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Profondo Rosso: Che DAD !

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In quale girone sarebbero stati catapultati dirigenti scolastici ed amministratori locali ?   Dante li avrebbe mandati fra gli ignavi, fra coloro che, come l’asino di Buridano, non sono stati mai in grado di scegliere tra il bene ed il male.  Nel corso di questi due anni non sono stati in grado di cercare e trovare soluzioni anti Covid.  I Dirigenti, i docenti ed il personale Ata hanno dedicato tutte le loro energie alla lettura ed interpretazione delle CIRCOLARI, scritte in un pessimo burocratese, non per recepirne le soluzioni proposte ma per far emergere difficoltà, criticità, tranelli, rischi,  …  tutte le elucubrazioni saranno oggetto di una ufficiale richiesta di chiarimenti che consente di rimettere la patata bollente nelle mani dei “superiori” ed attendere, inoperosi, la risposta.  Queste operazioni dilatorie consentono agli amministratori locali  di attendere, di non fare nulla, di non preparare piani strategici per risolvere i problemi,  di affidarsi ai Governatori, al Governo, ai Parlamentari di riferimento ai quali chiedono aiuto ignorando ciò che sarebbe necessario per il loro territorio.

Se il trasporto pubblico non funziona perché non stipulare convenzioni con i proprietari di pulmini per assicurare un trasporto protetto a tutti gli studenti?   Se le classi sono piccole, perché non mettere a disposizione delle scuole sale, biblioteche, scuole dismesse, alberghi, etc ?   Se manca il personale per il controllo del green pass: perché non assumere a tempo determinato i vigili urbani che hanno prestato servizio in estate?

Se il controllo del green pass è complicato, perché non inviare a tutti coloro che hanno completato la vaccinazione una tessera con foto che contenga solo i dati del documento di identità esibito all’atto della vaccinazione ed il semaforo verde ?   Basterebbero alcuni lettori di tessera che consentirebbero a sbarre di controllo di alzarsi per consentire al proprietario della tessera di entrare.  Molti uffici ed aziende utilizzano questo sistema per l’entrata e l’uscita dei dipendenti e dei visitatori. Riusciranno i nostri eroi ad evitare la DAD ?   prof. Francesca LAURO

   Gli ignavi trovano ampio spazio nel canto III dell’Inferno. Nell’idea di oltretomba di Dante gli ignavi sono quelle persone che nella vita non hanno mai agito né per il bene né per il male, non hanno mai avuto né espresso idee proprie e si sono sempre adeguati alla massa, all’idea del più forte. Tra gli ignavi di Dante sono collocati anche gli angeli che, quando fu tempo, non si schierarono nella battaglia tra Lucifero e Dio.
Dante Alighieri colloca gli ignavi nell’Antinferno poiché li reputa indegni di qualunque cosa, sia delle gioie del Paradiso che delle pene dell’Inferno: non essendosi mai schierati nella loro vita, infatti, non possono appartenere a uno schieramento una volta morti.
La punizione prevista per gli ignavi dall’autore prevede che essi vaghino nudi per l’intera eternità inseguendo un’insegna che si muove rapidissima e gira su se stessa mentre vengono punti da mosconi e vespe. Oltre a questo, il loro sangue mischiato alle lacrime viene succhiato via da fastidiosi vermi.
Dante classifica questo tipo di peccatori come coloro “che mai non fur vivi”, disprezzandoli in maniera totalizzante. Da cosa deriva tutto questo accanimento dimostrato da Dante? Perché, secondo un punto di vista teologico, la scelta tra Bene e Male deve obbligatoriamente essere presa; da un punto di vista sociale, poi, nel Medioevo lo schieramento politico del cittadino e la sua conseguente vita attiva erano considerate tappe obbligate per ognuno. Un uomo che nasce come essere sociale si sottrae ai suoi doveri verso la società a quel punto, secondo la riflessione dell’autore, non è degno di considerazione alcuna.
Nella Divina Commedia viene citato da Dante anche un personaggio considerato misterioso, definito come colui che “fece per viltade il gran rifiuto”. Secondo molti studiosi contemporanei il riferimento fatto dal celebre autore riguarda Papa Celestino V, un eremita che nel 1294 raggiunse il Soglio Pontificio ma che, non ritenendosi capace di adempiere ai compiti che la carica di papa comportava, ha rinunciato all’ufficio consentendo, in questo modo, l’ascesa al potere di Bonifacio VIII, un papa che Dante disprezzava in maniera netta. Già dal secolo successivo, però, questa interpretazione perse di vigore e quest’anima di colui che fece “il gran rifiuto” smise di avere un’identità definita. Sono molte le interpretazioni possibili, a ben vedere, compreso che si trattasse dell’anima di Ponzio Pilato (che giudicò Gesù Cristo nei momenti seguenti la sua cattura) o quella di Esaù (che rifiutò la sua primogenita barattandola con un piatto di lenticchie).

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