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Positano, Don Danilo Mansi: “Il sangue di San Gennaro ci ricorda l’amore per Cristo e per la Chiesa”

Positano. Riportiamo le parole del parroco Don Danilo Mansi a commento dell’odierno brano del Vangelo:

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ecco l’omelia di Don Danilo Mansi: «Ci troviamo sempre all’interno del Vangelo di Marco dove Gesù, così come domenica scorsa, fa il suo secondo annuncio della passione. I Vangeli ci raccontano che Gesù era diretto verso Gerusalemme che non è soltanto un luogo geografico ma rappresenta l’ora della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Prima di raggiungere questa tappa importante Gesù annuncia per ben tre volte la sua passione. Domenica scorsa Gesù annunciava per la prima volta la sua passione mentre si trovava a Cesarea di Filippo ponendo ai suoi discepoli una duplice domanda. La prima: “La gente chi dice che io?” e la seconda: “Ma voi chi dite che io sia?”. E Pietro rispondeva: “Tu sei il Cristo, tu sei l’unto, sei il Messia”.

Il Vangelo di Marco ci fa capire che probabilmente i discepoli avevano un’idea un po’ distorta del Cristo perché l’attendevano come un Cristo vittorioso, trionfante e liberatore. Non avevano mai pensato all’idea di un Cristo sofferente che doveva passare attraverso l’ora della Croce. Questa idea probabilmente i discepoli non l’avevano né compresa, né accettata nella loro vita. Infatti quando Gesù per la prima volta annuncia la sua passione, Pietro lo prende in disparte e lo rimprovera: “Signore, questo non ti accadrà mai”. Pietro non accetta che il suo maestro vada incontro alla morte e Gesù lo definisce Satana: “Mettiti dietro di me, tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”. Dopo questo rimprovero Gesù riprende nuovamente il suo cammino e nel Vangelo di oggi Gesù ed i suoi discepoli giungono a Cafarnao, luogo in cui Gesù annuncia per la seconda volta la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione. Come accaduto la prima volta anche questa volta i discepoli sembrano avere una reazione contraria a questo annuncio di Gesù e si mettono a discutere tra loro su chi fosse più grande. Ancora una volta il Vangelo ci fa comprendere che i discepoli non hanno capito l’importanza di quello che stava accadendo nella vita del maestro.

Ed anche nel capito 10 del Vangelo di Marco Gesù per la terza volta annuncia la sua passione e dopo le sue parole Giacomo e Giovanni gli si avvicinano per fargli una richiesta, ovvero di sedere nel suo regno alla sua destra e alla sua sinistra. Ancora una volta i discepoli non hanno capito l’annuncio che Gesù aveva appena proclamato. Solo dopo, davanti alla croce, i discepoli fuggono e rimane solo Giovanni. Solo dopo capiscono, illuminati dalla risurrezione del Signore, questo evento straordinario. Comprendono tutte le tappe che avevano percorso insieme al maestro e che diventano anche parte della loro vita ed infatti quasi tutti i discepoli, tranne Giovanni, vanno incontro alle persecuzioni ed alla morte.

E qui si inserisce anche la vita di San Gennaro, questo vescovo di Benevento si troviamo tra la fine del terzo e l’inizio del quarto secolo durante la grande persecuzione di Diocleziano. Gennaro, saputo dell’arresto di alcuni suoi amici cristiani, si reca a Pozzuoli e viene anche lui catturato e martirizzato, il 19 settembre del 305. Gennaro incontra la morte ma quella morte non diventa una sconfitta ma, come per Gesù sulla croce, diventa invece una vera vittoria. Gesù con la croce ha vinto il peccato e la morte ed anche Gennaro ha unito la sua vita a quella del maestro, accettato il martirio. E fu una donna a raccogliere il sangue di San Gennaro, quel sangue molto venerato a Napoli e che stamattina si è sciolto nel cosiddetto miracolo. Quel sangue ci ricorda la vita, ci ricorda l’amore per Cristo e per la Chiesa, quel sangue ci ricorda che tutti quanti siamo stati rigenerati attraverso un sacrificio, attraverso un atto d’amore qual è quello di Gesù sulla croce. Dal sangue dei martiri nascono i nuovi cristiani. Invochiamo la protezione di San Gennaro su tutta quanta la nostra chiesa campana e sulla chiesa universale affinché anche noi come cristiani possiamo rendere una buona e autentica testimonianza di vita a Cristo e alla sua parola».

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