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Luis Di Gennaro da Mercogliano, prestigiatore di parole e note musicali foto

Positano (SA) Il 10 settembre per la rassegna “Vicoli in Arte”, sul sagrato della Chiesa Madre, si sono esibiti al pianoforte tre ottimi pianisti e se dei primi due, i Maestri Simone Martino e Bruno Bavota, già conoscevamo bravura e talento, dall’estro del nuovo ospite, il M°Luis Di Gennaro, siamo rimasti particolarmente colpiti. Luis Di Gennaro, infatti, prima di misurarsi allo strumento principe della musica classica in una performance a quattro mani (stupenda) con Simone Martino, aveva presentato ai Sindaci, Giuseppe Guida, di Positano, e Vittorio D’Alessio, di Mercogliano, quello che è ormai il suo cavallo di battaglia “Io suono il tuo nome” (I play your name, nella versione inglese). In sintesi, l’eclettico pianista di Mercogliano traduce, improvvisando, qualsiasi parola in note musicali, recuperando un vecchio sistema di composizione del ‘700, ogni lettera dell’alfabeto corrisponde ad una nota,  di questo “gioco”,raccontano le cronache, fu maestro il grande Johann Sebastian Bach. Luis Di Gennaro è un vero prestigiatore di parole e note musicali, come il suo amico, il “paesologo” Franco Arminio, che da poeta, padrone della parola, conia frasi, scompagina e spariglia verbi e sostantivi e da prestigiatore del verso scritto, tira fuori dal cilindro delle splendide poesie rendendo giustizia a quei luoghi che i nativi digitali hanno abbandonato, invita i suoi lettori all’ostinata residenza e flânerie, parla alle madri e agli anziani con passione e compassione umana e civile: i Paesi vanno amati e curati come le persone che li abitano. È quello che tentano di fare da un po’ di tempo Mercogliano e Positano avvicinando l’entroterra avellinese al mare amalfitano, scambiandosi cultura, cura delle proprie tradizioni e emozioni. Luis Di Gennaro è un musicista fuori dagli schemi, che al conservatorio indirizzano quasi subito verso il jazz per il suo modo strano di centrare le note, almeno questo è quanto mi racconta durante la nostra chiacchierata dopo il concerto. Ma Luis è anche, come Franco Arminio, artista che ascolta le persone, le interroga, non fa distinzioni di età, di sesso o classe sociale, traduce le parole di questa “comunità provvisoria” (ancora Franco Arminio) in musica, donando loro nuova vita e nuovo senso, preservandone a sua volta la memoria. Luis però non essendo un poeta come gli amici Arminio e Cinaski (al secolo Vincenzo Costantino), ha adottato quest’antico gioco di trasformazione dei nomi in note musicali, caro anche a Joseph Maurice Ravel, per esprimere il proprio talento che gli hanno riconosciuto anche Danilo Rea e Rita Marcotulli. Questo è Luis Di Gennaro, nonno argentino che torna a casa per le nocciole che la Pampa non produceva. Un giovane pianista, che si è esibito per “Piano City” suonando le canzoni di Fabrizio De André in un tram a Milano; alla fine la “Fondazione De André” lo convoca, e lui si presenta davanti a Dori Ghezzi con una guantiera di sfogliatelle napoletane: conquistandola. Già perché Di Gennaro si è inventato anche il baratto musicale, voi gli inviate il nome o la frase che volete tradurre in musica, lui in cambio della composizione, che vi realizzerà su misura neanche fosse un abito sartoriale, vi chiederà un prodotto tipico della vostra terra. Luis non sta fermo un attimo, è difficile stargli dietro anche durante un’intervista, non puoi affibbiargli un’etichetta: è un improvvisatore, un pianista jazz irriverente, un vero monkiano, nel senso che come diceva la critica di Thelonious Monk: suona cose strane (ma divine, erano loro a non capire, N.d.A.). Luis Di Gennaro come un prestigiatore con le carte da gioco, mostra il vostro nome scritto sul foglio di carta, poi mischia e spariglia vocali e consonanti, come nella prestidigitazione si fa con i fanti, i re e le regine, alla fine sulla tastiera apparirà quello che non ti aspetti: le sillabe sono diventate note da suonare! Ma si presta a questo gioco solo per quello che ama: il prossimo suo e il proprio Paese. Si comincia così./Ballare per strada/imitando la libertà/e coniugando l’allegria, sono versi di Cinaski che aggiunge che fino a quando ci sarà qualcuno che suona per le strade ci sarà speranza per le nostre comunità. Fino a quando avremo musicisti come Bavota, Martino e Di Gennaro che suonano nelle piazze o sui tram ci sarà speranza per la vitalità dei nostri Paesi.

di Luigi De Rosa

Generico settembre 2021
Luis Di Gennaro

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