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“uMani” installazione contro l’indifferenza, intervista al suo ideatore lo scrittore Flavio Pagano

Sofferenza e indifferenza sono stati d’animo che lo scrittore Flavio Pagano ha voluto ricreare con una installazione in ferro battuto, chiamata “uMani”. Realizzata in collaborazione con la giovanissima artista campana Raffaella Megliola, l’opera è stata presentata all’interno dell’Alzheimer Fest, evento che si è svolto a Cesenatico dal 10 al 12 settembre 2021. Alta circa 120 cm, larga 100 cm e profonda 35 cm, l’installazione pesa circa 17 kg e dispone di un impianto elettrico interno, con batteria ricaricabile, che alimenta 4 faretti che illuminano le mani dall’interno. “uMani” è stata realizzata in una fonderia-officina di Monteverde (Av), Comune campano vincitore del prestigioso “Access City Award” dell’Unione Europea, grazie al coordinamento tecnico di Tonino Vella e alle mani del fabbro Giso Alberto Vella. Ho contattato l’amico scrittore, giornalista e poeta Flavio Pagano autore di romanzi divertenti e irriverenti, ma anche acuti e toccanti, con i quali da anni racconta una malattia devastante come l’Alzheimer ma anche capace di calarsi nella cronaca sportiva più bella per descriverci lo sport più nobile, quello del “terzo tempo”: il rugby, a lui ho chiesto di raccontarmi per i lettori della nostra testata della sua iniziativa legata all’installazione “uMani”.

Cosa ti ha spinto a creare quest’opera d’arte? Raccontami come l’hai creata, perché hai scelto quella forma e quei materiali.

Le arti visive mi hanno sempre affascinato e adesso, nella maturità come scrittore, ho deciso di lasciar vivere tutte le mie passioni. Ci sono sentimenti che, per essere espresse appieno, hanno bisogno di linguaggi alternativi a quello delle parole. Io volevo realizzare qualcosa che potesse rappresentare con forza e immediatezza un monito alla solidarietà. Un oggetto che lanciasse un silenzioso grido contro ogni forma di indifferenza. E ho pensato alle mani. Perché le mani dicono tutto. Raccontano la storia stessa dell’umanità, i nostri sentimenti, le nostre paure e il nostro coraggio. Costruiscono e distruggono. Colpiscono e accarezzano. Quattro mani, due di adulti e due di bambini. Mani che annegano, che chiamano, che invocano aiuto, che si aggrappano, che cercano di afferrarsi tra loro, che fanno tutto meno che arrendersi. Così è nata “uMani”, un’installazione ferro battuto al grezzo e luce, perché in ogni mano c’è un piccolo faretto che la illumina dall’interno: il ferro per esprimere la durezza della vita, e la luce per la leggerezza dell’amore. Con lo stesso spirito sono nati anche i miei cortometraggi, realizzati per l’Alzheimer Fest (www.alzheimerfest.it), dei quali ho composto ed eseguito anche le musiche, pubblicati sul portale del Corriere della Sera: il pluripremiato “Mammamà“, l’ultimo nato, “Abbracciami” e in mezzo “Le ali di Guido“, dove racconto la storia di due straordinari personaggi: Carmelina Bisogno, giovane mamma che ha creato a Sant’Antonio Abate una vera oasi nel deserto nella lotta all’autismo (www.insiemeoltrelautismo.it) , e il suo meraviglioso figlio Guido, mattatore del film. Ne approfitto per dire che l’Alzheimer Fest, giunto alla sua quinta edizione, è una festa unica al mondo, un’idea geniale del giornalista Michele Farina, ispirata dalla voglia di abbattere realmente ogni barriera fra i cosiddetti sani e i cosiddetti malati. Del resto l’assistenza, la cura, sono grandi sfide dell’umanità dell’immediato futuro e in parte già del presente, perché l’allungamento della vita comporta trasformazioni sociali di enorme portata, che dobbiamo essere pronti ad affrontare.

“uMani” è una installazione itinerante, che risposte hai avuto dalle persone ma anche dalle istituzioni?

