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Sorrento-Castellammare di Stabia, Mons. Francesco Alfano: “Chi è Gesù per me e che posto ha nella mia vita?”

Riportiamo la riflessione di Mons. Francesco Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento – Castellammare di Stabia, sulla pagina odierna del Vangelo:

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Ecco le parole di Mons. Alfano: «Gesù ha avuto una cura speciale per i discepoli che lo hanno seguito, il gruppo dei dodici che stabilmente era con lui avendo risposto alla sua chiamata e a un certo punto del cammino li ha messi dinanzi alla presa di coscienza più profonda riguardante la sua persona. A Cesarea di Filippo Gesù pone la domanda fondamentale sulla sua identità, sul suo essere: chi è, chi è per la gente. La gente lo vede come un profeta, lo vede come colui che è più vicino a Dio e che in qualche modo parla e agisce in nome di Dio. Si avvicina dunque al mistero di Gesù ma restando sulla soglia, non basta questa presa di coscienza. La domanda di Gesù è diretta, riguarda i discepoli di ogni tempo, dunque anche noi: “E voi chi dite che io sia”. E’ una domanda che non attende la risposta da manuale da catechismo, una risposta perfetta. E’ una domanda che chiama in causa la nostra esperienza come i dodici discepoli nel contatto con Gesù. Chi è Gesù per i dodici, chi era nella vita quotidiana, cosa stava significando nella vita di ciascuno di loro e del gruppo che si era costituito attorno a lui? Chi è Gesù per me che vivo con la mia comunità la vita di fede, che faccio esperienza di Cristo attraverso il Vangelo, la liturgia, i fratelli, gli impegni quotidiani?

La risposta di Pietro è una risposta che interpreta e che e racchiude il sentimento dei suoi compagni e aiuta anche noi: “Tu sei il Cristo, il Messia, l’unto di Dio, colui che è avvolto dalla forza di Dio”. Gesù è veramente la presenza di Dio nella nostra vita, è tutto. Eppure Pietro, come noi, ha bisogno ancora di essere aiutato e corretto nella sua relazione e dinanzi all’annuncio che Gesù comincia a fare apertamente della sua passione, morte e risurrezione reagisce, se lo prende in disparte e cerca di convincerlo che questa non è la via per vivere il messianismo trionfale per introdurre il regno di Dio nel mondo, non la via della sofferenza. Gesù lo scaccia davanti a tutti, lo stigmatizza come un Satana, come un ostacolo grave. Se vuole continuare ad essere suo discepolo dovrà mettersi dietro di lui e con fiducia seguirlo anzi, come dirà poi a tutti, bisogna che ogni discepolo seguendo il maestro impari a portare la sua croce, anche ad accettare di perdere, perché solo così si conquista la vita e si apre il mondo al dono di Dio».

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