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Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “A spasso con il cane”

Riportiamo la riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sulla pagina odierna di Vangelo: «E’ una scena che notiamo sempre più nei nostri paesi: quella di persone che dopo cena o in altri momenti della giornata legano il proprio cagnolino e lo portano in giro per le strade per un momento di libertà, che, ci suggerirebbe il buon Luciano De Crescenzo, anche un animale “adda pruvà!”. Quando li incontro, anche scherzando, chiedo se sono loro che stanno portando a spasso il cane o invece è il cane che li costringe a fare “quattro e più passi”. Immagino che voi, a questo punto mi direste: don Luigi e che cosa ha da fare questo incontro comune con la Parola della ventiseiesima domenica del tempo ordinario? Sembra niente, eppur… “non si move, ma c’entra!” Si, carissimi e carissime, ci sta una relazione, a mio parere, perché, e non vuole essere un’offesa per nessuno e nessuna di voi, la tentazione di ridurre il nostro Dio ad un cagnolino, che portiamo di qua e di là, ritengo essere per noi molto forte: addirittura pretendiamo di decidere noi quando abbaiare, saltare, correre o fare altro. Ma con il vero Dio non funziona così, ci hanno suggerito oggi chiaramente Gesù e Mosè, i più grandi tra i maestri: il suo Spirito è libero e non Lo possiamo imprigionare, inscatolare, ingabbiare, incapsulare e racchiudere o metterGli i nostri paletti; non facciamolo, vi prego, perché li vedremmo miseramente cadere tutti per la sua Potenza d’amore, come un fiume che rompe inesorabilmente gli argini, straripando e debordando.

Ecco, fratelli e sorelle, Dio è debordante e sovrabbondante, o è tale o non è, un po’ come un bel boccale di birra che con la schiuma esce fuori e ti lascia immaginare cosa sia la bontà, l’abbondanza e la provvidenza. Con Lui non possiamo neanche giocare al ribasso del prezzo o puntare semplicemente alla mediocrità e al cinque in pagella, tanto per… Se stiamo al suo gioco e ai suoi scherzi sorprendenti, ci ha insegnato oggi S. Pio da Pietrelcina, via meschinità e piccinerie, bassezze ed integralismi; nessuno e nessuna di noi può aver la presunzione e l’ardire di dire “Dio è mio”, oppure “ho capito tutto Dio e niente altro ha da dirmi a da darmi: so tutto!”.

A volte gioco in parrocchia con una bambina, gelosa del suo fratellino, mio alunno e le dico: tuo fratello è mio e lei si irretisce ed io mi diverto. E poi ancora, don Luigi? Poi ci guardiamo e ci vediamo belli e belle, tali, quali siamo agli occhi di Dio, anche alla luce delle bellissime medaglie degli atleti e delle atlete delle Paralimpiadi: tali, nel sano utilizzo delle braccia e delle gambe, delle labbra come della testa, secondo quello che piace a Dio, che ce ne ha fatto dono: tutto per la sua Gloria e per il bene della comunità; ditemi: a che servono delle gambe sane? Forse per esporle nella provocazione pericolosa oppure per far visita ad un fratello e ad una sorella ammalati? E le mie mani, forse per violentare, estorcere, pretendere con la forza, costringere, accalappiare e incravattare oppure per accarezzare, incoraggiare, esortare, spingere al bene, accogliere e ammansire dolcemente il lupo che è in ognuno ed ognuna di noi? “Le mani, le mani” è un bel testo di una canzone di Eduardo De Crescenzo, che, se volete, vi invito ad ascoltare. Aiutaci, Signore, ad un retto uso del nostro bel corpo, bello fino alla fine, bello e funzionale anche in tarda età, quando i capelli diventano bianchi e le gambe più deboli: quanta saggezza acquistano gli anziani e quanta ne possono donare alle giovani generazioni! Ma noi siamo chiamati a non mettere a parte queste persone e a non ritenerle di un’altra epoca, inadatti ormai a parlare ai ragazzi e alle ragazze di oggi: alleanza tra generazioni è uno dei nostri obiettivi illustri. E ricordatevi: anche per un solo bicchiere d’acqua donato ai piccoli di Gesù “rischiamo” di andare in Paradiso, se la smettiamo finalmente solo di giudicarli.

Don Luigi, servo, piccolo di Gesù».

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