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Vaccini. Terza dose, Speranza: in Italia si parte subito

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Vaccini. Terza dose, Speranza: in Italia si parte subito. Ce ne parla Mauro Evangelisti in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in conferenza stampa parla di «risultato storico» con il Patto per Roma, perché tutti i Paesi del G20 hanno trovato l’intesa su un documento di 34 punti che rilancia il sistema universalistico sanitario e punta a vaccinare contro il Covid anche i Paesi in via di sviluppo. «Non era scontato, c’è stata una trattativa difficile». Non si pensa alla sospensione dei brevetti, ma al trasferimento delle tecnologie per delocalizzare la produzione anche in continenti come l’Africa in cui la percentuale di immunizzati è esigua. Poco prima della conferenza stampa finale, ai Musei Capitolini, però il professor Gianni Rezza, direttore Prevenzione del ministero della Salute, dice nei corridoi: «Io devo scappare, devo lavorare sulla terza dose, ormai siamo concentrati su quello».

ORGANIZZAZIONE E lo ripete anche Speranza ai giornalisti, parlando al fianco della statua originale di Marco Aurelio, «questo mese inizierà la somministrazione della terza dose». A chi? «Partiremo già da settembre con pazienti fragili come gli oncologici o i trapiantati. Su questo punto già Ema ed Ecdc si sono espresse. Poi analizzeremo i dati per proseguire con gli over80 e residenti Rsa e personale sanitario, che sono le prime categorie che hanno ricevuto il vaccino». Scontato che poi, a scendere, si vada al richiamo di settantenni, sessantenni, insomma si prosegua per categoria di età? In Israele lo stanno facendo, ma in Italia c’è maggiore prudenza. Lo ha detto in una intervista al Messaggero, il professor Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico: «Non c’è ancora una decisione sulla terza dose a tutta la popolazione, ma dovesse servire abbiamo vaccini sufficienti». Anche il professor Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema e consulente del commissario Figliuolo, a SkyTg24, dice: «Sugli immunodepressi andrà somministrata. Ma per tutte le fasce di popolazione sulla terza dose aspetterei la valutazione dell’Ema». Ecco, proprio ieri l’agenzia europea del farmaco ha annunciato che i pronunciamenti su questo tema sono imminenti: «Le persone con un sistema immunitario gravemente indebolito, che non raggiungono un livello adeguato di protezione dalla loro vaccinazione primaria standard, potrebbero aver bisogno di una dose aggiuntiva come parte della loro vaccinazione primaria, per questo è in corso la valutazione dei dati sull’uso di una terza dose di un vaccino mRNA (Comirnaty di Pfizer-BioNTech o SpikeVax di Moderna) in persone gravemente immunocompromesse, cioè con sistema immunitario indebolito». In parallelo, c’è la richiesta avanzata da Pfizer «per l’uso di una dose di richiamo del vaccino Comirnaty da somministrare sei mesi dopo la seconda dose a persone di età pari o superiore ai 16 anni». Pfizer sta fornendo i dati su uno studio che interessa 300 persone. Qualche giorno fa un’analoga richiesta di autorizzazione è stata inviata anche da Moderna. D’altra parte, i numerosi focolai segnalati nelle Residenze per anziani sono un campanello d’allarme: si mantiene altissima la protezione contro la malattia, ma non contro l’infezione.

CONTRADDIZIONI Resta però una stonatura, proprio alla luce del Patto di Roma in cui i Paesi del G20 si impegnano a sostenere, economicamente, con la cessione di dosi ma anche con il trasferimento di tecnologie, la vaccinazione nella aree povere: in Italia e in molte altre parti ricche del pianeta già si passa alla terza dose, nelle aree meno sviluppate, invece, stanno ancora aspettando la prima. Su questo Speranza replica: «Non possiamo disperdere il livello di protezione che abbiamo raggiunto nei Paesi dove la campagna è già avanti; sarebbe un errore perché significherebbe tornare indietro, ma contemporaneamente però bisogna fare una grande operazione in tutti gli altri Paesi del mondo. Le cose non devono essere una alternativa all’altra». Nel documento finale si legge: «In linea con l’Oms, sosteniamo l’obiettivo di vaccinare almeno il 40 per cento della popolazione globale entro la fine del 2021». Mentre i Paesi più poveri aspettano, in Italia resta uno zoccolo duro di persone che rifiutano il vaccino. Speranza: «Se abbiamo passato il mese di agosto con restrizioni limitate, se abbiamo avuto una vita molto diversa rispetto a quella che abbiamo conosciuto in passato, quando le restrizioni erano molto più forti, questo è avvenuto grazie soprattutto ai vaccini. Questa è la verità. Il mio messaggio continua ad essere molto netto alle persone che non hanno ancora avuto il vaccino, a chi lo ha avuto e sarà chiamato a fare una terza dose: il vaccino è la chiave per aprire la porta di una stagione veramente diversa. C’è una discussione in corso che ci porterà probabilmente anche a determinazioni per rafforzare ancora di più la nostra campagna. Penso all’estensione del Green pass, come già annunciato dal presidente Draghi, e ad ulteriori ipotesi che sono state dibattute».

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