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La grande urgenza di oggi: lavoratori privi di rappresentanza politica

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La grande urgenza di oggi: lavoratori privi di rappresentanza politica. Decisamente le forze dell’ordine italiane necessitano di essere resettate. Guanti di velluto e toni melliflui con le sparute e scalcagnate bande di scalzacani guidate da Fiore e Castellino, accompagnate soavemente all’assalto della Cgil, fuori misura e inutilmente violente con i No-Pass che manifestavano pacificamente ieri a Trieste, assaltando con idranti e manganelli perfino innocue famigliole. In questi casi, specialmente in Italia, terra per eccellenza di misteri irrisolti, si è sempre tentati di intravedere qualche solerte manina animata da intenti politici e oscure confraternite. O forse, come suggerisce Erri De Luca, si è trattato solo di crassa incompetenza, altro tratto purtroppo ricorrente delle nostre goffe burocrazie, armate o meno.

Quel che è certo è che quel capolavoro di ambiguità che risponde al nome di Green Pass, al di là dei suoi effetti discutibili sull’incremento del numero dei vaccinati, sembra aver costituito una manna non solo per le case farmaceutiche, in particolare di quelle specializzate in tamponi, che riceveranno milioni di euro di incassi addizionali a spese dei cittadini, ma anche per il governo Draghi che sta avendo buon gioco ad isolare e reprimere un movimento composito, inesperto e confusionario di gente spinta più che altro da paure e paranoie più o meno irrazionali. Se l’opposizione è oggi costituita da quelle poche migliaia di persone di varia estrazione che si sono ritrovate in piazza per criticare il Green Pass, facendosi agevolmente strumentalizzare da personaggi sprovveduti anche se a volte bene ammanicati colle questure come i nazisti della parrocchietta, e ricevendo imbarazzati assist da parte di destre a loro volta visibilmente allo sbando, c’è ben poco da stare allegri e Draghi continuerà a lungo a regnare incontrastato sugli italici destini.

In questo Paese, invece, c’è oggi più che mai bisogno di una seria opposizione politica, sociale e culturale. La grande manifestazione dei sindacati confederali di sabato scorso e, prima ancora, i combattivi e partecipati cortei promossi dai sindacati di base il lunedì precedente, dimostrano l’esistenza di una base operaia e popolare che innanzitutto è fortemente antifascista, ma poi anche e soprattutto attenta agli aspetti sociali, chiedendo che finalmente in Italia si tenga conto di chi è stato il vero protagonista della resistenza al Covid e dell’attuale ripresa economica, e cioè le lavoratrici e i lavoratori di ogni settore, dalla sanità alla scuola, dall’industria ai servizi.

Uno dei peggiori commenti che ho avuto modo di leggere alla grande manifestazione di sabato è quello del menestrello draghiano, nonché fondista di Repubblica, Francesco Merlo, il quale sulle pagine del suo giornalone di domenica lamenta il tono a suo dire eccessivamente nostalgico di certi slogan che le sue inorridite orecchie hanno avuto modo di ascoltare alla manifestazione. Con ciò, Merlo si fa portavoce di tutti coloro, i cosiddetti “moderati” che in Italia sono soprattutto esponenti del ceto politico colle loro appendici nei mondi dell’informazione e impresariale, i quali sgomitano per accaparrarsi la rappresentanza di un settore sociale in buona parte del tutto immaginario. Merlo & C. si irritano perché il ricorrere di determinati slogan che già si sentivano negli anni Sessanta e Settanta rappresenta la continuità di un sentimento antifascista e di classe che vorrebbero sradicare del tutto per poter meglio dominare le persone, private di ogni memoria storica e cultura alternativa.

Non è del resto casuale che il supplemento economico Affari e finanza del giornale di Merlo si sia prodotto lunedì 18 ottobre, in uno sperticato elogio dell’impresa e degli imprenditori, a loro avviso evidentemente unici eroi e protagonisti della fase attuale. Non una parola sulle lavoratrici e i lavoratori, licenziati, precari, sfruttati e uccisi negli incidenti sul lavoro. Difficile trovare una migliore e più evidente conferma del carattere apertamente di classe di certa stampa (la maggior parte) e del sistema politico, imperniato su Draghi, che tale stampa sostiene.

Chiunque invece voglia che la democrazia italiana abbia un futuro deve pensare in modo sempre più puntuale alle lavoratrici e ai lavoratori, che oggi sono sostanzialmente privi di rappresentanza politica e la cui rappresentanza sindacale lascia spesso purtroppo a desiderare. Altrimenti si profilano forme di autoritarismo fortemente legate, come osservato, da pulpiti differenti, da Alessandro Di Battista e da Luciana Castellina, alla crescente egemonia della finanza di cui lo stesso Draghi è il rappresentante più autorevole ed intelligente.

Occorre quindi ricostruire un’opposizione fortemente radicata fra i lavoratori e fra tutto il popolo italiano, comprese le componenti di immigrati sempre più importanti qualitativamente e quantitativamente. Un grande aiuto lo può dare un grande leader spirituale come Papa Francesco che, con toni sempre più chiari e cristallini, condanna senza riserve l’attuale sistema capitalista basato sullo sfruttamento selvaggio delle persone e delle risorse, che sta portando il pianeta intero verso la catastrofe.

Fonte Il Fatto Quotidiano

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