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La riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “The key word!”

Riportiamo la riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sulla pagina di Vangelo odierna: «Carissimi catechisti/e, fratelli e sorelle, non sono affatto favorevole alla tendenza di “inglesizzare” la nostra bella lingua, ma oggi non ho potuto fare a meno di utilizzare un termine di lingua anglosassone: l’ho fatto solo per intenderci bene e farvi comprendere meglio a cosa mi riferisco; tutti e tutte, ritengo, ci siamo trovati/e qualche volta davanti al computer nella difficoltà di aprire un documento o un file, per avere smarrito la famosa password: noi, un po’ più avanti negli anni, ci siamo improvvisamente e senza preparazione, accorti ed accorte che è proprio necessario oggi, con il processo di digitalizzazione in forte corsa, impararne a memoria parecchie ed almeno aiutarci con lo scriverle su un promemoria: se non sei in possesso di quelle poche lettere o simboli grafici hai voglia di “impazzire” davanti allo schermo! Non c’è nulla da fare: l’accesso ti è impedito, fossi anche il presidente più in vista che c’è! Che io non sia all’avanguardia in campo tecnologico e che sto “arrancando” per stare dietro alle novità di comunicazione di questo mondo, per voi non è una sorpresa, quindi avete capito bene che non aspiro a darvi una lezione di nuove tecniche di linguaggio; rimango quieto perciò nel mio ambito di competenza e vi annuncio, commentata, la Parola di questa venticinquesima domenica del tempo ordinario.

Fuori metafora il file misterioso e sconosciuto da aprire è la vita intera e la password con cui spiegarne gli enigmi è la Parola di Gesù: SERVITORE; ricordatevela, per favore, voi giovani soprattutto, scrivetela a parte e non perdetela, altrimenti “siete fritti”: rischiate di stare tutto il tempo che avete a disposizione a farvi macerare il cervello e non entrate, inesorabilmente: servitore, nudo e crudo, senza altre aggiunte di simboli, per entrare nel cuore della vita, per coglierne il significato, per scoprirne la bellezza nascosta, per trovare la gioia e la pace e per incontrare se stessi, gli altri e Dio; servitore o servitrice, come dir volete, per evitare il fallimento totale e l’empasse eterno, per scongiurare giorni, mesi ed anni di inquietudine lacerante la propria e l’altrui persona o lotte fratricide infinite, come vuoti interiori angoscianti e tristezze scaricate di continuo su chi, poverino e malcapitato, ci sta intorno; avete ascoltato San Giacomo? Da dove provengono le guerre? Dalle aziende produttrici di armi? No, solo dalle vostre passioni insane! A questo punto mi e vi domando: ci sarà servita la lezione del dramma della pandemia per imparare a curare di più la vita interiore e la spiritualità, unica capace di trasportare con sapienza la mente su terreni di pace vera con se stessi, con gli altri e con Dio? Ad ognuno di noi l’ardua risposta!

Ma in questa amata sede vorrei anche sgombrare il campo da possibili equivoci sulla password; ho scritto e voglio fermamente farvi scrivere: servitore, e non schiavo o schiava, servitore e non sguattero o sguattera, servitore e non inserviente; sentite nel termine consigliatoci da Gesù il respiro della grande dignità, il sole dell’intimità profonda e la sorgente della fiducia divina? Ma ahimè, oggi con il Vangelo tra le mani riconosco la verità di quello che un mio zio da bambini urlava sempre dietro, a noi che invece di aiutarlo nel suo lavoro, trascorrevamo allegramente il tempo a giocare: “stamme troppe luntane!” Sì, o Gesù, è vero ancora oggi: siamo troppo lontani da Te, ma non da una tua statua, no, semplicemente dal tuo modo inedito di ragionare: “i miei pensieri non sono i vostri”, dice, quasi a commento, il profeta Isaia: noi ragioniamo in termini di grandezza, potere, onori e glorie di questo mondo; Tu invece, o Gesù, vuoi che il nostro vocabolario elaborante pensieri e parole sia zeppo di questi termini per niente mondani: umiltà, mitezza, dolcezza e nascondimento; perdonaci e aiutaci ad avere una “strana testa” ed un cuore nuovo. Don Luigi, servitore».

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