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Festival del Cinema di Venezia, fra gli show di Benigni e la speranza della ripartenza dopo il Covid

Festival del Cinema di Venezia. La standing ovation per il presidente Mattarella, l’ovazione per Roberto Benigni che conquista il Leone d’oro alla carriera. Un’apertura ad alto tasso emotivo per la Mostra che rilancia il grande cinema in sala dopo l’annus horribilis della pandemia, come scrive Titti Fiore su “Il Mattino”. Benigni tiene banco da consumato mattatore, anche se non è più tempo di marcette, saltelli e piroette sui braccioli delle poltrone, come nella memorabile serata degli Oscar a «La vita è bella». Ora, con la maturità, è arrivato il tempo della commozione e dei ringraziamenti e i primi vanno proprio al Capo dello Stato seduto in platea con la figlia Laura, il ministro della Cultura Franceschini, il governatore del Veneto Zaia e il sindaco di Venezia Brugnaro. «Rimanga con noi ancora un po’, Presidente, almeno per la prossima Mostra e per i Mondiali di calcio nel Qatar, che lei porta bene. Rimanga qualche anno in più», dice il piccolo diavolo alludendo alla prossima fine del settennato al Quirinale, ma è il solo affondo di cronaca, poi nel suo discorsetto c’è spazio soprattutto per l’emozione e per «un sentimento d’amore che sovrasta tutto e per una gratitudine immensa» che non sa come manifestare se non restituendola decuplicata: «Un Leone a me, che meritavo un gattino, un Leone che è il premio più lucente e luminoso proprio a me. Quando l’ho saputo ho fatto salti di gioia e mi sono messo a ballare la rumba, nudo però».
Nella laudatio che precede la consegna Jane Campion lo definisce «un genio comico che può incarnare la gioia come una bottiglia di prosecco che esplode», lui che è stato Benignaccio quasi si commuove ricordando «la povertà aristocratica» delle sue origini contadine, gli italiani che gli hanno voluto bene e i registi che lo hanno scelto, «perché non c’è felicità più grande dell’essere scelti». Nella lista, con Fellini, Ferreri, Allen, Jarmush e Garrone ci sono anche gli amici Arbore e Benigni, compagni di tante zingarate, partner di anni felici. E poi la dedica innamorata alla moglie Nicoletta Braschi, «la sua Beatrice»; come la definisce la Campion. «Abbiamo fatto tutto insieme» conferma lui, «da quarant’anni conosco una sola maniera di misurare il tempo: con te e senza di te. Questo Leone ce lo divideremo, io prendo la coda per manifestarti la mia gioia, le ali invece sono le tue per il talento, il mistero e la femminilità. La prima volta che ti ho vista emanavi tanta luce, pensai che il Signore avesse fatto nascere un altro sole. È stato amore a prima vista. Anzi, a eterna vista».
I temi caldi dell’attualità che pervadono molti film della Mostra hanno accompagnato anche il discorso della madrina Serena Rossi (incantevole in un abito di pizzo bianco Armani e molto emozionata) che, parlando dell’importanza della condivisione e della solidarietà, ha rivolto un pensiero alle mamme afghane e ai loro bambini, «a quelle braccia tese sul filo spinato, alle mamme pronte, in un gesto estremo, a separarsi dai loro figli pur di salvarli» e ai registi e agli artisti di quel paese che si sono impegnati a costruire «una scena culturale incentrata sui valori del rispetto e dell’uguaglianza e in questo momento corrono rischi altissimi». Agli stravolgimenti provocati dalla pandemia ha accennato il presidente della giuria Bong Joon-ho, il regista premio Oscar per «Parasite», in ogni caso ottimista sul futuro: «Il Covid finirà presto, ma il cinema resterà con noi per sempre. Questo della Mostra sarà un bellissimo viaggio». Le aspettative sono infatti altissime, gli accreditati sono tornati a frotte, novemila da tutto il mondo, e dietro il muro che separa il Palazzo del cinema dalla strada le star internazionali riempiranno il tappeto rosso. «È un momento d’oro per il cinema italiano che qui a Venezia farà la sua parte», sottolinea entrando Franceschini, «dalla Mostra comincia una ripartenza vera, è ora che chi ama il cinema lo dimostri tornando ad affollare le sale».
Jane Campion, in concorso con «The Power of the Dog», arriva tenendo per mano Nicoletta Braschi, il giurato italiano Saverio Costanzo con la compagna Alba Rohrwacher, Penelope Cruz è sontuosa in nero accanto a Pedro Almodovar, in sala ci sono anche Luca Guadagnino, Isabelle Huppert e Helen Mirren tutta d’argento, non mancano le modelle come Bianca Balti, né le socialite come la fidanzata di Ronaldo Georgina. Ma la palma della funesta originalità va a una misteriosa ospite in nero con cilindro e maschera di ossigeno in tinta. Che la festa cominci, insomma, ma con giudizio.

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