o mai più”

Riportiamo la profonda ed interessante riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni incentrata sul brano evangelico di oggi:

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Ecco la riflessione dell’Ufficio Catechistico: «Carissimi/e catechisti/e, fratelli e sorelle, sono cosciente: con questo titolo posso sembrare esagerato, ma in questo momento ho davanti agli occhi le file di teenagers eccitate ed accalcate davanti ad un cancello di qualche hotel di questo mondo, in attesa di incontrare “l’idolo” ed il bello di turno: chi sarebbe in grado di spostarle di là? Quale motivo potrebbe essere importante a tal punto da farle lasciare quel posto? Che cosa non sarebbero disposte a compiere pur di incrociare i suoi occhi o di ricevere una stretta di mano o un autografo? Inoltre, è vero che questa è una scena che da un po’ di tempo non vediamo, ma mi fa enormemente piacere spirituale, tanto da raggiungere lo stesso godimento di un gatto con le fusa, sapere che dentro, nelle vene più intime, di quest’episodio del Vangelo di questa trentesima domenica del tempo ordinario ci sta l’irruenza travolgente, l’entusiasmo incontenibile e l’urto irrompente dell’impeto giovanile; perciò lasciatemi scrivere adesso, anche se so che forse non è ben collocato, che Bartimeo ha messo a nudo chiaramente la malattia e la piaga cancrenosa del nostro cristianesimo: la vecchiaia e la stanchezza! Quest’uomo ha fatto balzi di gioia quando ha sentito che di là passava Gesù, il Nazareno, la speranza messianica fatta carne. Ha sentito che passava, come sentono i non vedenti, cioè con una sensibilità tutta particolare ed un’acutezza di percezione unica e straordinaria; questo sentire tutto umano, abbinato alla fede sincera, sofferta e profonda gli permette di avere la certa sensazione che quella è la grande occasione della sua vita, quella che per niente al mondo egli si può concedere “il lusso” di perdere: che conta allora quel mantello che sembra, nel liberarsene, rappresentare la vita vecchia, quella che, invece, è destinato, per vocazione, dono ed elezione ad abbandonare per sempre?

Carissimo Bartimeo, che bello, il Vangelo mi consegna, un poco stranamente, anche il tuo nome; sai, sono io che ti vedo innanzitutto mendicante, ma con una ferita lancinante ed una speranza nel cuore, coltivata per tantissimi anni e chissà quante volte, come anche in questo caso, umiliata e mortificata dalla nostra becera insensibilità. Io voglio chiederti un dono grandissimo: il Vangelo non mi dice poi se sei riuscito a seguire Gesù per il restante della tua esistenza, ma certamente ti pone davanti agli occhi del mio cuore come modello da seguire: ti chiedo di intercedere per noi e donarci una fede giovane, fresca come l’acqua, capace di grandi gesti, entusiasta, viva come un’anguilla irrefrenabile; lo sai perché oso chiedertela? Perché il nostro modo di aderire a Gesù, oggi, a me sinceramente sembra essere proprio stanco e vecchio, appesantito dagli anni e soprattutto da una fede mai scelta ed abbracciata con il cuore, lontanamente da noi, pensata e voluta. Siamo discepoli stanchi e forse, sai che ti dico, che è Gesù che penso si sia un poco stancato di noi e del nostro modo di stargli dietro, con una fede appiccicata addosso a noi con “la saliva”, tra uno sbadiglio ed una lamentela, tanto per…Oggi la Chiesa ti pone davanti agli occhi della nostra fede, come modello e ti dico che per davvero la potenza che parla nei tuoi gesti non è affatto passata di moda o ha perso i suoi decibel; da noi invece, e per le nostre strade, Gesù oggi continua a passare e noi restiamo belli comodi nei nostri palazzi e nelle nostre svogliatezze e pigrizie, chiusi nei nostri preconcetti e mal disposizioni, sia nei giorni feriali che in quelli festivi: e non solo! Non abbiamo nemmeno il pudore di saperci così e continuiamo a chiamarci seguaci del Maestro, perché siamo ciechi e non sappiamo di aver bisogno, come quella Chiesa dell’Apocalisse, di tantissimo collirio!

Don Luigi, cieco servo, in cerca di luce».

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