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Amalfi, il giornalista Sigismondo Nastri: “La devozione mariana di San Giuseppe Moscati”

Riportiamo l’interessante post del giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri che ci guida alla scoperta della devozione mariana di San Giuseppe Moscati: «La devozione mariana fu una costante della vita del professore Giuseppe Moscati. Lo confessò lui stesso a Bartolo Longo il 20 luglio 1922 (la missiva è conservata nell’archivio della Curia arcivescovile di Amalfi): “… Dalla mia infanzia mi sono inteso trasportato verso la terra, ove la Regina del Rosario ha attratto tanti cuori e operato tanti prodigi… Sempre che posso, faccio una scappata a Pompei – cosa ormai moltissime volte proibitami dalla assillante mia professione. Ma sempre che col treno passo per recarmi lontano, in consulti, cosa questa frequentissima, il mio sguardo e il mio cuore è lì, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio, su cui s’innalza l’immagine della Vergine!”. L’illustre clinico napoletano fu canonizzato da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987. Al termine del solenne rito, nella piazza San Pietro, dov’erano confluiti oltre centomila fedeli, il Santo Padre ne illustrò la figura, definendolo “anticipatore e protagonista di quell’umanizzazione della medicina, avvertita oggi come condizione necessaria per una rinnovata attenzione ed assistenza a chi soffre”. E iniziò il discorso, all’Angelus, proprio ricordando la venerazione del Moscati per la Madonna di Pompei. «Il nostro pensiero – disse – si volge oggi al santuario della Beata Vergine in Pompei, santuario molto caro al dottor Moscati… Egli vi sostava frequentemente nei suoi viaggi ad Amalfi, Salerno, Castellammare, per visitare qualche infermo o in altre circostanze. “Quanta dolcezza provo – confidava ad una persona di sua conoscenza – nel comunicarmi nel Santuario di Pompei! Ai piedi della Madonna mi sembra di diventare più piccolo, e Le dico le cose come sono!”».

L’amore per la Madonna lo aveva spinto, nel 1923, a compiere l’esperienza del viaggio a Lourdes. “… Attorno alla Grotta – si legge in una lettera inviata allora ai fratelli – non manca mai gente, anche dopo la Messa, perfino la notte. Durante queste funzioni l’immagine della Vergine, al punto stesso ove apparve, diviene supremamente bella”. Mons. Ercolano Marini, autore della prima biografia dell’illustre clinico napoletano, scrive: “Figliuolo devoto e affezionato di Maria, il prof. Moscati si diletta di onorarne con speciali pratiche la Concezione Immacolata. E’ fedelissimo nel frequentare la quindicina, che ogni anno segue la festività nella chiesa di S. Nicola da Tolentino. Il freddo, la pioggia, il lavoro, nulla è capace di trattenerlo dal partecipare al pubblico omaggio, che si rende alla cara Madre Celeste, da lui onorata, anche sotto molti altri titoli approvati dalla Chiesa, ma più appassionatamente sotto l’invocazione, diventata così popolare dal 1854, dopo la definizione dommatica di Pio IX” (in E. Marini, Il prof. Giuseppe Moscati della Regia Università di Napoli, Tip. Francesco Giannini, Napoli 1929. Ved. anche: Antonio Tripodoro S.I., “Il prof. Moscati fervente nel culto dell’Immacolata”, in “Il Gesù Nuovo”, novembre-dicembre 2005).

Una volta, a Napoli, su una ricetta consegnata ad un ammalato, affetto da una grave infermità, all’elenco dei farmaci da assumere, il professore Moscati fece seguire una postilla: “Tornando in Amalfi, fermatevi a Valle di Pompei, confessatevi e comunicatevi. Questa è la prima medicina”.

Quando il suo amico Antonio Nastri (fratello di mio nonno), che esercitava la professione medica ad Amalfi, gli pose domande sulla possibilità, per un laico, di raggiungere la perfezione evangelica (cfr. Sebastiano Esposito S.I., “Il Prof. Giuseppe Moscati e il Card. Tedeschini”, in “Il Gesù Nuovo”, n. 6, nov-dic. 1999; Alfredo Marranzini, Giuseppe Moscati, vol. I, Edizioni ADP, pp. 329-331), il Moscati, in data 8 marzo 1925, rispose che, in ogni condizione sociale, si può fare del bene. […] Il medico si trova poi in una posizione di privilegio, perché si trova tanto spesso al cospetto di anime che, malgrado i loro passati errori, stanno lì lì per capitolare, e far ritorno ai principi ereditati dagli avi, stanno lì ansiose di trovare un conforto, assillate dal dolore. Beato quel medico che sa comprendere il mistero di questi errori, e infiammarli di nuovo! Ma è indubitato che la vera perfezione non può trovarsi, se non estraniandosi dalle cose del mondo, servendo Iddio con un continuo amore, e servendo le anime dei propri fratelli, con la preghiera, con l’esempio, per un grande scopo, per l’ ‘unico scopo’ che è la loro salvezza eterna. […]”. Alla morte, avvenuta il 12 aprile 1927, le testimonianze rese dal Nastri contribuirono a creare le premesse per l’avvio del processo di beatificazione.

Curando i corpi, insomma, il Moscati era capace di giungere fino alle anime, ottenendo già con la parola – notò l’arcivescovo Mons. Ercolano Marini, suo primo biografo – “mirabili effetti”. Ecco, ad esempio, cosa aveva scritto, il 29 aprile 1922, a Consolina Santero, signorina di buona famiglia, che attraversava un periodo di depressione per il risultato insoddisfacente di un esame: “Mi è capitato di leggere, trovandomi a casa del mio amico l’avvocato Riviello [antenato di mia moglie, ndr], una vostra lettera, allora pervenuta alla sorella Ginevra… Perché mi è stata pôrta a leggere quella sconsolatissima lettera? Perché sono un medico, e mi è lecito penetrare nei segreti di ogni anima. Io non comprendo tanto vostro sconforto! Somigliate per altro moltissimo ai nostri studenti alla vigilia degli esami: durante l’anno, ilari, spensierati, poco amici del tavolino di studio; in prossimità della fine dell’anno tutti mogi mogi, pessimisti; imprecano contro la vita e le fatiche e i dolori!… Via, siate superiore, e tirate innanzi, ché la vita è gioconda! E – a questa massima epicurea – aggiungo un’altra sommamente cristiana. E’ necessario vivere, per compiere il bene ad ogni istante. E per compiere il bene, è assolutamente doveroso resistere a tutte le tentazioni di riposo, di sfibramento. Vincete voi stessa. Mangiate bene e iper-nutritevi; la notte dedicatela a dormire e non a pensare a mille cose angosciose… E Iddio vi ridonerà la serenità, e alla vostra famiglia la gioia di sapervi bene”. La lettera, in fotocopia – è ipotizzabile che l’originale sia all’Archivio Moscati a Napoli -, la trovammo a Salerno nell’abitazione della Santero [parente di mia moglie] quando lei morì, in veneranda età. Ritengo che si tratti di un documento straordinario e di scottante attualità, in un’epoca caratterizzata da crisi esistenziali, specialmente a livello giovanile. Altro che sedute di psicoterapia, così di moda!».

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