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Settembre 2021: verso il rientro in aula, le cose che preoccupano. La riflessione del Dott. Carlo Alfaro

Tutti considerano prioritaria per l’imminente anno scolastico (inizio il 15 settembre) l’apertura delle scuole in presenza.
Gli studi concordano circa l’impatto negativo della didattica a distanza sull’apprendimento degli studenti e sul benessere mentale ed emotivo loro e delle famiglie. Purtroppo l’Italia è stato il Paese europeo che più a lungo ha fatto ricorso alla didattica a distanza e i risultati delle prove “Invalsi” che misurano i livelli di apprendimento mostrano un generale peggioramento. Più difficilmente valutabili gli esiti sull’educazione e le abilità sociali, lo sviluppo psico-emotivo, la strutturazione della personalità e i disturbi mentali come ansia e depressione. Un’indagine delle Commissioni Sanità e Cultura del Senato ha evidenziato ad esempio disagi fisici ed emotivi, disturbi alimentari, incremento di attacchi di ansia, disuguaglianze sociali e lacune didattiche negli adolescenti italiani dopo due anni scolastici segnati dalla scuola a distanza.
Il Governo ha elaborato un documento strategico, il rapporto “Indicazioni strategiche ad interim per la prevenzione e il controllo delle infezioni da Sars-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2021-2022)”, firmato da Istituto superiore di sanità, Ministero della salute, Ministero dell’istruzione, Inail, Fondazione Bruno Kessler, Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19. Nel piano, diretto a tutte le scuole, si declinano le misure di prevenzione e controllo delle infezioni da Sars-CoV-2 in ambito scolastico.
Alcune regole sono già note dallo scorso anno: gli orari scaglionati per l’ingresso a scuola (8.30 e 9.30) per evitare assembramenti sia sui mezzi pubblici che all’entrata nelle aule; l’uso delle mascherine chirurgiche, sopra i 6 anni, in permanenza, anche da seduti; la necessità di un frequente ricambio d’aria, con finestre aperte in classe tutto l’anno, anche col maltempo, purché ovviamente non piova in classe, a meno che – evenienza rara- le classi dispongano di impianti e filtri speciali per garantire l’areazione; le regole di pulizia quotidiana, accurata e ripetuta, di tutti gli ambienti, il lavaggio frequente delle mani e l’igiene respiratoria/etichetta della tosse.
Cade invece l’obbligo di distanza obbligatoria di 1 metro tra le rime buccali, che lo scorso anno era indispensabile in ogni aula, tanto che si era proceduto ad acquisto di banchi a rotelle e monoposto. In effetti, la maggioranza delle evidenze disponibili dalle scuole degli Stati Uniti e del mondo indica che anche quando gli studenti non sono stati collocati nelle classi a distanza di 1 metro (gli americani usano la misura di 6 piedi), la trasmissione di Sars-CoV-2 è stata limitata quando sono state costantemente mantenute altre strategie di prevenzione come le mascherine, la ventilazione, l’igiene frequente delle mani e il rimanere a casa in caso di sintomi di malattia o, per chi non è completamente vaccinato, quando si sia stati in stretto contatto con casi di Covid-19. In Italia mantenere la distanza di 1 metro tra i banchi è molto difficile perché le nostre scuole sono tristemente caratterizzate da anni dalle famose “classi pollaio” per mancanza di aule oltre che di personale.
Non viene richiesto, secondo le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, di effettuare test diagnostici di screening preliminari all’accesso a scuola.
In tutti gli edifici scolastici sarà prevista anche quest’anno un’aula Covid dove isolare i sospetti positivi, ossia alunni, docenti o personale che durante le lezioni dovessero sentirsi male, manifestando sintomi sospetti come febbre, tosse, raffreddore.
Restano sempre da effettuare, in caso di una persona risultata positiva nella classe, test e tracciamento dei contatti, in combinazione con isolamento (dei malati) e quarantena (dei contatti). Secondo uno studio inglese, tuttavia, se a scuola c’è un positivo al Covid non è necessario isolare tutta la classe, ma basterebbe fare test rapidi ai contatti tutte le mattine e mettere in isolamento solo gli eventuali positivi. Questa procedura risulta ugualmente efficace per controllare la diffusione del virus e nello stesso tempo riduce i giorni di scuola persi di quasi il 40%.
Le attività extracurriculari sono consentite in zona bianca, mentre devono essere limitate nelle Regioni gialle, arancioni o rosse. In effetti, gli studi documentano che sport di squadra o attività extrascolastiche di gruppo possono aumentare il rischio di trasmissione perché i partecipanti non possono mantenere le distanze e praticare esercizio fisico o cantare o gridare aumentano la diffusione delle goccioline respiratorie potenzialmente infette. Per questo se c’è elevata circolazione del virus nella comunità diventano meno sicure.
