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Piano di Sorrento, terza sera della novena a San Michele con il vescovo Mons. Alfano: “Siamo missionari dalla nascita”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia di Mons. Francesco Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, proclamata nella terza sera della novena in onore di San Michele Arcangelo: «I dodici apostoli sono stati i primi a ricevere il mandato missionario e dopo di loro il Vangelo parla di altri discepoli altri 72 che ricevono lo stesso mandato missionario, Gesù consegna gradualmente a tutti i suoi discepoli un incarico specifico che costituisce il nostro essere la chiesa di Gesù, chiesa missionaria. Fin dall’inizio Gesù ci ha resi partecipi della sua missione, lui è il missionario per eccellenza, lui è stato mandato dal Padre nel mondo perché il mondo si salvi, perché il mondo viva, perché il mondo e l’umanità intera facciano esperienza del perdono, della pace, della riconciliazione, della misericordia. E’ un incarico specifico potremmo dire l’unico motivo per cui il padre manda il suo Figlio Gesù. E Gesù ha svolto l’incarico in tutta la sua vita, tutta la vita di Gesù dalla nascita alla morte è stato un dire “sì” al Padre: “Eccomi io vengo per fare la tua volontà”. Ed ha mostrato a tutti uomini che ha incontrato il volto misericordioso del Padre. Gesù è venuto per tutti per mezzo dello Spirito Santo che lo ha tenuto sempre unito al Padre, Gesù è accompagnato, sostenuto e riempito dal dono dello Spirito Santo che lo ha tenuto sempre unito al Padre, persino sulla croce quando è stato violentemente strappato dalla sorgente della vita. E lo Spirito Gesù lo ha consegnato ai discepoli, dunque la chiesa nasce missionaria.

La chiesa è missionaria non solo in certi momenti dell’anno, ma ogni volta che ci incontriamo col Vangelo di Gesù e scopriamo meglio la nostra vocazione di battezzati, ci riscopriamo mandati. Siamo missionari dalla nascita. Se uno è missionario significa che non può pensare solo a se stesso, non può vivere solo per sé, tutto quello che fa non è per la sua vita. Se siamo missionari non viviamo per noi stessi, viviamo per Gesù ma vivere per Gesù significa vivere come Gesù e quindi significa vivere per gli altri. Ecco la missione, vivere per gli altri. La chiesa può essere missionaria se continuamente ritorna alle origini della sua storia.

Dio interviene nella nostra storia e servendosi di quello che accade nella nostra vita fa sentire la sua voce, lo fa con ciascuno di noi anche se in modi diversi. Noi siamo stati chiamati, non stiamo qui stasera per tradizione ma per rispondere ad una chiamata al Signore che ci convoca. Il Signore chiama ciascuno di noi perché non rimaniamo isolati e ci mette insieme perché formiamo la sua famiglia. Siamo la sua comunità, è lui che ci unisce. Ed in quanto chiamati dal Signore, come i dodici apostoli, riceviamo da Gesù la sua forza, il suo potere, cioè lo Spirito Santo che ci tiene legati al Padre come ha tenuto sempre Gesù legato al Padre anche nella morte. La missione nasce dalla partecipazione alla vita di Cristo.

E poi c’è l’immagine della chiesa in uscita. Significa che la chiesa è convocata ma non può rimanere sempre radunata, quasi chiusa dentro in protezione dal mondo. Gesù inviò i discepoli ad annunciare il Regno avendo ricevuto la forza ed il dono dello Spirito. Lo devono annunciare e predicare. Significa vivere in modo nuovo, testimoniare con la vita. I cristiani non sono marziani, non sono eroi che vengono e risolvono i problemi o quelli che fanno miracoli, i cristiani sono uomini e donne che con i dodici annunciano il Regno.

Rispondere alla missione del Signore significa non chiudere gli occhi su quello che accade attorno a noi ma essere sensibili ed attenti, la missione della chiesa è partecipazione e condivisione piena. Non andiamo a salvare perché Gesù il Salvatore, noi partecipiamo con Gesù. Saremo quelli che annunciano che Dio è con noi anche quando siamo sulla croce. L’ultima parola non la dice la morte, la sofferenza o la cattiveria degli uomini. L’ultima parola la dice Dio che è amore e misericordia, è la nostra speranza, è quello che ci permette di continuare a lottare.

Una chiesa in missione è una chiesa che partecipa di questa straordinaria opera della salvezza in Cristo con l’aiuto degli angeli, degli arcangeli e dei Santi che ci hanno preceduto, di tanti uomini e donne che nel mondo credono in Gesù, lottano per lui e offrono la vita. Ecco perché Gesù ai discepoli chiede di fidarsi di lui. Fidarsi di Gesù significa non essere ingenui ma significa non attaccare il cuore alle nostre potenzialità perché la missione non dipende da noi, a noi è dato di ricevere il potere dono dello Spirito e di testimoniare con una vita sempre più fraterna, fatta di vicinanza, di compagnia vera, di ascolto. Ognuno di noi ha da donare e da ricevere, non c’è chi sta in alto, chi sta in basso, chi comanda, chi ubbidisce, chi è importante. Purtroppo le nostre comunità a volte corrono il rischio di essere ancora così, ma la chiesa di Gesù è una chiesa di fratelli dove chi ha la responsabilità di guidare deve stare all’ultimo posto perché tutti possano contribuire, nessuno escluso. La missione è aperta e va vissuta come accoglienza con tutti, anche con i peccatori, anche con quelli che la pensano vivono diversamente da noi. Non è indifferenza ma amore. E’ rinunciare al giudizio, è disponibilità a portare la croce insieme, a cercare la via e la verità.

Viviamo relazioni vere profonde di amicizia, di fraternità, di comunione. Anche quando vi insulteranno, persino quando vi rifiuteranno, quando dovrete andare oltre senza aver raccolto nessun risultato, non vi scagliate contro gli altri, non condannate e non sarete condannati, continuate ad amare, continuate a rendervi disponibili sempre, persino a dare la vostra vita per gli altri. Gesù ci ha dato l’esempio sulla croce, ha dato la vita per quelli che gliela stavano togliendo. Questa è la missione della Chiesa e la nostra missione, è il dono che Cristo ci fa per intercessione dell’Arcangelo San Michele. Chiediamo di prendere maggiore coscienza, di entrare in questo dinamismo che è impegnativo ma è straordinario e di camminare insieme perché il Vangelo in questo tempo così difficile possa essere di nuovo per tutti seme di vita, annuncio di speranza e possibilità di un mondo nuovo basato sull’amore e sulla pace che viene da Dio».

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