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Stop al concorsone di Cava de’ Tirreni: la rabbia dei 20mila

Stop al concorsone di Cava de’ Tirreni: la rabbia dei 20mila. Ce ne parla Giuseppe Ferrara in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno.

Il nuovo piano del fabbisogno del personale comunale, adottato dalla giunta del sindaco Vincenzo Servalli , infrange gli ultimi barlumi di speranza di almeno 20mila precari che, ormai più di tre anni fa, si erano affollati a Palazzo di Città per presentare in tempo le domande di partecipazione ai concorsi indetti dal Comune. Le aspettative erano già ben al di sotto delle più rosee e ottimistiche previsioni. A sentire qualche candidato tra quelli più giovani, che avevano riversato nelle scartoffie presentate al Comune l’auspicio di quel posto fisso che avrebbe tenuto lontano lo spauracchio del precariato e dei lavoretti sottopagati post-laurea, era già passato troppo tempo dall’indizione delle procedure di gara, poi si erano susseguite le vicende giudiziarie legate ai concorsi e, alla fine, la batosta dell’emergenza sanitaria con gli ulteriori slittamenti.

«Me lo aspettavo», ha confessato Stefania Grimaldi , originaria di Cava de’ Tirreni ma residente a Mercato San Severino, ai tempi dell’indizione del bando neolaureata in Economia e Commercio, che aveva presentato domanda per il profilo di istruttore direttivo economico finanziario. «Ora soggiunge – continuo a fare la babysitter e anche il doposcuola. Ero fresca di studi e non avevo avuto difficoltà a rimettermi sui libri. Quando uscii la convocazione per la preselettiva ero in ansia come fosse stato il mio primo esame e, devo dire, penso sia andata anche bene. Ma non penso che conoscerò mai l’esito».

«Non ci avevo mai sperato», racconta invece Francesco Siani , laureato in Lettere e Filosofia, che aveva presentato domanda per il profilo di istruttore direttivo socio-culturale (per cui non era stata espletata ancora la procedura preselettiva). «Già le domande erano tante rispetto alla disponibilità di posti. Poi su questi concorsi se ne sentono sempre tante: “La raccomandazione è dietro l’angolo”, “I posti sono già assegnati”. Non ci avevo voluto credere e avevo cominciato anche a studiare. Poi è successo quello che è successo. In tre anni e mezzo, se avessi risposto le mie speranze esclusivamente nel concorso del Comune, a quest’ora sarei ancora alla ricerca di un lavoro».

La stessa demotivazione si respira tra i corridoi di Palazzo di Città: visto il piano di rientro e la possibilità di tagli significativi al personale, i sindacati dei dipendenti comunali hanno già avuto un primo confronto con il sindaco Servalli. «Perseguendo queste manovre commenta Vincenzo Della Rocca (Cisl) – , il Comune rimarrà senza dipendenti e senza servizi. Nell’ultimo anno e mezzo sono andati via 61 professionalità che erano all’interno del Comune da oltre 40 anni e che avrebbero potuto formare le nuove leve che, a questo punto, non arriveranno. Tra i dipendenti si respira un clima di sfiducia e mancanza motivazionale, considerato che tra l’altro sono senza salario accessorio dal 2020. Preoccupazioni che incidono negativamente sul lavoro».

«Fermo restando le scelte con il vincolo di non poter assumere – aggiunge Filomena D’Aniello (Uil) – , il Comune non può prescindere dal garantire la stabilità economico- amministrativa e il benessere lavorativo del personale. Se c’è un malessere generale, la macchina comunale non sarà produttiva e i dipendenti non possono lavorare in maniera serena. Sia fatta una riorganizzazione valorizzando il personale già presente, ridistribuendo i carichi di lavoro».

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