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Mons. Alfano, Vescovo dell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare di Stabia: l’importanza di testimoniare il bene

Mons. Francesco Alfano, Vescovo dell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare di Stabia, ha commentato la pagina odierna del Vangelo di Marco:

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Ecco le parole di Mons. Alfano: «Un’affermazione sorprendente quella di Gesù che oggi ascoltiamo dal Vangelo. Giovanni, a nome degli altri discepoli, gli ha appena fatto notare come si sono comportati dinanzi a colui che scacciava i demoni pur non appartenendo al suo gruppo, non seguendo Gesù, ma lo scacciava nel suo nome. La reazione e la risposta di Gesù sono sorprendenti e per loro – ed anche per noi – ed apre una prospettiva nuova e bellissima: “Non glielo impedite, chi agisce in nome mio non è contro di noi anche se non appartiene al gruppo”. Gesù ha una prospettiva più ampia, non legata a schemi identitari di appartenenza, alle forme, alle manifestazioni esteriori. L’esteriorità dice ben poco, si tratta di andare più in profondità, nel cuore delle persone. E Gesù immediatamente capovolge la prospettiva, dinanzi a questa apertura universale – perché lui è venuto per tutti e ciascuno può in qualche modo accoglierlo – cosa dovranno fare i discepoli allora come oggi? Stare attenti, perché possono loro essere motivo di scandalo per gli altri e per se stessi, l’ostacolo lo troviamo in noi quando diventiamo impedimento per gli altri. Gesù qui è severissimo: chi scandalizza uno di questi piccoli (i piccoli non solo per età ma nel cammino di crescita nella fede, coloro che sono più deboli) meglio per lui che non fosse mai nato o meglio che si getta nel mare con una macina al collo. Sono affermazioni sorprendenti ed imbarazzanti ma che vogliono dire la gravità del gesto e quindi la responsabilità enorme. D’altra parte la cura di sé, anche con se stessi bisogna essere attenti, seri, persino severi: se la tua mano, il tuo piede, il tuo occhio è motivo di scandalo (certo affermazione non da prendere alla lettera) taglialo gettalo via da te. Gesù usa affermazioni iperboliche per indicare la radicalità che è necessaria da parte dei discepoli, l’attenzione estrema a se stessi. Quando c’è qualcosa che non va nei miei pensieri, nelle mie azioni, nel mio comportamento, nella mia vita che mi tiene lontano da Cristo e schiavo di me stesso occorre una scelta radicale, solo così saremo discepoli del Signore, discepoli che sanno vedere il bene ovunque si trova e da chiunque compiuto e sanno testimoniarlo con la propria vita umile, fiduciosa e piena di zelo per il Signore».

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