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Piano di Sorrento, la novena in onore di San Michele Arcangelo: “L’angelo del tramonto”

Piano di Sorrento. Riportiamo l’omelia pronunciata da Don Pasquale Irolla durante la novena di lunedì 27 settembre in onore di San Michele Arcangelo: «Questa sera ci intratteniamo sull’Angelo del tramonto. Tradizionalmente l’arcangelo San Michele era venerato perché accompagnava e presentava le anime dei defunti a Dio. Poi questa caratteristica fu arricchita dalla bilancia e cioè dal mettere l’arcangelo San Michele come colui che pesa le anime. Questa sera vale la pena meditare insieme per chiedere la grazia di una buona morte. Noi devoti dell’arcangelo San Michele non possiamo non entrare in questa dimensione dolorosa e definitiva e poi luminosa della nostra vita. Noi che siamo ed apparteniamo alla comunità di San Michele Arcangelo abbiamo un motivo in più non soltanto per pregare ma anche per abbandonarci e credere e, potremmo dire, essere certi che ci sarà donata la grazia di una buona morte. La nostra vita è un cammino verso la morte e nell’istante della morte noi riceveremo la grazia dell’abbandono.

Vi leggo uno scritto del cardinale Martini, delle parole pronunciate quando era prossimo a morire:

Mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire. Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito. E invece Dio ha voluto che passassimo per questo duro colle che è la morte ed entrassimo nell’oscurità che fa sempre un po’ paura. Ma qui sta l’essenziale: mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle “uscite di sicurezza”. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio. Ciò che ci attende dopo la morte è un mistero che richiede un affidamento totale: desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani.

Egli confessava che sarebbe stato bello andare in paradiso attraverso un sentiero fiorito proprio perché Gesù è morto per salvarci e poteva anche morire al posto nostro ed è il lamento di ogni credente in cui possiamo riconoscerci anche noi, perché la morte resta l’ingiustizia più grande.

E’ di consolazione per noi riconoscere che anche il cardinale Martini abbia parlato della paura di morire, che non è un peccato, non è mancanza di fede, è umano.

Ma grazie alla morte noi abbiamo l’opportunità di fare un atto di fede assoluta come se, grazie alla morte, noi fossimo spinti a fidarci totalmente di Dio perché ci butteremo nel vuoto e ci fideremo totalmente di lui, non potremo far nulla se non lasciarci e paradossalmente in quell’istante noi potremo da un lato abbandonarci sapendo che Dio verrà a raccoglierci, che l’arcangelo San Michele verrà a prenderci per mano e potremo offrirgli un atto d’amore puro. Probabilmente in questa vita un atto puro d’amore è impossibile perché c’è sempre un po’ di polvere anche in un atto d’amore. Eppure in quell’istante gli diremo “Sì” totalmente. Sarà bellissimo perché Dio è come quello sposo, quell’amante che attende in punto di morte la dichiarazione vera d’amore da parte di ciascuno di noi.

Per noi consacrati il sentirci chiamati da Dio, sentirci guardati da Gesù, è un’esperienza bella e terribile, potremmo dire è una esperienza di morte. Ciascuno di noi è morto quando Dio lo ha chiamato, quando Dio lo ha incontrato, perché è stato lo stesso tempo un atto d’amore ma anche la percezione di dover rinunciare a sé, alla propria vita e ognuno di noi, nell’assemblea e nel presbiterio, potrebbe ricordare il giorno in cui è morto perché Dio lo ha guardato. Ogni esperienza vera di Dio è un’esperienza di morte che è preludio ad una nuova vita e quando noi corrispondiamo a quell’amore – e possiamo dirlo noi presbiteri e anche voi – quel sì con cui abbiamo risposto al suo sì rivolto a noi non è stato sicuro, c’è stata un po’ d’ombra. Però in punto di morte gli diremo sì e basta. Questo è bello e sapremo che potremo abbandonarci proprio perché tutta una vita noi faremo esperienza dell’amore, della misericordia, della fiducia, della familiarità con Gesù. Sapremo che verrà lui insieme ai nostri cari a pregare per noi, a intercedere per noi, a guardarci, a incoraggiarci per condurci in paradiso nell’eternità. Ma in quella circostanza la paura cederà a un atto totale di fiducia incondizionata, di amore puro a Dio.

Il cardinale Martini diceva paradossalmente: “grazie alla morte potrò fare un atto di piena fiducia in Dio”. Perché in ogni altra scelta impegnativa, la scelta dello stato di vita – il matrimonio, il celibato, la vita consacrata – noi abbiamo sempre un’uscita di sicurezza. Siamo come le scimmie che lasciano un ramo dopo aver agguantato l’altro ramo e quel sì che comunque abbiamo detto a Dio non è stato ancora un sì duraturo ma nella morte sarà così. La morte ci obbliga ma ci dona anche la grazia di fidarci totalmente di Dio. Questo è l’augurio e la preghiera di stasera, la grazia di un sì definitivo. Ci saranno gli angeli e gli arcangeli che pregheranno per noi, i nostri cari in paradiso che già da ora stanno pregando per quel momento, l’arcangelo Michele che ci accompagnerà e noi che finalmente diremo sì a Gesù, sarà un sì d’amore definitivo ed è tutta una vita che Gesù attende questo nostro sì definitivo. Nelle scelte quotidiane o anche nelle scelte importanti della vita diciamo sì ed anche un po’ no, ma in quella circostanza sarà una grazia totale, sarà l’abbandono insieme all’angelo del tramonto che ci permetterà finalmente di entrare leggeri, di precipitare con grande fede, di chiudere gli occhi e di fidarci. Del resto l’esperienza che facciamo tante volte nella vita come quella semplicissima del chiudere gli occhi e addormentarci è già un allenamento alla grazia di una fiducia totale in Dio per abbandonarci nelle sue mani».

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