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DELLA PORTA E LA BIODIVERSITA’. I FRUTTI DIMENTICATI. VIDEOCONFERENZA DEL CENTRO DELLA PORTA

Il 16 settembre 2021 alle ore 19.00, video conferenza a cura del Centro Internazionale G.B Della Porta, Della Porta e la biodiversità. I frutti dimenticati. Interviene la prof.ssa Luigia Laserra , filologa e curatrice di opere per l’Edizione Nazionale delle opere di G.B .Della Porta. Modera la prof.ssa Eva Vigh, vicepresidente del Centro . presenta il Prof. Alfonso Paolella.

Intanto , la redazione cultura offre ai suoi lettori i volumi Olivetum , leggibile al sito : https://archive.org/details/bub_gb_1yNJE16ZQD0C/page/n9/mode/2up?q=%22giovan+battista+della+porta%22+villae

il volume Io. Baptistae Portae Neapolitani Suae villae. Pomarium  leggibile al sito:

https://archive.org/details/bub_gb_1w3V6VQZ8EoC/page/n7/mode/2up?q=%22giovan+battista+della+porta%22+villae

Giovan Battista della Porta (Napoli 1535-1615) ha sperimentato fenomeni e costruito ipotesi interpretative della realtà umana e naturale, ha indagato su ragioni e significati di coincidenze fisiche, astronomiche e astrologiche nell’ambito di una visione ermetico-magica dell’universo. Scrittore prolifico, si è cimentato in trattazioni di ambiziosa prospettiva ed ha riversato il suo empito di geniale sperimentatore anche nell’attività letteraria, componendo commedie di strenuo vigore teatrale e aprendo la strada verso forme di teatro moderno. Accompagnato nell’opinione popolare dalla fama di mago, ma noto negli ambienti scientifici di tutta l’Europa per le sue sperimentazioni e per la molteplicità degli interessi, fu in rapporto epistolare e personale con gli studiosi più famosi del suo tempo. Inventò la camera oscura e lavorò intorno a molti congegni. Cercò a lungo la pietra filosofale, contestò al Galilei il primato dell’invenzione del cannocchiale. Nell’Accademia dei Lincei, chiamato da Federico Cesi a farne parte, ebbe posto di primo piano. Viaggiò molto, ma soprattutto via ggiavano i suoi libri, ricercati ovunque e tradotti in molte lingue, presenti tuttora, in uno sterminato numero di edizioni, in tutte le biblioteche del mondo. L’Edizione nazionale delle sue opere è stata impostata come contributo critico alla conoscenza dell’attività scientifica e letteraria di un tempo reso inquieto dalla crisi delle certezze della cultura rinascimentale.

Nei dodici libri della Villa di Giovan Battista della Porta confluisce, in forma enciclopedica, la rivisitazione dei classici dell’agricoltura e la ricerca botanica che gli umanisti condussero fra Quattro e Cinquecento con criteri filologici e talora sperimentali. Il numero notevole delle opere consultate e l’articolazione del discorso divulgativo, le numerose classificazioni e le informazioni riguardanti l’economia della vita rurale non fanno dimenticare allo scrittore la sua utilità sul piano medicinale e in genere del benessere e ricordano al lettore moderno i classici trattatisti della villa’, oltre alla curiosità per la differenza delle specie, per il problema della loro filologica, tradizionale e talora volgare, denominazione. Ma, soprattutto, il punto sulle conoscenze in materia di agricoltura con l’attenzione rivolta alla catalogazione e all’ordinamento, accanto al gusto per l’aspetto piacevole del mondo vegetale, anticipa il futuro obiettivo accademico degli orti botanici, oltre a proseguire il disegno rinascimentale di collegare la natura all’opera attiva e contemplativa dell’uomo divenuto centro del mondo. Il primo torno, comprendente in quattro libri le informazioni circa la dimora di campagna, i due tipi di macchia e la coltivazione, inizia una sorta di visita della Villa ideale, che sarà completata nei due torni successivi con i libri sul frutteto, l’oliveto, la vigna, gli arbusti, i due tipi di giardino, i seminati e la prateria.

