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Piano di Sorrento, solennità di San Michele: “Non un angelo tra tanti, ma un generale ed un leader”

Piano di Sorrento. Si celebra oggi la solennità del patrono San Michele Arcangelo. Ecco l’omelia di Don Pasquale Irolla durante la messa del mattino: «Vorrei tanto che ciascuno di noi di anno in anno rispolverasse, purificasse, stringesse ancor di più al cuore la devozione all’Arcangelo che mi sembra perlomeno portarci in tre prospettive. Innanzitutto ciascuno di noi è un generale, uno stratega, è messo a capo come genitore, nei nostri ruoli nella vita sociale e politica, nella nostra vita ecclesiale. Avverto che c’è una vocazione a camminare nella vita che è bella ed impegnativa, poi c’è una vocazione a guidare che ci tocca più da vicino perché l’arcangelo San Michele non è un angelo tra tanti. Lo guardiamo al capo di schiere e schiere di angeli come stratega, come generale, come leader.

Nel leader che è l’Arcangelo San Michele vedo tre prospettive. La prima è l’invito a guardare e ad intravedere l’invisibile. La vita – e la realtà ancor di più – non è fatta e non si racchiude solo in ciò che si vede. Lo sappiamo molto bene. Quel che riguarda la vita psichica riguarda la realtà, ciò che tu vedi è la punta di un iceberg. Questo vale per i fondali della nostra coscienza, del nostro cuore che è un abisso senza fondo dove ciò che tu riesci a annusare ed a vedere è solo una piccolissima parte. Ma anche la realtà non si racchiude soltanto nelle cose visibili. Chi crede vede col cuore, vede con l’occhio del cuore, con il sesto senso che è la fede e che ci permette oggi di intravedere angeli, defunti, realtà spirituali, ci permette di sentire dentro persone lontane, di avvertire dentro di noi il loro benessere o il loro malessere. Chi crede col suo sguardo vede oltre il visibile. Questo è il primo augurio che voglio fare a ciascuno di noi. Non basta che tu come stratega, come leader, ti accontenti di ciò che vedi, delle persone che vedi, di ciò che riesci a mettere a fuoco, c’è una realtà molto più profonda. C’è chi arriva alla superficie e chi invece va in profondità. Questo è l’augurio rivolto ciascuno di noi.

L’altra prospettiva non può che non essere il primato di Dio. Viviamo la nostra vita e ciascuno di noi come adulto sa molto bene che cosa fare, come progettare, come guidare la famiglia, i figli, le istituzioni. Ciascuno di noi ha dei grandi progetti, ha già previsto quel che accadrà e come comportarsi da qui a dicembre, all’anno prossimo. La vita di un’azienda come la vita di una famiglia e la vita parrocchiale come quella del nostro della nostra città può essere programmata eppure c’è chi decide con la sua testa e chi invece cerca di interpretare la volontà di Dio, di raccogliere i segni di Dio. Che cosa Dio mi sta dicendo, dove sta dirigendo lui la mia vita, la mia città, la mia parrocchia, la mia comunità, la mia famiglia? L’Arcangelo San Michele ha gli occhi bruciati nel fuoco di Dio e vorrei tanto che ciascuno di noi vivesse sotto lo sguardo di Dio, cedendogli il timone della propria imbarcazione per non frapporre ostacoli. C’è un tempo in cui noi dobbiamo fare, progettare, pensare, stancarci e poi c’è un tempo in cui devi mettere tutto da parte e lasciar fare a Dio.

Vorrei tanto che noi, come comunità dell’Arcangelo San Michele, fossimo davvero luminosi, avessimo come puntiglio della nostra fede ad un certo punto lasciare tutto per far fare a Dio. Non è da tutti, molti si impegnano a vivere la loro vita e poi scopriranno nell’eternità che era Dio a guidarla e che hanno frapposto ostacoli piuttosto che facilitare i suoi progetti, i suoi sogni. Lasciamo il timone a Dio. Il primato di Dio ci invita a guardare dalla sua finestra, dai suoi occhi.

Ed infine la terza prospettiva non può che non essere la lotta, il combattimento. Ognuno di noi combatte a denti stretti per le cose che ama, si scarnifica, è disposto anche a buttare il sangue, a resistere fino al sangue per i figli, per ciò a cui tiene, per ciò che gli sta a cuore. Auguro a ciascuno di noi di non cedere alla prima scossa di terremoto, di non dire “è finita” dopo il primo cedimento come coppia, come istituzione, come comunità parrocchiale, ma di continuare a combattere. La vita terrena è un duro combattimento. Una sola giornata è sufficientemente lunga per sostenere la lotta di conservare la fede, figuriamoci una vita intera. Ed anche se a noi sembrano mancare le forze, annebbiarci i pensieri, anche se non abbiamo le energie di un tempo, in realtà c’è chi combatte per noi, cioè chi ci invita soprattutto a non rassegnarci. Ciascuno di noi è abilitato come leader, come stratega, come generale, come capo a combattere il male, a resistere contro il male, a piantare semi di bene, sorrisi, sguardi, saluti, baci, parole belle.

Auguro a ciascuno di noi di seminare il bene, di avere l’intima certezza che il male non vincerà, di cogliere le suggestioni maligne e spezzarle in tempo perché il bene lentamente possa produrre il suo effetto, perché i nostri figli leggendo dai nostri occhi la speranza nel futuro possano vivere sereni e non già ansiosi con le loro crisi già da bambini ed adolescenti.

Auguri, è la nostra festa. Che davvero questo giorno possa essere un giorno di ricominciamento nella luce dell’Arcangelo San Michele, nella devozione che i nostri padri ci hanno consegnato e che è così aderente alla realtà ed al vissuto di fede da aiutarci al vivere il combattimento quotidiano».

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