Una novità del Rapporto è l’istituzione di una “rete di scuole sentinella” nell’ambito delle scuole primarie e secondarie di primo grado presenti sul territorio nazionale, per il monitoraggio della circolazione del virus, attraverso test molecolari salivari condotti, su base volontaria, su almeno 55mila alunni nella fascia di età 6-14 anni, testati ogni 15 giorni anche se asintomatici. I test inizialmente saranno effettuati in ambito scolastico, poi autonomamente dalle famiglie. Il problema dei test di screening è il rischio di trovare falsi positivi, soprattutto se l’incidenza di trasmissione nella comunità è bassa. In Usa, il Centro per il controllo delle malattie (Cdc) li raccomanda, una volta alla settimana, per gli studenti (esclusi quelli completamente vaccinati) solo nelle comunità con trasmissione moderata/alta, per gli insegnanti e il personale, se non sono completamente vaccinati, indipendentemente dai livelli di trasmissione comunitaria del virus.
Per il personale scolastico (presidi, docenti, impiegati, collaboratori) vige l’obbligo di Green pass. Il Tar del Lazio ha respinto l’istanza di sospensione dell’obbligo di Green pass presentata da Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) e altre associazioni: il diritto fondamentale e prioritario da difendere, secondo il giudice, è la protezione della salute pubblica, la limitazione della diffusione della pandemia e la garanzia del regolare svolgimento dell’essenziale servizio pubblico della scuola in presenza. Chi scegliesse di non vaccinarsi dovrà produrre un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus Sars-Cov-2, a sue spese. Per chi non ottempera all’obbligo verrà segnata una assenza ingiustificata e dopo 5 giorni scatterà una sanzione amministrativa (da 400 a 1.000 euro), la sospensione dal posto di lavoro e dello stipendio. Al momento sono esclusi dall’obbligo di Green pass il personale dei nidi e delle materne comunali, i genitori che devono fare l’inserimento dei figli all’asilo e gli addetti alle mense.
Attualmente risulta vaccinato in Italia il 92,1% del personale e il 60% dei ragazzi tra 12 e 19 anni.
Un aspetto oggetto di controversia è il ruolo della scuola in presenza nella diffusione della pandemia. Oggi è noto che bambini e adolescenti possono essere infettati da Sars-CoV-2, ammalarsi di Covid-19 (più comunemente in forma asintomatica o pauci-sintomatica) e diffondere il virus ad altri. Tuttavia, il contagio di bambini e ragazzi, secondo gli studi, è legato più alla diffusione del virus in comunità che alla frequenza scolastica. I risultati di diverse ricerche infatti suggeriscono che la trasmissione tra gli studenti è relativamente rara, in particolare quando sono attuate nella scuola strategie di prevenzione. Uno studio statunitense non ha riscontrato alcun effetto della riapertura delle scuole sui tassi di ospedalizzazione per Covid-19, che correlano invece col numero di casi registrati nella comunità. Numerosi studi hanno dimostrato che la trasmissione all’interno degli ambienti scolastici è in genere inferiore ai livelli di trasmissione comunitaria, quando sono in atto strategie di prevenzione nelle scuole. Viceversa, la trasmissione scolastica risulta significativa quando le strategie di prevenzione non sono rispettate. Il rilevamento di casi nelle scuole non significa poi necessariamente che la trasmissione sia avvenuta al loro interno: spesso sono “importati” dall’esterno e la diffusione all’interno delle classi sembra essere limitata. I dati nel Regno Unito, in Usa e in Australia hanno mostrato che l’incidenza di Covid-19 nelle scuole riflette i livelli di trasmissione nella comunità. Anche uno studio condotto in Italia tra settembre 2020 e febbraio 2021 ha rilevato che la riapertura delle scuole non ha contribuito alla seconda ondata di Covid-19. Uno studio del Bambino Gesù (i cui risultati preliminari sono stati pubblicati su Italian Journal of Pediatrics) ha eseguito monitoraggio mensile per 1 anno in due scuole di Roma con test salivari su studenti, insegnanti e addetti scolastici, per un totale di oltre 11mila test, trovando una positività dello 0,2% e nessuna diffusione del contagio all’interno delle aule, il che conferma che la scuola è un luogo sicuro se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione. L’insieme delle ricerche porta a concludere che, se le strategie di prevenzione sono rispettate, la scuola è sicura.
Anche il personale scolastico non è risultato negli studi più a rischio di sviluppare, rispetto ad altre professioni, l’infezione da Covid-19. Le evidenze suggeriscono che la trasmissione da personale a personale è più comune della trasmissione da studenti a personale, da personale a studente o da studente a studente.
Ci sono prove che indicano che Sars-CoV-2 potrebbe diffondersi più facilmente nelle scuole medie e superiori che nelle elementari. L’aumento del rischio di trasmissione di Sars-CoV-2 tra gli adolescenti può essere soprattutto attribuibile a maggiori interazioni sociali al di fuori delle scuole. Dunque, il passaggio all’istruzione virtuale può essere giustificato per le scuole medie e superiori quando la trasmissione comunitaria è alta, non tanto per elementari e asili. L’estensione dei vaccini anti-Covid19 negli adolescenti potrebbe abbassare questo rischio e dunque tale precauzione.
Anche se, quando l’incidenza di casi di Covid-19 in una comunità è molto elevata, la chiusura delle scuole diventa una misura necessaria, l’Oms raccomanda che “le scuole devono essere tra gli ultimi luoghi a chiudere e i primi a riaprire”.
Carlo Alfaro

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