La coltivazione degli alberi da frutta e quella dell’olivo dovevano essere prevalenti nell’economia agricola del Mezzogiorno ed avere un particolare rilievo nella scienza e nella pratica agricola, se Giovan Battista Della Porta, quando affrontò la trattazione dell’agricoltura, si rivolse inizialmente a percorrere ed esplorare il Pomarium e l’Olivetum della sua ‘Villa’ ideale. Prima ancora, infatti, di diventare il quinto e il sesto libro del complessivo trattato, i due libri raccolti in questo tomo II uscirono a stampa, separatamente, ed ebbero una fortuna indipendente anche dopo la pubblicazione dell’intero trattato, che dava loro una sistemazione organica nell’architettura così accuratamente studiata delle sue dodici tappe: anzitutto la scelta e conduzione del centro gestionale, poi la zona non coltivata della macchia e i modi della coltivazione (libri I-IV), quindi il frutteto e l’oliveto che riguardano piante arboree (libri V-VI), infine la vigna e gli altri arbusti, il giardino e il prato, che saranno argomento degli altri due tomi (libri VII-IX, X-XII). Se al frutteto il Della Porta dedica lo spazio maggiore, sviluppando un vero trattato di frutticoltura, in cui trovano posto le tecniche di coltivazione e di potatura degli alberi, le molteplici forme d’innesto, le caratteristiche peculiari delle numerose specie frutticole a lui note, accanto alla storia di ciascuna, all’indicazione delle esigenze climatiche, pedologiche e agronomiche, all’elencazione delle varietà diffuse a Napoli e nell’Italia meridionale, non manca nel libro successivo una descrizione dettagliata delle forme di coltivazione dell’olivo tipiche delle diverse contrade e della produzione olearia nella sua varietà . La fortuna singolare del Pomarium e dell’Olivetum si riflette nell’apparato di questo tomo, il quale dà conto, oltre che delle fonti, anche della duplice redazione del testo.

Nel tomo III della Villa riguarda due fra i più nobili e antichi argomenti che la poesia abbia cantato sul versante lirico e su quello didascalico della georgica, mitizzando il dolce liquore e l’opera artistica degli orti. Dopo aver affrontato, nei primi sei libri della sua enciclopedia rustica, la trattazione delle caratteristiche della dimora di campagna, dei due tipi di macchia, del frutteto e dell’oliveto, Giovan Battista della Porta prosegue nell’esplorazione dei domini della viticoltura e dell’orticoltura. Nel settimo libro, egli ci introduce nel vigneto, dedica peculiare attenzione alle differenti tipologie di colture della vite e si sofferma, sulla scorta soprattutto dei Deipnosofisti di Ateneo, sulle lodi del vino e del suo ‘inventore’, in un fecondo connubio di letteratura e agricoltura. L’ottavo libro è focalizzato sulle conoscenze relative alla vite arbustiva, quella particolare varietà che vivo innititur pedamento. Muovendo dalla metafora nuziale applicata al mondo vegetale, lo scrittore di Vico Equense considera le varie modalità di innesto, talora rileggendo e confutando tradizioni ormai radicate. Non mancano anche consigli sui procedimenti per migliorare la qualità del vino e riconoscerne le impurità. Il nono libro è consacrato al giardino: la classificazione floreale, ricca di doviziose nozioni di carattere tecnico, denota l’applicazione di cognizioni botaniche all’ambito agrario. L’intendimento pratico si coniuga tuttavia con la volontà di suscitare diletto, grazie a una ricca e piacevole evocazione di miti e preziose notizie erudite. L’esplorazione ideale della ‘Villa’ sarà completata nel tomo successivo con la trattazione del giardino e del prato.

Generico settembre 2021

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