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Casi in aumento in Austria, ma il lockdown sarà solo per i non vaccinati

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Casi in aumento in Austria, ma il lockdown sarà solo per i non vaccinati. Ne parla Francesco Malfetano in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

A quasi un anno dall’inizio delle vaccinazioni anti-Covid ormai si sa, di pandemie ce ne sono due. Una degli immunizzati con contagi sotto controllo e pochi ricoveri. E una dei non vaccinati, più esposti di chiunque altro al rischio di contrarre forme gravi della malattia. Proprio per questo il governo di un Paese confinante all’Italia, l’Austria, ha appena deciso che, qualora i dati epidemiologici dovessero peggiorare e con essi i tassi di occupazione delle terapie intensive, imporrà sì un nuovo lockdown ma solo ai non vaccinati.
L’annuncio del piano di Vienna giunge mentre il Paese si trova ancora al primo dei cinque livelli di allerta previsti, il meno grave. Ma nell’ultima settimana i contagi sono aumentati e dal primo novembre scatterà anche in Austria l’obbligatorietà del green pass per accedere al luogo di lavoro, la cosiddetta regola delle 3G – geimpft (vaccinati), genesen (guariti da non più di sei mesi) o getestet (testati): una norma che in caso di aggravamento della situazione epidemiologica si farebbe ancora più restrittiva, fino a escludere anche la validità dei tamponi.
Una misura forte, è chiaro, che però piace molto da questa parte delle Alpi. Tant’è che in passato la si era valutata anche per l’Italia, specie perché porta con sé più di un vantaggio. Non solo permette di tutelare la salute dei cittadini senza penalizzare l’intero sistema economico o bloccare tutte le attività, ma anche perché spinge verso l’immunizzazione «esitanti e procrastinatori» come ha spiegato il ministro della Salute austriaco Wolfgang Mueckstein. D’altronde in Austria attualmente il 70 per cento della popolazione vaccinabile (over 12) ha completato il ciclo vaccinale, mentre il 74 per cento ha ricevuto almeno una dose. Segnando però nelle ultime settimane una significativa riduzione del ritmo delle immunizzazioni nonostante l’obbligo di Ffp2 per i soli no-vax e l’imposizione di una sorta di Green pass (certificato vaccinale o di guarigione, tampone negativo, valido però per 24 ore) per accedere a ristoranti, bar, luoghi culturali, hotel, impianti sportivi e centri benessere.
«Tutte le persone non vaccinate – ha spiegato il neo-cancelliere Alexander Schallenberg – devono essere consapevoli che non sono responsabili solo della propria salute, ma anche di quella degli altri. Non permetterò che il sistema sanitario venga sovraccaricato perché ci sono ancora persone che esitano nel farsi vaccinare. Non vediamo la pandemia nello specchietto retrovisore, stiamo invece andando verso una pandemia dei non vaccinati, visto che la maggior parte dei pazienti in terapia intensiva non è vaccinata».

I NUOVI STEP E per farlo, il premier ha deciso di aggiungere due ulteriori step ai tre già esistenti nel piano anti-pandemia del Paese. Due aggiunte pensate per fasi eventualmente più critiche: nella penultima, l’accesso ai luoghi di ritrovo e agli eventi non sarà più consentito a chi presenta un tampone negativo, ma servirà essere vaccinati o guariti. Nell’ultima fase, che scatterà se ci saranno più di 600 posti letto occupati in terapia intensiva (o il 30 per cento del totale), le persone non vaccinate contro il Covid torneranno invece a un vero e proprio lockdown, in cui sarà loro consentito uscire da casa solo per motivi di necessità o urgenza (come lavorare e fare la spesa). Tutti gli altri invece continueranno a seguire le attuali restrizioni.
Tuttavia bisogna precisare che, al netto di un recente aumento di casi, ad oggi sono circa 220 i posti letto occupati da pazienti Covid e il temuto lockdown è fortunatamente un miraggio. Ma il modello austriaco è già pronto a fare scuola.

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