Quantcast

Mons. Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento – Castellammare di Stabia: “Il Vangelo diventi vita e liberazione per tutti”

Riportiamo la riflessione di Mons. Francesco Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi di Sorrento – Castellammare di Stabia sulla pagina di Vangelo odierna:

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Ecco le parole di Mons. Alfano: «Un sordomuto è al centro del Vangelo di questa domenica, un uomo segnato da una grave malattia non solo fisica. Il sordomuto è una persona che è impedita nelle comunicazioni, che non può ascoltare e capire, non può dialogare, non può entrare in relazione con le altre persone almeno non con un linguaggio ordinario. Questo sordomuto paradossalmente oggi ci parla, ci parla con la sua storia, con la sua vicenda.

Tante volte Gesù ha incontrato persone ammalate, le ha accolte, le ha riempite di fiducia, di speranza e tante volte le ha anche guarite. Ma questo sordomuto ha una missione speciale perché parla a tutti, non appartiene al popolo di Israele. Gesù è nel territorio della decapoli, dunque il territorio pagano e gli viene presentato questo sordomuto. Non è nemmeno lui a chiedere, viene portato a Gesù e lo supplicano che possa almeno toccarlo, fargli sentire la vicinanza. La reazione di Gesù è straordinaria, un’attenzione delicata, strettamente personale perché se lo portò in disparte, perché questo rapporto fosse più diretto e aperto alla possibilità di un incontro vero, dove si fa esperienza di Dio. Quando le persone si incontrano, si accolgono, si ascoltano ed imparano ad amarsi incontrano a Dio.

Ed eccolo quel sordomuto davanti a Gesù che innanzitutto lo tocca, gli fa sentire la sua vicinanza, le parti malate diventano la via attraverso la quale Gesù entra in contatto con lui, tocca le orecchie, tocca con la sua saliva la lingua (era l’usanza medicale del tempo) e poi sospira quasi a fargli sentire questo soffio della vita che viene da Dio ed entra abbattendo ogni barriera. E con la sua parola autorevole, quella che viene da Dio e che passa per la sua umanità segnata dall’apertura e dall’amore, pronuncia la il comando essenziale e fondamentale per tutti: “Apriti”. Esci dalla tua solitudine, esci dal tuo mondo nel quale ti sei rinchiuso per necessità, per paura. Sono tante le situazioni in cui anche noi veniamo a trovarci.

Si sciolse la lingua, si aprirono le orecchie, quell’uomo fu restituito alla vita. Ecco che cosa il sordomuto dice anche a noi, non solo la meraviglia della gente, la lode e la gratitudine, ha fatto bene ogni cosa, fa udire i sordi, fa parlare i muti secondo la promessa dei profeti. Per noi il sordomuto diventa l’impegno ad entrare in relazione autentiche profonde gli uni con gli altri perché il Vangelo diventi vita e liberazione per tutti».

Commenti

Translate »