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Vico Equense: concorso di scrittura creativa foto

Istituto Comprensivo Costiero- Cerimonia di premiazione Concorso fotografico e scrittura creativa” I riflessi dell’ anima : accendiamo una speranza” - presentazione della pubblicazione. Chiostro SS Trinità e Paradiso- Vico Equense.

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Il concorso di scrittura creativa “I riflessi dell’anima: accendiamo una speranza” realizzato nell’ ambito delle attività ed iniziative del progetto Lettura dell’ Istituto Costiero, ha dato voce alle emozioni e alle riflessioni di ragazzi che hanno vissuto, nel contesto della pandemia, una esperienza di vita del tutto inaspettata. A ben vedere, sono stati proprio i ragazzi i più “penalizzati”: ad essi il Covid-19 ha imposto sacrifici che, in un’età di crescita e cambiamento, si sono tradotti in vere e proprie privazioni. Sono venute meno le relazioni sociali e la scuola in presenza. Stanchezza, incertezza e preoccupazioni hanno preso il sopravvento, e la socialità a distanza ha cercato di supplire, ma riuscendoci solo in minima parte, all’assenza della socializzazione vera e propria.
Molti ragazzi hanno reagito positivamente e si sono fortificati in questa esperienza, ma questi mesi lasceranno comunque un segno indelebile.
Il libro, raccoglie racconti intensi, che hanno una grande forza evocativa. Partono magari da una foto, magari da un ricordo, e catturano un attimo particolarmente significativo in forma di sogno fantastico o di racconto arguto.
Il tema del concorso era la speranza, e i ragazzi hanno saputo trovare corrispondenza nell’immensità del cielo, in un tramonto colorato, in un raggio di sole che si fa spazio
tra le foglie, in una piantina che cresce in una roccia e che seduce ed attrae per la sua fragile delicatezza.
La bellezza della natura è la grande protagonista, il momento di conforto nelle difficoltà, la fonte di emozioni straordinarie, quelle che solo anime libere ed ingenue riescono a raccogliere in tutta la loro fragranza. Non mancano momenti in cui l’accento è posto sugli affetti familiari, sulle figure che danno valore e calore all’esistenza umana e restano punti di riferimento proprio nel momento in cui la paura assale e prende il sopravvento.
Sono i momenti dello smarrimento, quando si fa strada la necessità di sentire il calore di abbracci da troppo tempo negati, e il rumore dei baci che confermano un affetto profondo.
I racconti diventano, così, riflessi di ciò che l’anima percepisce, trasmettono il particolare modo di sentire dei ragazzi, la loro continua ricerca d’amore. Ed è sorprendente cogliere la profondità e la delicatezza del loro animo, che cela, anche dietro semplici parole, un’accesa capacità di coinvolgimento.
Danno, così, un dono prezioso anche a noi adulti e arricchiscono, col loro fare gentile, la convivenza umana.
Chi leggerà i racconti lo capirà subito: la speranza, i ragazzi l’avevano già ‘dentro’. Se no, come avrebbero potuto reggere il distanziamento fisico, la didattica a distanza, lo scombussolamento totale dei propri ritmi di vita? Come avrebbero potuto reggere le frasi cupe, gli sguardi preoccupati dei genitori? E le parole ossessive della televisione: contagi, decessi, saturazione dei reparti, coprifuoco…?
A ben vedere, i ragazzi sono più forti degli adulti.
Sarà perché percorrono il mondo senza il passo della tragedia, ma con l’andamento fresco del sogno. Sarà perché è connaturata alla loro età l’idea di un tempo infinito davanti. Sarà perché non hanno rinchiuso l’immaginario dentro i confini rigidi d’una muraglia cinese. E soprattutto non lo hanno bandito dal reale.
Sono più forti perché hanno la capacità spontanea di voltare le spalle al ‘mondo brutto’ – chiamandolo proprio così: “brutto” –, per poi avviarsi senza incertezze verso il ‘mondo bello’ che hanno nell’anima, con la spensieratezza sulle labbra. Come fanno coi giochi.
Inconsapevolezza? Certamente. Ma non è solo questo.
È anche la fiducia nel meglio, nel possibile meglio che ci sta di fronte. Ed è l’attesa serena del dono che, a ben vedere, la vita continuamente fa agli esseri umani.
Perché, alla fin fine, ci sono i lutti, i dolori, le paure, le tragedie; ma c’è anche la meraviglia del giorno che nasce, e ci sono i colori del giorno che dilegua cedendo il posto alle stelle. E c’è il canto armonioso del mondo, in quei continui trapassi di luce. E tutta la straziante bellezza del creato brilla con una speciale gradazione proprio negli occhi dei piccoli.
La luce, allora. Dopo il buio. La luce che già fa capolino nelle figure fantastiche – le bambole, i coniglietti sapienti – che affiancano gli esseri umani nel loro faticoso cammino e li portano dove è giusto che stiano. Dove dovrebbero davvero stare: immersi nella natura, intenti a rinsaldare con essa il rapporto di amicizia che questa nostra complicata modernità, così famelica e predatoria, continuamente tende a cancellare.
Un libro tenero, dunque, quello che abbiamo presentato stasera. Un libro che non pone interrogativi epocali e non dà spiegazioni. Un libro che però muove al sorriso fugace e qualche volta inumidisce gli occhi.
Fantasie di bambini? Sì. Ma quanto bisogno c’è di fantasie innocenti!
Ci sono necessarie, oggi più che mai. Come l’aria che respiriamo.
Servono ad alimentarci il cuore.

I vincitori
Astarita Diletta
Del gaudio Gioele
Dell’Amura Vita- Celentano Grazia

Ringrazio gli alunni dell’istituto Comprensivo “Costiero” per l’intelligenza e l’entusiasmo che hanno profuso in questo lavoro complesso di scrittura.
Poi un grazie gigantesco ai membri della giuria – dott.ssa Annalisa Donnarumma, assessore alla Cultura del Comune di Vico Equense; prof. Pasquale Iezza dirigente dell’ Istituto Comprensivo “F. Di Capua” di Castellammare di Stabia; dott.ssa Giovanna Starace, direttrice della Libreria “Ubik” di Vico Equense -, che hanno proceduto con professionalità e attenzione alla valutazione degli elaborati.
Un grazie di cuore al Sindaco e all’Amministrazione Comunale di Vico Equense, che hanno fattivamente sostenuto, come sempre, anche questa iniziativa del nostro Istituto.
Ed infine ringrazio Bruno Balsamo autore del quadro riportato in copertina “ la motonave Linda dei fratelli Savarese davanti al castello Giusso di Vico Equense”

Debora Adrianopoli

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