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Comitato Vietri Attiva: “La spiaggia divisa tra bene pubblico non fruibile e bene pubblico privatizzato”

Riportiamo il post del Comitato Vietri Attiva: «Se c’è una immagine rappresentativa della sconfitta della Costiera Amalfitana, direi che è questa. Illustra la netta divisione tra il bene pubblico non fruibile e il bene pubblico privatizzato, uno schiaffo al concetto di spiaggia intesa come bene demaniale di cui tutti i cittadini dovrebbero poter godere.

La foto, invero assai triste, è quella dell’Acqua r’a Fica, così chiamata per l’acqua che sgorgava (e ancora sgorga) vicino a un albero di fico, in tempi antichi preziosa per i pescatori che avevano sempre a disposizione la possibilità di approvvigionarsi di acqua dolce.

Eccola qui, spaccata in due, di qua lo sbarramento con le ordinanze di divieto, di là la sabbia privatizzata. Così, ormai quasi ovunque, da Vietri a Positano. Ma qui non siamo in un luogo qualsiasi, siamo nel bel mezzo di un patrimonio dell’Unesco, di una costa unica al mondo che negli ultimi due secoli ha estaticamente rapito pittori e poeti, romanzieri e drammaturghi, fotografi professionisti e dilettanti, attori e cantanti.

E naturalmente viaggiatori comuni che al primo sguardo si sono innamorati e continuano a innamorarsi del paesaggio, dei borghi marinari, dei piccoli e grandi tesori storico-artistici che il mondo verticale della Costiera ha sempre generosamente offerto ai suoi visitatori. E che nei decenni hanno goduto delle sue spiagge, esattamente cento, una delle tante magie di questa linea di costa che si affaccia sul golfo di Salerno.

Le piccole spiagge della Costiera vivono in un equilibrio precario, tra l’erosione del mare e il ripascimento dei sedimenti che durante le piogge scendono dall’alto. Ma viviamo un periodo di relativa siccità alternato a precipitazioni troppo abbondanti, insomma quello che sappiamo essere una delle infinite conseguenze del cambiamento climatico e questo porta in ulteriore sofferenza lo stato già precario di molte spiagge.

Di conseguenza vi sono tratti sabbiosi esposti al pericolo di crollo e altri in sicurezza, sui quali però si è abbattuta un’altra scure, quella della privatizzazione, talvolta palese, da parte degli stabilimenti che dove possono allargano in maniera sempre più ingombrante la loro presenza, o talvolta mascherata, sotto forma di semplici noleggiatori di sdraio e ombrelloni che, anziché fornirli su richiesta, invadono gli ultimi lembi di spiaggia libera fin dalle prime ore del mattino, con la compiacenza di chi dovrebbe evitare l’abuso ma sembra allenatissimo a far finta di non vedere.

Sulle spiagge esposte a pericolo di crollo – e sono purtroppo tante – troneggiano cartelli che segnalano il problema. Sono lì ormai da anni e anni, quasi una nota di folklore, dato che da sempre, con barche e barchini, pedalò e canoe, vengono assiduamente frequentate senza che alcuno abbia da ridire.

Eppure le frane in Costiera sono un problema tanto antico quanto noto, a cui apparentemente nessuno sa o vuole dare soluzione se non a macchia di leopardo, forse solo dove c’è una qualche convenienza. Ma, alla fine, di questo patrimonio Unesco, cosa si vuole fare? E delle sue spiagge? Mettere una toppa qua e là e lasciare per pochi spicci ai privati ciò che rimane?

Cosa si è fatto contro l’inquinamento del mare, per i depuratori inesistenti da anni, per la prevenzione degli incendi, per la pulizia delle spiagge libere (quei pochi metri che ancor vi sono!), per la ricostruzione o la messa in sicurezza di molte discese verso gli arenili e il consolidamento di questo paesaggio per cui centinaia di penne blasonate hanno scritto fiumi di parole?

Quale biglietto da visita si presenta al turista estivo a cui ormai non viene concessa alternativa? La spiaggia a pagamento o il nulla assoluto, come dire: benvenuto – si fa per dire – ma qui, al contrario di ogni altro paese del mondo, se vuoi farti anche solo un bagno devi darci i tuoi euro, dollari e yen, a seconda della tua provenienza.

Una politica che non paga e convince molti dei visitatori a non tornare. E se questo fa storcere il naso al turista, non fa certo sorridere il frequentatore locale, quello che da sempre aveva a disposizione, oltre ai lidi, tante piccole marine dove potersi bagnare nel mare della sua amata Costiera. Le cento spiagge, non più Patrimonio dell’Umanità, ma patrimonio dei pochi che nel corso dei decenni in ci hanno messo su le mani, lasciando quelle meno appetibili nell’incuria più totale. Roberto Pellecchia».

Comitato Vietri Attiva: “La spiaggia divisa tra bene pubblico non fruibile e bene pubblico privatizzato”

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