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Il commento al Vangelo odierno dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni: “Vittoria”

Riportiamo la bellissima riflessione dell’Ufficio Catechistico Diocesano Amalfi – Cava de’ Tirreni sulla pagina di Vangelo odierna:

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Ecco la riflessione dell’Ufficio Catechistico: «Carissimi catechisti/e, fratelli e sorelle, è certamente uno dei momenti più esaltanti della vita di una persona: conseguire la palma del trionfo su un temibile avversario in una competizione sportiva; pensiamo agli esemplari atleti delle Paralimpiadi di questi giorni, o all’ambito politico, pur con la sana critica che potremmo avanzare, oppure alle battaglie, soprattutto dell’antichità, quando si correva per portarne notizia al re nel suo palazzo, come attestano anche le pagine bibliche, o infine ad un sontuoso concorso cinematografico, vedi in questi giorni il festival di Venezia. Ottenere il premio dopo un faticoso cammino, per i segni dei sacrifici, delle rinunce e delle incomprensioni, poi ha un sapore tutto precipuo. Ma noi in questo contesto non vogliamo di sicuro far riferimento a questi ambiti di vita, ma solo continuare ad “abitare le dimore delle pagine Sante” della ventitreesima domenica del tempo ordinario e puramente cercare quale e di chi possa essere mai il traguardo felice tagliato. Scrutando con sapienza il Vangelo secondo Marco prima di questo episodio, Gesù ci appare proprio, come Campione, assumere sulle sue spalle tutta la sordità e la mutezza del mondo, quella descritta così bene dal profeta nella prima lettura: nelle “pieghe spiegate” della sua parola umana, infatti, l’uomo fa fatica a intravedere la Parola divina del Maestro e del Messia inviato dal Padre: “non è costui il figlio del carpentiere?”. Espressione che, in queste ultime domeniche, abbiamo trovato stare sulle labbra dei nazaretani: parola falsa, labbra balbuzienti, bocca sviata su strade conducenti a sbarramenti e muri, a causa di orecchi niente affatto in ascolto. Con Marco sembra proprio che rimaniamo anche noi con il fiato sospeso, come quando stai seguendo con apprensione le imprese del tuo modello sportivo, mentre sta quasi per cadere sotto il peso di uno sforzo sovrumano e lì, lì, per arrendersi davanti ad un ostacolo insormontabile: “riusciranno i nostri eroi?” Soccomberemo nella palude delle nostre freddezze del cuore? E’ possibile abitare in una terra bruciata perennemente dall’aridità tremenda dell’indifferenza? Come essere cittadini di un suolo riarso per la mancanza di acqua sorgiva dall’alto? Ed il cielo, per la pesantezza del peccato, forse sarà per sempre negato ai figli e alle figlie di Adamo? La creatura, chiusa perché sorda e muta, sprecherà questa unica, storica ed irripetibile Occasione?

Ma, lo immaginate voi l’Atleta divino arrendersi ed alzare bandiera bianca per l’invincibile riottosità del suo amatissimo allievo? Potremo invece dare fiato alle trombe della Speranza e suonare e cantare e danzare e gridare a squarciagola la vittoria messianica? Si, ho scritto, sì, avete letto bene; il nostro caro “Marco Repice” dalle casse delle nostre radio ci trasmette che al “novantesimo minuto” Cristo Gesù ha fatto goal! Ha vinto e può vincere sempre: la sordità è sconfitta, rifioriscono la speranza e le sorgenti d’acqua, il cielo è tutto riaperto per l’uomo, le labbra possono sciogliersi nel parlare correttamente, lodando Dio per i suoi trionfi e donando verbi comunicatori di fratellanza e mitezza. Cristo Gesù può essere riconosciuto ed accolto per chi veramente è: figlio di Dio e figlio dell’uomo. Carissimi e carissime, catechisti e catechiste, il Vangelo di oggi coglie nel segno, facendo bingo e ci legge dentro, risollevandoci nella speranza: forse non è vero cioè che il tormento interiore nostro più acuto e letale è dato dalla chiusura dei cuori di chi pur è stato oggetto di sforzi appassionati di lieti annunci? Ed andando, ci chiediamo: perché le porte chiuse? Perché la non docilità, la pervicacia e l’ostinazione? Saremo sordi e muti per sempre? No, no, sorelle e fratelli carissimi, custodiamo la speranza di questo Vangelo per sempre e andiamo ancora con fiducia, per l’annuncio coraggioso della lieta notizia: vittoria! Don Luigi, servo ed allievo».

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