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Piano di Sorrento, il ricordo di Giosuè Perrella di Biagio Verdicchio

Piano di Sorrento. No … Non è un caso. Don Antonino Guarracino ci lasciò nel maggio di 5 anni fa, nel mese dedicato alla Madonna, quel mese che lo vedeva quotidiano animatore del Santo Rosario nella Cappella dell’Oratorio di San Nicola, che ha guidato per oltre 60 anni.

Giosuè Perrella ci lascia oggi, a quattro giorni dalla Festa del Santo Patrono San Michele Arcangelo, solennità che lui stesso con cura maniacale, passione e devozione provvedeva ad organizzare.

Era “O Priore” per eccellenza, ma soprattutto era “O Mast e Festa” a Piano di Sorrento. Ho avuto il privilegio di far parte del gruppo – nel lontano 2000 – dei cd. “questuanti”, proprio al fianco di Giosuè. In ogni casa era una festa: limoncello, caffè, vino e taralli accompagnavano la raccolta delle offerte su e giù per la città, da Casanocillo a Cassano.

Le mogli ci facevano accomodare e chiedevano a Giosuè: “allora quest’anno ci devi portare Gianni Morandi”. Io sorridevo mentre sorseggiavo l’ennesimo caffè. Il paese in quei giorni si divideva, trovavi sempre degli scontenti, ma tutti alla fine erano lì in piazza a far festa.

Ricordo che a un giornale locale alla domanda: “come facevi a organizzare la festa?” rispondeva: “Con tanto cammino a piedi, davvero. Dovevo far chilometri casa per casa, anche più volte, per chiedere l’offerta per San Michele e arrivare a raccogliere quei settanta , ottanta mila euro che servivano per tutto dalla luminarie al cantante nazionale a tutta l’organizzazione… tanti sacrifici e tante umiliazioni, ma lo facevo per San Michele, sopportavo tutto, basta che si faceva la festa , la festa del mio paese, la festa di San Michele era quello a cui tenevo col cuore e con l’anima e questo mi faceva sopportate tutto, ma era faticoso , tanto”.

Oggi ci lascia l’ultimo dei “romantici” organizzatori di eventi a Piano di Sorrento. Si chiude davvero un’era. Oggi che i contatti (e i contratti) sono presi tramite agenti e agenzie, che le feste hanno bisogno di una organizzazione severa legata anche al rispetto di leggi nazionali, mi piace pensare alle tante storie che Giosuè raccontava riguardo i colpi grossi portati in Piazza Cota, da Orietta Berti ai Ricchi e Poveri, fino al giovanissimo Gigi D’Alessio. Con lui, Don Antonino e Antonio Irolla la città ha perso in questo ultimo lustro una parte identitaria fondamentale. Siamo tutti più poveri.

Adesso sarà lì ad organizzare con l’Arcangelo San Michele la festa più bella. Anzi, è pure troppo tardi, mancano quattro giorni, ma tanto c’è O’Mast, non si può sbagliare. Sarà una festa favolosa. Biagio Verdicchio

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