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Vico Equense, San Michele Arcangelo: anche Monte Faito in festa per il suo patrono e guerriero

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Oggi si festeggia San Michele arcangelo, guerriero e santo patrono di Monte Faito al quale furono devoti, tra il VI e il VII secolo, il monaco Antonino Cacciottolo, meglio noto come Sant’Antonino di Sorrento e San Catello Vescovo di Stabia, tuttavia, un testo del 1842 colloca la festa di San Michele sul Monte Faito (anticamente chiamato Monte Aureo) in data 29 luglio.

Di seguito un breve stralcio dal libro «Cenno storico-descrittivo della città di Castellammare di Stabia» di C. Parisi (1842):
CENNO STORICO DEL MONTE AUREO
«Alcuni autori lo dicono Gauro ma il monte Gauro l’è quello tra Baia situato e Pozzuoli. Molti lo chiamano pure Monte Sant’Angelo dalla chiesa di S. Michele arcangelo ivi edificata. Esso à verso Nord Stabia e Sorrento ed al Sud Agerola sovrasta Praiano ed Amalfi. S. Catello antico Vescovo Stabiano viveva coll’Abate S. Antonino per molto tempo vita eremitica sul monte Aureo in una grotta entrambi ritirati che tuttavia grotta di S. Catello si chiama. Ivi appariva loro visibilmente S. Michele, onde nella sommità del monte nel luogo dell’apparizione incontro alla grotta una piccola cappella a suo onore alzavano di legna dapprima ed indi di pietre, ed in essa era la statua di marmo di S. Michele situata e quelle colonnette che l’antica tradizione dice aver S. Catello seco lui da Roma trasportate.
Sino all’anno 1820 vi si è con molta gioja ed infinito concorso la festa di S. Michele celebrata nel 29 luglio di ogni anno, e nel 1° agosto la dedicazione della chiesa. E nella festa di S. Michele tutti ne sospiravano il miracolo che mentre dai canonici ed eddomadari della cattedrale s’inalzava nel Vespro il canto della Magnificat vedevasi la statua cambiare in pallido colore ed abbondante sudore versare che in fervoroso zelo veniva dai fedeli religiosamente col cottone raccolto. Siffatto miracolo era la gioja di tutti e la speme dei loro voti; che anzi nel 14 giugno del 1558 una buona mano di Turchi con innumeri galee incadeva la città di Sorrento – la saccheggiava e molti cittadini a dura schiavitù seco rapiva. Una folla di Sorrentini rifugiatisi sul monte Aureo alla fervente orazione unendo le lagrime prostrati alla sacra immagine soccorso pregavano alla comune sventura.
Il miracolo del sudore faceva rinascere la pace negli afflitti cuori – ne rilevava l’esaudimento dei voti ed i Turchi nel vegnente mattino da Sorrento salpavano e gli schiavi di un giorno ritornavano anelanti al caro amplesso dei congiunti. Dalla edificazione della mentovata cappella l’è questa sempre alla diocesi Stabiana appartenuta. Eppure nel principio del XIII secolo sorgeva contesa per esse tra gli Stabiani e la diocesi di Lettere imperché la città di Pimonte la più prossima e contigua al Monte Aureo era nella diocesi Lettere annoverata.
E l’imperatore Federico II con decreto 30 settembre 1230 disponeva la detta chiesa con tutte le sue rendite e pertinenze alla diocesi di Castellammare appartenere. Altri autori pur ci conservano che nello stesso anno la badia del Monte Aureo occupata era da un tal Guarmerio e che poi con imperiale disposizione di papa Clemente VII e da Giovanni XII confermata era alla mensa Vesovile Stabiana restituita. Nel 2 decembre 1266 con sentenza della curia metropolitana di Sorrento era pure decisa a favore di Castellammare di Stabia la stessa quistione tra il vescovo di questa e l’arcivescovo Sorrentino.
Dopo qualche tempo la curia Romana conferiva tale badia come semplice beneficio, onde vescovo Giovanni Fonseca ne ricorreva a papa Paolo IV, che con bolla del 1546 alla di lui mensa la ridava; ma morti entrambi papa Pio IV la concedeva ad Antonio Villamarino. Quindi Monsignor Antonio di Lauro verso l’anno 1562 la univa alla massa capitolare, ma prima n’era già in possesso il capitolo come da validi documenti pur si rileva. Più tardi con sentenza del 1590 mossa dalle vane pretenzioni del vescovo di Lettere era pure dal vicario Apostolico al vescovo ed al Capitolo di Castellammare renduta. Intanto la curia Romana conferiva pure a beneficio la detta Badia, onde nel 1606 sotto il vescovile governo di Quiros n’era investito certo Marcantonio Ferretti, per locché accesasi lite n’era decisa a favore del nostro Capitolo della stessa Curia Romana.

Finalmente con altra bolla pontificia era alla stabiana diocesi il possesso assicurato della ripetuta chiesetta, onde ne à sempre dappoi pacificamente goduto. Di presente la cappella del Monte Aureo ristaurata non à guari tempo dopo il danno recatole da un fulmine o da altra imprevveduta cagione è con ispeciale permesso della nostra curia vescovile aperta soltanto al religioso zelo del fedele che chiede visitarla. E però il pio desiderio della festa di S. Michele sul Monte Aureo è nel cuore di tutti. Dal paese molte festanti compagnie durante la propizia stagione vi si recano ed i loro racconti – le vedute bellezze molti ne animano, e da tutti ne fanno sospirare il delizioso ed ameno viaggio»

san michele faito

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