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Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “San Michele è Chiesa Collegiata”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: «Nel 1726 il popolo del Piano, si riunì in parlamento per prendere una decisione molto importante, trasformare San Michele Arcangelo in Carotto da semplice parrocchia, in una Collegiata. L’operazione avveniva sotto il patronato dell’Università, alla quale si affiancava la Confraternita della Morte ed Orazione, che contribuiva a dotarla di ben 230 ducati annui, come stabilito in scritture redatte a cura del Notaio Giosuè d’Urso. Il pontefice Benedetto XIII concedeva l’assenso con Bolla datata 11 marzo 1727, al quale faceva seguito il 16 marzo dell’anno successivo, il “Regio Exequatur”. Nella tradizione della Chiesa cattolica, la Collegiata è una chiesa di una certa importanza, che pur non essendo sede vescovile, ha un Collegio o Capitolo di Canonici, che ha il compito di amministrarla e di rendere più solenni le cerimonie liturgiche ivi celebrate.

Questa operazione di “elevazione” che scaturiva dall’amore che il popolo di Carotto ha sempre nutrito per la chiesa dell’Arcangelo, non piacque ai sorrentini ed in particolare ai nobili e ai notabili della Città, i quali riuscirono a coinvolgere l’Arcivescovo in una serie infinita di ricorsi dinanzi al re e fino al soglio pontificio. Essi temevano che la nuova Collegiata potesse mettere in ombra il Capitolo della Cattedrale, e diedero vita ad una controversia che durò anni, ma senza nulla ottenere. Fu nel corso di quel lungo contenzioso che i sorrentini usarono una parola molto grave: “indegnità”, secondo il loro parere il vetusto tempio di San Michele non era degno di essere elevato a Collegiata.

Fu proprio per dimostrare il contrario che il Cancelliere dell’Università del Piano, un certo Giuseppe Urzo, Notaio Regio ed Apostolico, replicò con una dettagliata relazione, che per noi, oggi, è di straordinario interesse, perché ci fotografa la realtà esistente nella parrocchia in un giorno preciso, il 18 febbraio 1734, quasi trecento anni fa!

La relazione, tradotta in italiano corrente, è la seguente: “Io sottoscritto, Cancelliere in carica di questa Università, attesto quanto segue, sotto giuramento: in questo Terziere di Carotto, ed in particolare nella Chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo, vi sono tredici Canonici ed un Preposito, molti sacerdoti, diaconi, subdiaconi e chierici. Inoltre l’illustrissimo Vescovo di Rimini è parrocchiano e beneficiario di questa Collegiata. Il Rev.mo dott. Nicolò Cacace Protonotaio apostolico e odierno Vicario generale dell’ill.mo Arcivescovo di Sorrento è anche nativo di questa Collegiata. Il Rev. Don Costantino Piscopo, è prete di detta Collegiata e Protonotaio apostolico. Il Rev. Don Giuseppe Cacace, prete della stessa Collegiata è l’attuale Rettore del Seminario di Sorrento e professore di Diritto Canonico. Il Rev. Don Arcangelo di Lauro, sacerdote di detta Collegiata, è professore di Retorica e Lettere Classiche del detto Seminario, vi sono inoltre, molti Padri predicatori. Il Regio Giudice della Gran Camera della Vicaria di Napoli, attuale Commissario di Campagna, don Francesco Maria Mastellone, è cittadino e parrocchiano di detta Collegiata. Il Signor Duca Nicolò Maresca attuale Presidente della Regia Camera di Napoli e il Dottor Don Matteo Maresca, Regio Governatore di territori di questo Regno, sono anche parrocchiani della suddetta Collegiata. Sono in numero rilevante avvocati e dottori, alcuni dei quali risiedono a Napoli e altri in questo Terziere, tra di loro molti medici e anche molti notai regi e di diritto canonico. Vi sono anche persone che vantano titoli nobiliari, tra i quali il già citato Duca Maresca di Serracapriola, il Signor Barone d’Ascia, Don Nicolò Mastellone, che tiene vari feudi in Calabria, vi è anche il Barone di Losco Maggiore, e tutti sono parrocchiani di detta Collegiata, come anche il Conte Don Gian Battista Maresca e il Signor Don Basilio De Angelis”

Una vera e propria cittadella sacra, con uno stuolo di canonici, preti e monaci, suore e monache di casa, celebrazioni solenni con profusione di candele accese e profumo di incenso che si innalzava al cielo, alla presenza di famiglie titolate, ma principalmente di una ricca borghesia che traeva la sua immensa ricchezza dal mare e che spendeva per il decoro del tempio. Presumibilmente proprio in quegli anni, sulla piazzola alla sommità delle scale d’ingresso, furono innalzate due statue ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, memoriale del passaggio dell’Apostolo Pietro nella nostra terra. Le statue, di buona fattura, erano poste in corrispondenza delle due porte laterali, delle quali non conserviamo immagini e neppure sappiamo come, quando e per ordine di chi furono tolte. Forse solennizzavano troppo il prospetto della Collegiata, la rendevano troppo simile ad una Cattedrale? Certo qualcuno ordinò di toglierle, ma non sappiamo chi».

Il prof. Ciro Ferrigno, in calce al racconto, ringrazia il Priore della “Mortis et Orationis” Michele Gargiulo per aver messo a disposizione il prezioso ed antico documento.

Piano di Sorrento, il racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno: “San Michele è chiesa collegiata”

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