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Piano di Sorrento, quarta sera della Novena in onore di San Michele Arcangelo: “Conserva l’incanto”

Piano di Sorrento. Ieri sera il quarto appuntamento della novena che ci sta accompagnando alla solennità di San Michele Arcangelo. Ecco l’omelia di Don Pasquale Irolla: «Conserva l’incanto. E’ il grande invito che noi riceviamo perché crescere, diventare adulti, fare esperienza della vita nelle sue responsabilità, nella sua durezza, nei problemi da affrontare, ci fa crescere ma deve lasciarci dentro un po’ bambini che si incantano, che si meravigliano. E’ questo il grande invito ed anche il grande segreto per essere felici. Le persone felici non sono quelle che hanno tutto o che stanno sempre bene in salute, ma sono coloro che ancora si incantano, si meravigliano, si stupiscono. E’ l’esperienza di sentirci guardati. Spero avvenga anche a ciascuno di noi in queste sere in basilica: mi sento guardato da Gesù, dagli angeli, dalle colonne della basilica, dalla croce, dal cassettonato. Tanti occhi che mi guardano, questa esperienza è bellissima perché avvertiamo qualcosa di particolare e ad un certo punto, mentre ci spostiamo, ci accorgiamo che tutto vive, anche la materia è viva, gli alberi mi salutano, il cielo mi guarda, la mia casa mi sorride. Occhi che luccicano, scintillii che mi illuminano ed io mi sento guardato e questa è l’esperienza che a un certo punto della nostra vita noi facciamo.

E’ come avvertire una sorta di presenza, non so che cos’è, non so che cosa sta accadendo, non ci capisco molto ma avverto una presenza. Come Mosè che ad un certo punto si toglie i sandali o come Francesco di Assisi che in pellegrinaggio verso il santuario di San Michele al Gargano mentre è prossimo alla porta del santuario è invaso da una presenza così forte e così imponente che non riesce ad entrare e si inginocchia sulla porta segnando una croce. O come a volte accade anche a noi che, guardati ed invasi da una presenza che ci avvolge, non riusciamo a parlare, la bocca si chiude, non riusciamo a proferire parole e viene naturale prostrarci. L’inchino del cuore, la prostrazione del cuore o fisicamente prostrarci come nella tela centrale del cassettonato l’arcangelo San Michele davanti al Cristo glorioso. In questo atto di prostrazione noi facciamo la più bella esperienza di sentirci creature, mi sento una creatura piccola. Dio, che i cieli e i cieli dei cieli non riescono a contenere, mi è accanto, mi avvolge ed io mi sento piccolo. E questa esperienza di avvertire una presenza che si impone, la bocca che si chiude, il cuore che si prostra, in altri termini è l’adorazione.

L’arcangelo adorante questa sera ci prende per mano e ci invita a riconoscere nell’arco della nostra vita l’esperienza dell’incanto, della meraviglia, che lentamente ci porta all’adorazione. Tutto canta la gloria di Dio, tutto mi guarda, occhi che mi avvolgono. E noi ci sentiamo una creatura amata. E l’invito che noi riceviamo questa sera è ad entrare nell’adorazione. Il canto del vespro ci porta ad adorare Gesù. Che cosa accade? Accade che noi restiamo stupiti, meravigliati, che la grandezza e l’imponenza di Dio che non si lascia schiacciare da chi è più grande si lascia contenere dalle cose piccole. Guardare Gesù, contemplare Gesù, restare incantati a guardare Gesù nell’ostia consacrata fa nascere dentro di noi questa meraviglia e questo incanto che porta il cuore ad adorare. L’adorazione è l’atteggiamento del credente che maggiormente ci inserisce in Dio perché noi non riusciamo a proferire parole, siamo con gli occhi aperti, siamo invasi presi da un vortice d’amore e di presenza, avvertiamo qualcosa di speciale.

Qual è il frutto dell’adorazione? Che ci accorgiamo che è Dio che sta al timone della mia vita e nella storia. L’atteggiamento adorante e proprio di chi dice: “basta, guida tu, ho fatto troppi guai, vai tu al timone della mia imbarcazione”. Come fosse un atto di resa o di volontà, ma forse adorare vuol dire sperimentare che di fatto che noi ce ne accorgiamo o che noi non ce ne accorgiamo, che noi lo vogliamo o che noi non lo vogliamo, è Dio che sta al timone della nostra vita, è lui che dirige tutto e quindi noi siamo in un flusso.

L’augurio che faccio a ciascuno di noi questa sera è quello di essere rapiti nell’adorazione come l’arcangelo San Michele che ci invita a riconoscere che siamo in un flusso d’amore dove ciascuno di noi sta al suo posto e Dio guida la nostra vita e la nostra storia verso il bene. Questo l’augurio che oggi avverto che l’arcangelo adorante fa a ciascuno di noi che ha difficoltà a meravigliarsi, che crede che la propria vita non abbia un fine di bene, che è angosciato per raddrizzare i sentieri dei propri figli: “fermati, incantati, guarda, lasciati illuminare da questi occhi che ti scrutano, ti amano e ti accorgerai che sei in un flusso d’amore”».

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