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Green Pass, la corsa per convincere dieci milioni di italiani

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Green Pass, la corsa per convincere dieci milioni di italiani. A dirlo è Alberto Gentili in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Dopo la leggera frenata della scorsa settimana, suggerita dalle bizze di Matteo Salvini, Mario Draghi appare deciso ad accelerare sul Green pass. Di certo, entro venerdì prossimo il lasciapassare verde verrà esteso a tutti i dipendenti pubblici. E se la scrittura della delega fiscale lascerà tempo agli uffici legislativi e la trattativa con e tra le parti sociali arriverà a un approdo positivo, toccherà anche ai lavoratori privati. «Tanto più che fare i due comparti insieme renderebbe tutto più semplice», dice un ministro che segue il dossier. L’obiettivo: garantire la sicurezza in uffici, fabbriche e aziende pubblici e privati entro metà ottobre, in modo da scongiurare l’introduzione dell’obbligo vaccinale. «Il governo ha già dimostrato di non aver paura di usare l’obbligo che è, e resta, una possibilità in campo», avverte il ministro della Salute, Roberto Speranza.
Dietro la probabile accelerazione ci sono più ragioni. La prima, appunto, riguarda la necessità di spingere la campagna vaccinale. C’è uno zoccolo duro di ben 10 milioni di cittadini sopra i 12 anni (il 19,9%) senza neppure una dose, le prime inoculazioni stanno rallentando (sono scese da 100 mila e 85 mila nell’ultima settimana). E ci sono ancora 1.764.538 persone tra i 50 e i 59 anni (il 18%) che continuano a tenersi ben lontane dagli hub vaccinali, con un incremento esiguo degli immunizzati rispetto a un mese fa quando i 50-59enni senza dose erano 2.2 milioni (il 23%). La seconda ragione è politica: ormai Salvini è rimasto pressoché solo sulla trincea del no Green pass, scaricato dai suoi ministri e governatori regionali e isolato da Forza Italia.
L’ultima ragione della probabile accelerazione è pratica, legata al timing: «Se decidi l’estensione del Green pass e di fatto chiedi ai lavoratori di vaccinarsi», dice un’alta fonte di governo, «gli devi dare il tempo di prenotarsi la dose e di farla. Così è accaduto per i professori, avvertiti dell’arrivo dell’obbligo del Qr code il 6 agosto, a più di un mese dalla ripartenza della scuola. E così dovrà accadere per gli altri lavoratori». Insomma, se si ritarda troppo si va oltre alla metà di ottobre».

IL MOMENTO DEL BILANCIO Non è un caso che si parli del 15 ottobre. Questa sarà la data in cui Draghi e l’intero governo tireranno le somme. Se, grazie all’estensione del Green pass, la campagna vaccinale non avrà rallentato e sarà stata raggiunta quota 90% di popolazione immunizzata e se l’epidemia e le sue varianti non saranno tornate aggressive nonostante l’autunno, l’obbligo vaccinale non verrà imposto. Se invece verrà mancato il traguardo del 90% e dunque non sarà garantita l’immunità di gregge, Pfizer e Moderna saranno resi obbligatori per tutta la popolazione dai 12 anni in su.
C’è da dire che gli ostacoli per il Green pass nei luoghi di lavoro sono ormai quasi tutti superati. L’imposizione al personale scolastico ha fatto da apripista sul fronte della privacy: «E se il Garante si mettesse di traverso faremmo una norma ad hoc e tutto si risolverebbe», dice un’alta fonte di governo. Anche la questione dei controlli appare in qualche modo alle spalle: la verifica del Qr code verrà fatta quando viene timbrato il cartellino oppure, in assenza di un sistema automatizzato all’ingresso, dal capo ufficio o da un suo delegato. Probabilmente utilizzando, con le modifiche che si rendessero necessarie, la piattaforma informatica messa a punto per la scuola. Le sanzioni: da 400 a mille euro per chi viene sorpreso senza Green pass e, dopo 5 giorni, sospensione dallo stipendio.
Più complessa la questione di chi paga il tampone ai lavoratori renitenti nel settore privato. I sindacati chiedono che siano le aziende, le aziende vogliono che sia lo Stato. Ma il governo, che non ha alcuna intenzione di disincentivare i vaccini e di creare una disparità di trattamento rispetto ai dipendenti pubblici, non ha intenzione di pagare i test. Dunque finirà, a meno di improbabili sorprese, come per gli insegnanti: il lavoratore che non vorrà vaccinarsi dovrà fare il tampone a proprie spese.

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