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Piano di Sorrento, sesto appuntamento con la novena di San Michele Arcangelo: “Vivere sotto lo sguardo di Dio”

Piano di Sorrento. Continua la Novena in preparazione alla solennità di San Michele Arcangelo. Ecco l’omelia di Don Pasquale Irolla pronunciata nell’appuntamento di sabato 25 settembre: «Dialoghiamo insieme ancora una volta stasera con l’angelo di battaglia per incoraggiarci nella lotta spirituale. La devozione all’arcangelo porta immediatamente l’invito a resistere, a combattere, in particolare combattere con il peccato, con l’esperienza che noi facciamo man mano che cresciamo di dover imparare a convivere con il peccato. Da un lato noi combattiamo per non crollare, d’altra parte l’esperienza del peccato ci accompagna fino alla morte in misura più o meno consistente. Penso che uno dei motivi per cui abbiamo bisogno di incoraggiarci è quello di dover imparare a reggere lo sguardo all’abisso che noi siamo, al fango che noi siamo nell’esperienza del peccato per tanti motivi. Il primo perché noi facciamo sempre gli stessi peccati, possiamo avere delle inventive sui nostri peccati però ormai una certa forma di peccato si è strutturata in noi e quando ci confessiamo, quando ci mettiamo sotto lo sguardo di Dio, ci vengono in mente sempre le stesse scene, gli stessi atteggiamenti, le stesse parole, le stesse reazioni. Questo può scoraggiarci nel cammino della vita e cioè volgerci indietro e dire: “io da piccolo ero nervoso, ero istintivo, mi arrabbiavo frequentemente ed immediatamente, col passare degli anni sono un po’ peggiorato”.

D’altra parte il peccato a volte è addirittura una stampella per non cadere o meglio la prima stampella che noi prendiamo quando stiamo crollando. Molte volte nei momenti difficili che possono essere legati a divisioni, a lutti, a momenti di crollo emotivo, noi per non cadere agguantiamo una stampella, la prima che troviamo ed a volte succede che purtroppo è una stampella peccaminosa e così nascono relazioni che portano degli invischiamenti in noi, situazioni che in quel momento ci hanno permesso di reggerci ma in realtà era una stampella sbagliata, poi per cambiarla ci mettiamo moltissimo tempo. Altre volte ancora l’esperienza di convivere col peccato riguarda addirittura la grazia, per certi versi – è un po’ triste ma è la verità – la grazia, i doni che Dio ci fa, le ispirazioni, anche le parole belle che ci escono dall’anima, i gesti d’amore non sono puri. La grazia non è distillata è sempre un po’ mischiata con la nostra umanità che è più o meno infangata e quindi anche nei giorni belli della vita, nei momenti forti in cui ci attraversa e ci trapassa lo Spirito Santo, reggere la scena – quando ho auto un pensiero cattivo oppure un’immagine negativa, mi è scappata una parola che ha raffreddato l’anima – può scoraggiarci, ma la grazia è così, è una grazia sempre incarnata, parte da Dio poi entra in noi e si tesse con la nostra umanità. Come dire, c’è uno scarto della grazia che non distrugge la grazia, che la tradizione spirituale invitava a purificare. Ricordate il purificare l’intenzione che è un cammino di ascesi che non finisce mai e quindi non scoraggiarci nel vedere che anche stasera, che siamo sotto i riflettori di Dio, che siamo sull’altare, che siamo nella liturgia, stiamo cantando, avvertire una vibrazione e dire” ma allora quell’ispirazione veniva da Dio, è tutto sbagliato?”. No, impara a convivere con il fango di cui è rivestita la grazia che è il grande dono.

D’altra parte a volte addirittura il peccato è un rimedio sbagliato per sostenere la vertigine dello stare sotto lo sguardo di Dio. Vivere sotto lo sguardo di Dio è bellissimo, ci sono tempi, attimi o periodi della vita in cui siamo luminosi sotto il suo sguardo, ma voi sapete molto bene che lo sguardo di Dio ci mette dentro una vertigine perché la grazia è così forte che noi rischiamo di barcamenarci e non sapere dove andare, ci viene dentro proprio una vertigine. L’arte della vita è resistere a questa vertigine senza paura di cadere, altrimenti non ce la fai più e ti tuffi nel peccato che può essere anche una parola cattiva, un pensiero cattivo. Però lo sguardo di Dio amante, lo sguardo di Dio Padre, lo sguardo dell’arcangelo, lo sguardo di Gesù sposo, gli occhi infuocati d’amore creano una vertigine alla quale noi non sappiamo resistere e a volte mettiamo mano maldestramente piuttosto che sostenerla, piuttosto che viverla come benessere e malessere allo stesso tempo. E’ come se noi non riuscissimo a resistere a quelle altezze vertiginose ed abbiamo bisogno di ritornare con i piedi per terra ed il peccato ci fa ritornare con i piedi per terra. Convivere con il peccato. Il primo incoraggiamento che voglio fare a ciascuno di noi stasera è lottiamo per non lasciarci andare. Non è facile ogni giorno trovare un motivo per andare avanti, darci nuovi stimoli, è più facile in certi tempi nella vita, ma ogni giorno noi siamo invitati a non andare alla deriva, a non dire “vivo questa giornata con la speranza che finisca al più presto” e quindi combattiamo per non lasciare la presa. Quando abbiamo lasciato le redini poi ci sfugge tutto della nostra vita, non abbiamo mordente e ci lasciamo andare in tutti i sensi. Il secondo invito è la grande lotta ogni giorno per guardare con fede quanto ci accade, tutti gli eventi di una giornata hanno tante chiavi di letture. Noi con gli anni rischiamo di guardare con occhi glaciali, con occhi puramente razionali, con occhi pagani quanto ci accade, gli eventi gioiosi o dolorosi. Auguro a ciascuno di noi di sostenere la lotta per dire “voglio guardare dalla finestra di Dio quanto mi sta accadendo” ed in particolare guardare come il peccato viene ad addormentarsi con noi, si sveglia con noi, fa le abluzioni mattutine con noi, è entrato con noi in basilica. Auguro a ciascuno di noi che l’arcangelo San Michele ci sostenga in questo combattimento spirituale, che ci spinga sempre più ad andare avanti, forse anche a non voler capire tutto ma a resistere nel cammino spirituale».

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