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Dietro le risse fra ragazzini la droga da Salerno alla Costiera amalfitana , il centro è via Irno , al via gli interrogatori

Dietro le risse fra ragazzini la droga da Salerno alla Costiera amalfitana , il centro è via Irno , al via gli interrogatori . La Costa d’ Amalfi, in particolare Maiori, come abbiamo scritto su Positanonews, è stata colpita di strascico da questa inchiesta . L’ombra degli interessi legati alla droga dietro le risse tra giovani. È solo un sospetto, per ora. Un sospetto sul quale la procura e le forze dell’ordine sono però impegnate, senza lasciare nulla al caso. Una ipotesi che troverebbe conferma nelle carte dell’inchiesta Porta a porta e nei protagonisti dello spaccio, nel loro background. Alcuni accenni sono nell’ordinanza del gip Francesco Guerra, come nel caso della rissa avvenuta dinanzi ad una nota discoteca del capoluogo il 28 aprile del 2019. Così scrive Petronilla Carillo su Il Mattino di Napoli primo quotidiano della Campania in edicola oggi Furono coinvolti tre uomini del gruppo Pietrofesa (Alessandro Romanato, Ciro Casaburi e Renato Castagno). In quella circostanza intervenne proprio il «capo dei capi», Aniello detto Ciro Pietrofesa e il fratello Giorgio per dare loro una mano contro gli «altri», gli avversari. Rissa che viene accennata per dimostrare l’esistenza di un legame «forte» tra quei ragazzi e sulla quale al momento c’è il riservo degli inquirenti ma che potrebbe essere messa in collegamento con quanto accaduto in città anche in altre occasioni. Come in passato quando, all’interno delle discoteche, c’era il contrasto tra bande diverse per appropriarsi del servizio security. E poi ci sono i personaggi, i protagonisti della cronaca delle ultime settimane. Renato Castagno, detto Ronny, ad esempio, è il giovane accoltellato nei pressi della spiaggia di Santa Teresa il 13 agosto scorso da Francesco Colonnese, il pescivendolo di Vietri sul Mare. Il gip Guerra definisce Castagno uno «spregiudicato» non solo perché continua la sua attività nonostante l’obbligo di firma e un precedente arresto ma anche perché, come si evince dalle intercettazioni dei carabinieri, si sarebbe presentato in caserma, per la firma, con un telefono «dedicato», ai clienti ovviamente. Comportamento che avrebbe molto fatto arrabbiare la fidanzata, Maria Chiara Capriglione, anche lei destinataria di un provvedimento, che avrebbe avvisato Aniello Pietrofesa confidandogli la sua voglia di prenderlo a schiaffi. E subito dopo è sempre lei a litigare con il compagno davanti alla caserma di Mercatello, dicendogli di essere contenta se anche gli altri del gruppo dovessero picchiarlo.
L’INCHIESTA
Inizieranno oggi, e proseguiranno anche nella giornata di domani, intanto, gli interrogatori dinanzi al gip Francesco Guerra del gruppo di Aniello Pietrofesa, i cui affiliati, ben ventitré, sono stati assicurati alla giustizia con l’operazione Porta a porta. Tredici in carcere, dieci ai domiciliari. I provvedimenti riguardano anche tre donne inserite a pieno titolo nell’organizzazione al cui vertice c’era colui che tutti chiamano il «capo dei capi», Aniello Pietrofesa. Ora ciascuno di loro dovrà spiegare, dinanzi al giudice per le indagini preliminari, la propria posizione. Ad incastrare ciascuno di loro, anche testimonianze dettagliate di persone che si rivolgevano ai «guaglioni di via Irno» per il rifornimento di droga rilasciate ai carabinieri quando sono stati fermati subito dopo gli acquisti. Giovane l’età dei clienti, giovane anche quella dei pusher. Basti pensare che il promotore ed organizzatore, Aniello detto Ciro Pietrofesa, ha soltanto 27 anni e il gip gli riconosce una certa «spregiudicatezza» e una dinamicità di ruolo: da capo a centralinista e a volte anche spacciatore.
Una cosa è certa: il volume d’affari dell’associazione criminale era notevole. Proprio Romanato, intercettato in una conversazione con i carabinieri, ammette di riuscire a guadagnare, da semplice centralinista, e di tanto in tanto anche con funzioni di pusher, fino a 400 euro al giorno.

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