Sì, uMani è un’installazione itinerante. Verremo anche in Costiera amalfitana, grazie alla sensibilità di due donne attente e lungimiranti, Antonella Marchese, di Furore, e Anna Maria Caso, di Praiano. Espressioni di punta di un nascente fronte femminile che sta iniettando nella mia amata Costiera nuove, preziose energie. L’installazione è stata realizzata a Monteverde, ad opera di Tonino Vella, ispiratore di iniziative quasi incredibili per un comune di meno di mille anime, e Giso Alberto Vella, fabbro espertissimo, che ha riprodotto in ferro il disegno elaborato da una giovanissima artista campana, Raffaella Megliola, di appena diciotto anni, una futura architetta della quale sentiremo sicuramente parlare. Il viaggio è iniziato dunque dal castello longobardo di Monteverde, luogo che ho scelto non a caso: Monteverde, in Irpinia, oltre ad essere membro dei Borghi più belli d’Italia, è infatti l’unico comune italiano premiato dall’Unione Europea per il migliore progetto di accessibilità. Poi ci siamo spostati a Cesenatico, per esporla all’Alzheimer fest. Da lì l’installazione si è spostata nella storica villa Barbarigo di Noventa Vicentina, grazie alla squisita disponibilità di Paola Benetti e del sindaco Matteo Veronese. Grazie allo spazio che abbiamo avuto dal “Corriere della Sera”, da “Leggo”, e dalla più prestigiosa rivista di arte che ci sia in Italia, “Art e Dossier”, molte gallerie, musei e Comuni ci stanno chiedendo di ospitare uMani: ne cito uno dal Sud, Silvano Cerulli, presidente della Proloco di Palinuro; e uno dal Nord, il sindaco di Codroipo, Fabio Marchetti, entrambi paladini dei grandi temi sociali.

Dove ti piacerebbe fosse esposta e non lo è stata ancora? Dove ti piacerebbe trovasse casa per sempre?

Il tour di uMani è all’inizio, e come ho detto saremo, credo, in quasi tutte le regioni. Dopo villa Barbarigo di Noventa Vicentina, andremo a La Spezia e quindi a Firenze, dove il 24 novembre si terrà una presentazione presso Libri Liberi (www.libriliberiofficine.it) un raffinato e intraprendente laboratorio culturale nel cuore della città. Ma saremo anche a Milano, a Como, a Lugano, a Ravenna, a Macerata… A Napoli mi piacerebbe essere a Città della Scienza o al MANN, e poi saremo in Costiera amalfitana, come dicevo, a Praiano e a Furore, universalmente noto come “il paese dipinto“, grazie a una delle iniziative del suo storico, insuperabile sindaco Raffaele Ferraioli. Successivamente saremo a Palinuro, a Lamezia Terme, e mi piacerebbe finire questo lungo tour al museo delle migrazioni di Lampedusa, simbolo universale dell’accoglienza e della resilienza.

Ci siamo conosciuti nel 2015 con un testo sull’Alzheimer, malattia di cui continui egregiamente a raccontare, dopo sei anni è cambiato qualcosa sulla percezione e la conoscenza che le persone hanno di questa malattia?

Purtroppo non molto. Ma le iniziative crescono, l’interesse dei media è sempre più alto, e questo porterà a maturare una coscienza nuova, nel tempo. Dobbiamo prendere atto del fatto che l’invecchiamento globale è un fenomeno come il cambio climatico, come le pandemie. Qualcosa che trasforma completamente il nostro modo di vivere e ci pone dinanzi a sfide che dobbiamo essere pronti ad affrontare.

Quando perdi una persona cara per Alzheimer o demenza senile, ti rimane dentro un senso di profondo disorientamento, perché quella persona che ti muore davanti, sai che da tempo ha smesso di essere la persona che hai conosciuto.  Come si elabora questo lutto? Una tua riflessione.

L’Alzheimer è una malattia che nelle sue forme più estreme confonde il confine tra la vita e la morte. I propri cari si dissolvono, evaporano, svaniscono lentamente. Sbiadiscono in questo enigmatico e frustrante annullamento della coscienza, che relega il corpo, per dirla con Leopardi, al ruolo doloroso di un “tronco che sente e che pena”. Cure mediche non ne esistono ancora, a dispetto delle tante bufale periodicamente diffuse dai media. Ma la cura alternativa migliore, è sempre la stessa. È la cura che serve per affrontare la vita, ai sani come ai malati: amare. Amare senza riserve, senza risparmio. L’unica cosa che ci torna, è quello che diamo. Amare chi ci è caro, finché è vivo, finché è con noi, ci aiuta a sopportarne l’assenza. Scopriamo che il legame non si interrompe, che dentro di noi il dialogo è vivo. Che l’amore ci lascia dentro il mistero dell’esistenza, come avviene con le partorienti quando, dopo aver dato alla luce il proprio figlio, ne conservano in circolo le cellule per mesi. Amare è una panacea. Quello che dobbiamo cercare di evitare sono i rimpianti. Non lesinate una parola, una carezza, un gesto, non abbiate riserve nel dedicarvi a chi amate. L’amore, se mi permettete un’autocitazione, “è l’unica medicina capace di curare chi la riceve, e chi la somministra”.

a cura di Luigi De Rosa

“uMani” foto courtesy by Flavio Pagano

 

 

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